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giovedì 1 dicembre 2011

Nata solo il segno dei pesciiiiiiiiiii

Adelina Montalbano (1922-2003).
Quando si parla di qualcuno che è morto, se ne può parlare in due modi. Uno è quello formale, usato nei libri di letteratura, in cui si menzionano i dati anagrafici, quelli relativi alla carriera e gli eventi importanti che hanno dato alla persona la sua impronta peculiare. Il secondo modo di parlare di qualcuno che è morto è quello soggettivo, dove chi parla osserva o definisce la persona morta a partire da sé, dal suo punto di vista soggettivo. Chi parla della persona morta la ritrae nelle situazione in cui tale persona si relazionava all'io narrante e la narrazione risente necessariamente del punto di vista dell'autore, delle sue emozioni, del suo rapporto con la persona descritta.Un riassunto formale della vita di Adelina Montalbano potrebbe essere il seguente:
Nata ad Avellino da genitori salernitani, Adelina Montalbano (pseudonimo, ndr) trascorre l'infanzia a Bergamo e l'adolescenza e la prima giovinezza a Modena. Innamoratasi un collega di ufficio di 15 anni più grande, all'età di ventitré anni si sposa contro il volere di suo padre e va a vivere con il marito a Belluno, dove durante la seconda guerra mondiale partorisce il suo primo figlio. È durante la guerra che la coppia torna al Sud da cui proviene, stabilendosi per un breve tempo ad Avellino, dove Adelina dà alla luce una bambina, e successivamente ad Amalfi, dove nasce il terzo e ultimo figlio di Adelina. A pochi anni dalla nascita dell'ultimo figlio la famiglia si trasferisce definitivamente a Salerno, dove Adelina morirà parecchi anni più tardi, dopo avere avere allevato tre figli ed essersi presa cura di svariati nipoti che l'hanno amata e la rimpiangono ancora, a otto anni dalla sua scomparsa.
Un ritratto personale di Adelina sarebbe il mio:

Era nata all'inizio del ventennio fascista e del fascismo portava l'impronta. Era intansigente e credeva nell'obbedienza alle regole. Aveva sofferto la guerra, prima al nord, dove aveva visto da vicino i tedeschi, che le stavano quasi per ammazzare il marito, e poi al sud, dove aveva visto da vicino gli inglesi e gli Americani.
Da quando sono nata, aveva i capelli grigi, diventati sempre più bianchi nel corso degli anni. Me la ricordo zoppicante nelle ciabatte ergonomiche blu (quelle delle vecchie, ma non aveva nemmeno 60 anni), e un vestito a pois blu. Mi ricordo molti dei suoi vestiti e dei suoi camici per casa. Uno di quelli che usava di più era di un colore a metà fra il celeste e il verde con piccoli disegni che entravano nel fucsia di una stoffa un po' lucida, che poteva essere acrilica. Era un vestito estivo. Per qualche motivo che non conosco nella mia prima infanzia me la ricordo solo con vestiti estivi. Forse era in estate che la vedevo di più. Aveva i capelli corti e ricci con il grigio che diventava più scuro nelle curve interne dei boccoli. Me la ricordo sempre indaffarata per casa, a spolverare o a passare la cera, a cucinare in una cucina di altri tempi, a chiamare "Rino, Rino" da una stanza all'altra, a dire "Véngo, véngo" e "Béne, béne" con il suo accento del Nord che a Salerno suonava davvero esotico. Me la ricordo a prendersi cura dei miei cugini, a preparare pranzi di Natale, domenica e festività varie per orde imbizzarrite di bambini abituati al benessere (cosa che non l'aveva mai toccata e davanti alla quale aveva un atteggiamento quasi di rifiuto, di incredulità).
Non era una persona semplice e nemmeno allegra ma amava la sua famiglia, nel modo in cui sapeva. Non sempre il modo migliore, ma il suo modo. Per le persone che amava era capace di sacrifici immensi. Si potrebbero dire cose negative sul suo carattere, ma se c'era un difetto che non aveva era l'egoismo. A volte non brillava per intelligenza e forse non era coraggiosissima, a volte aveva un'ansia latente per cose di poca importanza e la paura di non essere accettata e che le persone che lei amava non venissero accettate o rispettate. Era una persona buona, non si aspettava il male dagli altri e ogni volta che qualcuno gliene faceva restava sorpresa, ma se veniva da persone che amava le perdonava.
Mi manca, oggi e in molti giorni della mia vita. Il ricordo di quella persona che per me rappresentava la casa accogliente e la famiglia, il nido, chi non ti tradirebbe mai, quel ricordo a volte si allontana, ma il calore dell'amore che mi dava, il senso di speranza che rappresentava, mi aiuta nei momenti di tristezza. E oggi la voglio ricordare. A otto anni dalla sua morte.

