A volte, quando hai voglia di parlare con qualcuno che da tempo non si affaccia più alla tua vita, scopri che anche lui aveva voglia di parlare con te. Lo scopri per caso. Perché una conversazione iniziata per caso e cominciata in modo quasi formale e sbocconcellato si trasforma in un lui che si dice di non essere capace a fare un passo importante nella sua vita, e in una lei lì ad ascoltarlo a pensare nelle sue di impossibilità.
Una notte facevi fatica a dormire, l'acqua picchiettava alle finestre con solerzia, mentre gli occhi ti bruciavano per le lacrime che non eri riuscita a trattenere mentre qualcuno che ha ancora un posto dentro la tua anima ti apriva la sua. Poi ti svegli. Nove minuti prima della sveglia del cellulare rosso. Non quello che fa "Son las ocho horas en punto. Es ora de levantarse". L'altro. Hai mal di testa e nemmeno ti alzi che già ti droghi con Espidifen, perché è un giorno in cui già trabocchi di emozioni, un giorno in cui sei ancora come una spugna rigonfia per le lacrime della notte prima, e non puoi farcela con il mal di testa. Fai colazione lentamente, fai la doccia lentamente, senti un sms che arriva sul telefono italiano, sai già che è Faccinda. Hai un po' di ritardo. Raccogli tutto ciò che ti serve, ti guardi nello specchio, indossi il basco che hai comprato da H&M a Belfast e apri la porta. Al pianterreno l'uomo del pian terreno sta scopando le mattonelle giusto davanti alla sua porta e davanti alle scale per le quali scendi. Ti guarda dai piedi verso alto. Tu dici Buenos dias e lui quasi si sorprende. Passi. Lui continua con la scopa.
Dal fruttivendolo non ti fermi a comprare le fragole. E' tardi e le signore si accalcano all'entrata.
Il treno della metropolitana arriva bofonchieggiando mentre tu scendi le scale, di fretta. Ti dici "non c'è fretta, ce la faccio" e infatti ce la fai. Sali ti siedi vicino al finestino. Il vagone è mezzo vuoto, nei quattro posti paralleli al tuo è seduto solo un signore, lato finestrino, con una fasciatura al piede e una stampella. Viso perso nel vuoto, come ogni passeggero di metro.
Sei lì seduta, senza verve. Man mano che il treno avanza ti perdi nei tuoi pensieri, sei così persa che non sai nemmeno cosa stai pensando. La spugna è ancora turgida. Le emozioni sono lì, non bollono più ma ondeggiano sotto la superficie.
Rinvieni per un secondo, noti come sia tu che il signore siete già in Modalità Metro, completamente alienati. Il secondo è passato e ti allontani di nuovo.
Ciùciù, chafchaf, jajajaj, bobobobo, fotfotfot, SPATAPALASH.
Bambine e bambini sui dieci anni, vocianti e di corsa si accalcano nel quadrato tuo e dell'uomo e lottando per un posto si siedono in sette nei tre posti liberi del tuo quadrato. Le prime due sono donne. Una bambina morena, alta e magra, con il codino alla Mimì Ayuara, gli orecchini un punto brillante sulla pelle giovane, una catenina d'oro sottile, una tuta di buona qualità, occhiali da vista alla moda e un sorriso che incanta. Ti guarda un istante e tu in quell'istante sorridi a lei, alla sua giovinezza e al jaleo allegro di quel gruppetto che porta le emozioni della vita di nuovo a contatto con la spugna. La bambina bionda, mingherlina mingherlina e bassina dice un timido Hola e si apre in un sorriso gioioso quando tu sorridendo le rispondi con voce squillante Hola. La comitiva è ora adagiata nei posti. Parlano, guardano foto su una macchina digitale, si fotografano tra loro, finché tu non ti accorgi che il contatto con quella vita fa gocciolare la spugna, che è già troppo piena. E vedi che la piccola donna morena di dieci anni guarda quell'emozione che scorre sul tuo viso sottoforma di acqua. Poi cerca un momento in cui tu non guardi (o in cui lei crede che tu non guardi) per mettersi una mano davanti alla bocca e seminascodersi dietro l'orecchio della bambina bionda e sussurrarle qualcosa all'orecchio. La bambina bionda ti guarda. Tu ti accorgi che non devi piangere davanti a quelle creature che ancora non conoscono la vita. E ricominci a sorridere, chiedi al bambino grassottello alla tua destra dove vanno. Al zoo, ti dice un po' titubante. Sicuramente a casa gli hanno detto di non parlare con gli sconosciuti. La comitiva ripende a vociare. Poi a un certo punto ti accorgi che piangi di nuovo e che anche un altro bambino appoggiato con i gomiti allo schienale delle bambine ti guarda. Capisci che non puoi attivare la diga a quel fiume. Allora ti alzi, quasi dimentica di loro, solo li vedi perché è da loro che ti nascondi. La bambina bionda pronuncia un Adeu deciso quando ti vede alzarti ed entrambe le bambine ti sorridono, come per darti coraggio ma hanno un'ombra negli occhi. Tu ti accorgi che sei stata maleducata ad andartene così, ti rigiri a metà e dici con un sorriso forzato Adeu, avendo cura di lasciare il viso seminascosto alla loro vista.
Non è la tua fermata. Ti appoggi lì a uno schienale, di spalle a loro. Gli adulti di fronte possono tranquillamente vedere le tue lacrime. Nessun trauma per loro a quella visione. Infatti nemmeno se ne accorgono. Tu sei solo uno dei mille volti che incontrano nelle loro giornate. Finalmente il treno si ferma.
E tu ricominci la corsa verso la tua routine.
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martedì 4 maggio 2010
domenica 27 dicembre 2009
possibile che...