domenica 27 luglio 2008

nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

anche le relazioni

soprattutto le relazioni

Oggi pomeriggio nella calura estiva non riuscivo a muovermi, a stare in piedi, a uscire, a stare al pc. Il mio corpo lentamente si è abbandonato sul mio letto misura 150 con la finestra di fronte aperta e tutte le porte della casa aperta. Mi sono addormentata nella brezza. La luce calda entrava dalla finestra.

mi sono svegliata per rumori provenienti da una finestra che dà sul patio interior.

Una sensazione antica, già provata, di città sul mare. Di spensieratezza da studentessa. Di certezza dell'amore del mio compagno d'allora. Un'istante. Di tempo illimitato ed eterno. Di motorino in costiera. Di gelato nella villa comunale.

Un'istante in cui passato e presente si sono confusi.
E un risveglio senza rimpianti. Una vita diversa.

Persone che ci sono ma in modi diversi.

O persone che non ci sono più ma sono nel nostro cuore. Come mia nonna, le sere d'estate fuori al balcone. Biscotto di grano col succo di pomodoro. Frittelle di sciurilli e bocconcini. A volte la tv a volume da sordo. Odore di basilico.

e l'odore forte di mia nonna

e ci sono relazioni a distanza

soprattutto relazioni a distanza

le mie 4 migliori amiche vivono due in Irlanda, una a Napoli e l'altra a Roma

l'amica più stretta che ho qui la conoscevo già prima di venire qui, ma avevamo un rapporto diverso. Saltuario. Di simpatia, ma non stretto.
E ora è diverso. Ieri senza motivo mi ha regalato un libro.

un libro di candele




mercoledì 12 marzo 2008

Gli emigranti (soprattutto napoletani e zone limitrofe) e la pasta

In Spagna dicono che la cucina spagnola è migliore di quella italiana, perché gli italiani mangiano solo pasta. Gli italiani rispondono: perché voi la pasta solo alla carbonara e alla bolognese la fate (che poi, ndS, avete mai parlato con un milanese all'estero che pensa che il sintagma "pasta alla bolognese" sia stato inventato all'estero, epperché a milano la pasta alla bolognese la chiamano ragù ma a Napoli 'o rraù è na cosa diversa). E VOI, dicoono gli italiani agli spagnoli, e VOI e sottolineo VOI non lo sapete in quanti modi diversi si può fare la pasta.
Ma non ci perdiamo in discussioni sui sughi, che solo un incompetente non sa che la pasta la puoi fare con tutto. Anzi sulle salse. Perché la parola "sugo" a me mi ha sempre fatto pensare al paesano del paesino minuscolo della provincia di Potenza che si vuole atteggiare e che la parola salsa ci pare troppo brutta, troppo di famiglia e quindi dice "sugo", perché "sugo" fa più chic. Ma a me quando mi dicono sugo io penso alla carne. Se uno mi dice salsa io penso invece al pomodoro fresco, con le fogliolone di basilico, con i capellini come me lo faceva mia nonna, ché mia nonna i capellini li adorava. E ogni tanto mi diceva: "e vieni a mangiare da me, che ci facciamo due capellini col pomodoro fresco, che a tua mamma e a tua sorella non piacciono i capellini e a me e a te sì" :-) (cazzo che nostalgia!)
Insomma mia nonna... a no... insomma il sugo, no ma che dico: la pasta!

Insomma, la pasta.

Quando sono andata a Londra la prima volta, taaaanti anni fa, pensai: cazzo hanno la pasta Barilla
e la pasta Antonio Amato. Scogliera pensiero: azz ma allora Antonio Amato non è tanto una pasta locale... allora ha ragione mia nonna che compra Antonio Amato e non mia mamma che dice sempre a mia nonna, ma perché compri Antonio Amato che fa schifo, è più buona Russo, De Cecco, Voiello?

A Galway, vendevano la pasta Roma. La vera pasta italiana. Poi vedi sul retro della confezione ed è prodotta a Dublino. Voi pensavate che taroccavano solo i CD e le magliette Gioggio Ammani? Vi sbagliavate! Gastronomicamente parlando in Irlanda taroccano tutto ciò che è italiano. Insomma dopo aver provato la pasta taroccata, impari che al Tesco vendono la Barilla. Sarà anche italiana, e certo meglio della Roma, ma... tu sei campana... a te ti piace la pasta di Gragnano. Non puoi vivere senza le molle Garofalo, i fusilli Voiello, i Rigatoni De Cecco.
Inizia la tua astinenza di emigrante, finché non viene a trovarti un fratello, sorella, zio, mamma, cugino, amico del cugino, e via discorrendo che verrà gentilmente incaricato di portarti due pacchi di molle Garofalo, due pacchi di Rigatoni De Cecco e magari due spaghettini Voiello.
Poi... di botto... un evento sconvolge la tua vita.
Una sera che ti manca il latte, alle 10 piemme, decidi di andare in uno di quei newsagent supermercatini, costosissimi, dove vendono un po' di tutto, gelati, pizze pronte, muffin, caffè, cibi pronti e gli yogut yoplait (parentesi: gli yogurt sono l'unica cosa più buona in Irlanda che in Italia). E...
Nel ripiano più basso dei prodotti cerealicoli cosa vedi? Un colore azzurro noto. Con riga gialla nota. Un pacco abbuffato. Pasta. Pensi: sembra il pacco dei rigatoni De Cecco. Ma poi dici: no sono fusilli. Metti a fuoco: Fusilli De Cecco!!!! Due pacchi di fusilli De Cecco che sorridono fra una folla di Paste biologiche ango-austro-ungariche!!! Due pacchi di fusilli De Cecco giusto sotto la vera pasta alla carbonara pronta della Knorr!!! E ti sorridono. Ti vogliono! Tu ricambi il sorriso e ti innamori. Afferri i due pacchi con cupidigia. Poi ti insospettisci. E dici. Italiani. Vera pasta italiana. Ti domandi: se 90 grammi di grana padano costano tre euri... se una pizza margherita costa nove euri... se i ravioli giovanni rana... insomma... un pacco di pasta De Cecco, quanto costerà?
E la risposta è subito detta. Un euro e sessantotto. Che a voi vi sembrerà un botto. E a me pure mi sembrava un botto. Ma vi posso dire che a Barcellona (e ve lo siete chiesti perché in italiano si dice barceLLona con due ELLE e in spagnolo - e in tutto il mondo - di sidece BarceLona, con una sola L?) costa di più. Almeno dieci centesimi in più. E a Bcn gli stipendi sono almeno il 25% in meno che a Galway.
Insomma, hai trovato il paradiso, la luce, il tuo dio. Al massimo dovrai rinunciare a una pinta ogni sabato che ripagherà il prezzo di due pacchi di mezzo chilo di pasta. Insomma il tuo fabbisogno settimanale, bisettimanale nel mio caso.
Ma poi vai la settimana dopo allo stesso negozio all'incrocio di monroe's ... e scopri che non ce li hanno mica sempre? E quindi cominci a passare per il negozietto tutti i giorni, per aggiudicarti ogni volta i due pacchi prima di tutti gli altri italiani :-) hihihi

Barcellona invece è una metropoli. Sotto il mio ufficio un ristorante italiano -solo da asporto-, il cui proprietario... ma tu guarda... è argentino, vende tutti e dico tutti i tipi di pasta De Cecco e Voiello. Quasi due euro l'uno. E tutti ma dico tutti i tipi di biscotti del mulino bianco. Ma ti devi fare un mutuo per comprarli. A Natale il pandoro Le Tre Marie costava 13 euri. Hai capito niente.

E qua comincia la mia storia. Che si intitola... non ve lo dico il titolo, e sennò capite già tutto. Meglio che leggete
Ma voi:
li avete mai visti/mangiati/cucinati IN ITALIA gli spaghetti rigati?

Sì, avete capito bbene, rigati! Come i rigatoni ma spaghetti :)
Io li ho visti per la prima volta una settimana fa al Carfur.
All'estero gli spaghetti sono in genere immangiabili, io non ci provo nemmeno a comprare le varie Pasta Roma e Pasta Gallo (leggesi "gaglio"). Però trovandomi in una terra dove un pacco di pasta de Cecco costa 1.90 direi che se trovo un pacco di spaghetti Agnesi (che pare sia una delle poche marche esportate sia in Irlanda che in Spagna), anche se sono spaghetti RIGATI, li compro.
E vaggia ric' a verità, erano proprio bbuoni.
Ora da habituè dei prodotti a marca italiana creati solo per esportarli (vedi i sughi pronti De Cecco) sono andata a cercarmi "spaghetti rigati" in gugol.
Mi uscivano siti in inglese. E allora ho impostato la ricerca per le pagine in italiano.
E che trovo?
Spaghetti rigati Divella, 60 centesimi :-)
E spaghetti rigati Agnesi. Non solo per l'export.
Cioè lo so che a voi non ve ne fotte un biiip, però, voi non vi potete immaginare quanto sono venuti buoni.
Panna (si lo so spaghetti con panna suona male, ma avevo voglia di panna e di spaghetti).
Champignon
Rosmarino
Cipolla
e pepe nero.
E pure il messicano si leccava i baffi.

E mo (parola dell'italiano meridinale discendente diretta del latino "mox",nota di Scogliera la linguista would-be) beccatevi il sondaggino.
Rispondete nei commenti per favore. L'argomento mi interessa particolarmente.

Il sondaggio è:
Domanda uno
In italia avete mai mangiato gli spaghetti rigati?
Risposta A) Sì, passate alla domanda due
Risposta B) No. Il vostro sondaggio termina qui. Grazie di aver partecipato.

Domanda due
Di che marca erano gli spaghetti rigati che avete mangiato?
Risposte libere

:-)
Grazie di aver partecipato. Tornate a trovarci!

sabato 21 luglio 2007

Un caldo sabato mattina di luglio in una calda città sulla costa tirrenica

Beh, lo so che dovrei dare titoli più impressive ai miei post... "impressive"... titoli più significativi.... titoli con maggiore pregnanza di significato... titoli attraenti.... attraenti già ci può stare... beh sono sicura che c'è un'altra parola però....

Ad ogni modo...

Mi sono svegliata tardi, nella calura estiva l'attività naturale della respirazione risultava difficoltosa. Ho accesso il fuoco sotto la macchinetta del caffè e poi ho accesso il pc. Il caffè ancora non era uscito quando Skype ha emesso un singulto e il rettangolino azzurro ha cominciato a lampeggiare sulla barra delle applicazioni, richiamando la mia attenzione. Ho parlato con "Bionda" che mi chiamava da casa di "Pesce gelatina", nel sud della Francia. "Bionda" viene dalla gelida penisola scandinava. "Pesce gelatina" è francese, i suoi hanno una splendida villa con piscina a un'ora da Marsiglia. Quest'estate "Bionda" ha portato la sua pelle lattea a ustionarsi lungo il bordo della piscina di cui sopra. Nella sua dimora di ghiaccio "Bionda" non ha la tecnologia dei tempi moderni chiamata "rete tra", così ha sfruttato l'occasione per chiamarmi. Bionda è stata la mia migliore amica per sette mesi all'incirca un anno fa, sull'"isola incantata" in cui ho vissuto per un po'. Ci scriviamo email in continuazione... lei le scrive dall'ufficio, ma siccome è in ferie già da 20 giorni era un po' che non la sentivo. "Pesce gelatina" è una ragazza "a modo" come avrebbe detto mia nonna ad indicare una persona garbata e cordiale che però non le infondeva una simpatia "a pelle". Magari solo per via di un naso troppo pronunciato o di una maglia troppo scollata. Beh però "pesce gelatina" sarebbe piaciuta a mia nonna, definitely. Con quel suo non so che di antico e algido. E con la sua ironia. Decisamente. Beh pesce gelatina è una persona che da un lato mi ispira simpatia, ma da un altro ha qualcosa di "chiuso" che mi desta diffidenza. Man mano che l'ho conosciuta però ho cominciato ad apprezzarla. È una giovane donna dall'intelligenza arguta, con una personalità ancora in fieri (come cercava di spiegarmi "l'astrologo" quando ero ancora sull'isola ) e un piacevole senso dell'humor. Ha una certa sensibilità inoltre... anche se nei contesti sociali a volte si astrae un po'.
Io e pesce gelatina avevamo una cosa in comune. Ci piace lo stesso tipo d'uomo... farei meglio a dire lo stesso uomo. Ne parleremo... c'è tempo...

venerdì 20 luglio 2007

Una mattina come le altre

Stamattina mi sono alzata e si sentiva un chiacchiericcio intenso. Non curante sono andata a farmi il caffè.

Il caffè. Ho sempre adorato il caffè, da quando avevo 11 o 12 anni e riempivo la tazzina di zucchero, poi versavo un goccino di caffè, perché più di quello non mi era consentito. E giravo giravo giravo col cucchiaino fino a ottenere una pastrocchia*, dolcissima e densa, al sapore di caffè. Mia nonna guardava l'operazione e rideva di sottecchi.
Da allora ho sviluppato una dipendenza. Particolarmente significativi per l'acquisizione di tale vizio sono stati gli anni dell'università. Non soltanto perché è stato andando all'università che ho scoperto la tradizione del caffè nella tazzina bollente e come bere il caffè con le labbra quasi ustionate ne esaltasse il gusto. Gli anni degli studi erano gli anni delle giornate chiusi in casa a leggere libri che parlavano di tempi andati o regioni del mondo che mi sembravano lontane anni luce. Ore tappata in casa a leggere, assorta. In quelle ore il mio compagno immancabile era il caffè bollente, sempre pieno di zucchero. Con mia nonna che diceva "Se lo fai, ne prendo un goccino anch'io. Ma non farlo forte!" A me il caffè piace denso, forte, pregno. A mia nonna piaceva acquoso, marroncino chiaro, delicato, direi...
In ufficio il caffè era una droga. E l'opportunità di alzarsi dalla scrivania per pochi minuti, di scambiare una chiacchiera con persone che ti erano più o meno affini. Nella maggioranza dei casi direi meno, ma in alcuni casi la compagnia era quella giusta, cosicché il caffè in ufficio assurgeva a momento idilliaco della giornata lavorativa. Con la tua collega preferita, poi diventata la tua Amica che ti raccontava delle sue inesauribili "scenette" con i fortunati di turno o del suo ultimo flirt.
Ho avuto periodi in cui il mio corpo sentiva l'esigenza di depurarsi dal caffè. L'ho sostituito col caffè d'orzo, una volta per diversi mesi. Una cosa diversa, ma con un suo quid devo dire. L'ho sostituito col tè, ma non è durata mai troppo. Non c'è feeling tra me e il tè. Di tanto in tanto mie compagne diventano le tisane. Al momento la mia preferita è arancia e cocco. Dolce. Buona la sera prima di addormentarsi. Ti dà quel tocco di dolcezza che ti serve, se non hai nessuno con cui lottare per la coperta. In qualche modo la controparte del caffè.


*Stando al De Mauro Paravia online, la parola "pastrocchia" non esiste. Esiste "pastrocchio: s.m., (sett., centr., fam.), pasticcio, intruglio; anche fig.". E poi esiste "pastocchia:s.f. frottola, (spec. raccontata per ingannare o per burlare qcn.).
Googlando si trovano parecchi risultati per la parola "pastrocchia". Per la maggior parte si tratta del nome di un utente di forum. Alcuni risultati sono su siti dedicati a consigli di bellezza: pastrocchia=intruglio. Altre volte, abbastanza spesso direi, "pastrocchia" è la terza persona singolare del presente indicativo del verbo "pastrocchiare" (immagino), non riportato dal De Mauro Paravia. Tutto questo per dire cosa? Non lo so, vedremo :-)