... a nessuno gli è importato niente del fatto che sulla destra di questo blog ci sia un sondaggio?
Devo dedurre che a nessuno interessano i sondaggi? Peccato perché questo era solo un sondaggio preliminare a cui avrebbero fatto seguito esilaranti sondaggi hard. Ma visto che solo una persona ha votato, mi sa che... questo potrebbe essere il primo e l'ultimo.
Buon 27 dicembre a tutti
Devo dedurre che a nessuno interessano i sondaggi? Peccato perché questo era solo un sondaggio preliminare a cui avrebbero fatto seguito esilaranti sondaggi hard. Ma visto che solo una persona ha votato, mi sa che... questo potrebbe essere il primo e l'ultimo.
Buon 27 dicembre a tutti
giovedì 10 dicembre 2009
Al matì em llevo als tres cuarts de vuit
Certe mattine ti svegli e guardi intorno a te. E per qualche motivo quello che vedi non ti piace. È che forse la sera prima te ne sei andata a dormire con quella sensazione che quello che avevi provato nei giorni precedenti poteva essere un'apparenza. Qualcosa ti ha reso triste ieri. Stamattina quindi ci hai messo del tempo per riuscire a renderti conto, come normalmente fai la mattina, che sei fortunata. ad avere un tetto. un letto caldo. sorrisi. e altro.
Mentre scendevo le ripide scale del palazzo antico e guardavo con gli occhi verso il basso le mattonelle rosse, quelle di una volta, che ora non ci sono più, graffiate dagli anni, ho pensato alle scale che ho sceso e salito. Ai portoni, di vetro e ferro, agli ascensori -dove c'erano-, ai citofoni, alle voci che rispondevano ai citofoni. Ai "Benvenuta nella nostra casa", ai sorrisi di chi mi aspettava felice di vedermi e a chi chiudeva la porta dietro di me domandandosi già quando ci saremmo rivisti di nuovo. Ho pensato alle città.
Finita la scala, passato il portone, la strada mi attendeva densa già di gente e automobili. Odore di città widely spread. Ho girato a sinistra, nei vicoli da paesino di collina con i palazzi bassi e quella sensazione di famiglia, calore, casa accogliente, amore. Il mio vicolo scendeva verso il basso, verso la costa che si affaccia sullo stesso mare su cui sono nata. Chissà se mia madre dalla finestra della cucina guardava quel mare. Io scendevo, pensando a quella strana vena di tristezza e alla differenza tra l'essere di destra e l'essere di sinistra.
Può davvero condizionare la tua vita il fatto, ad esempio, di avere un compagno di destra, anche se tu ti senti inevitabilmente di sinistra, se credi nell'assistenza medica gratuita, nelle uguali possibilità per tutti, nell'ingiustizia di una società in cui i ricchi possono studiare di più e meglio dei poveri, dove la gente viene giudicata per come veste? Può?
Ai posteri l'ardua sentenza, diceva il poeta.
Camminavo per il mio vicolo, senza davvero cercare una risposta alle mie domande, quando di repente vedo comparire da dietro a un palazzo modernista verdamente e florescamente decorato timido, ma caldo e giallo più che mai, l'invernale raggio di sole che martedì cercavo disperamente nelle piazzette di Gracia senza troppo successo.
Scendevo in quella direzione, accecata dalla luce eppur felice. Scendevo, scendevo sempre di più. Il sole come stella cometa sul mio cammino.
Poi i palazzi diventano più alti e la geometria squadrata. Sono sul marciapiede a mano derecha e scendo. Incrocio quel pezzo di Carrer Provença dove la carreggiata è divisa in due da uno stand del bicing. Mi giro di un centinaio di gradi verso destra, il raggio di sole si è infranto contro i comignoli della Pedrera, che vedo da dietro, ma pur frantumato come tra gli infiniti angoli di un prisma mi chiama, illuminando il roccioso Gaudì del suo giallo brillante color bianco d'uovo.
Scendo, scendo, scendo, e passo –di nuovo- davanti all'albergo dove il nero con i capelli brizzolati vestito come un dipendente d'hotel da film americano, con palandrana rossa dai giganteschi bottoni dorati, mi saluta con entusiasmo come se fossi un cliente o qualcuno che aspettava che passasse. Non passo di lì tutti i giorni. E quando è lì a salutarmi ho ogni volta quella sensazione che mi aspettasse.
Il raggio di sole non c'è già più e il suo abbraccio caldo è ora diventato umidità squadrata dell'esciampla. Il mio umore è statico. Mando un sms. Un sms di sinistra. A cui il destinatario di destra non ripsponde.
…
Mentre seguivo il raggio di sole nelle mani avevo una busta rossa, con dentro un pacchetto rosso e un'etichetta arancione con la scritta bianca Natura. Il topo di plastica che è lì dentro non ha niente di naturale. Un omaggio al capitalismo. Come tutta la mia vita d'altronde. Si può essere di sinistra in una società di destra? Pace all'anima delle vecchine.
Ora guardo siti di storia per capire se la dittatura di Hitler era di destra o di sinistra. E scrivo a voi i miei pensieri.
Mentre scendevo le ripide scale del palazzo antico e guardavo con gli occhi verso il basso le mattonelle rosse, quelle di una volta, che ora non ci sono più, graffiate dagli anni, ho pensato alle scale che ho sceso e salito. Ai portoni, di vetro e ferro, agli ascensori -dove c'erano-, ai citofoni, alle voci che rispondevano ai citofoni. Ai "Benvenuta nella nostra casa", ai sorrisi di chi mi aspettava felice di vedermi e a chi chiudeva la porta dietro di me domandandosi già quando ci saremmo rivisti di nuovo. Ho pensato alle città.
Finita la scala, passato il portone, la strada mi attendeva densa già di gente e automobili. Odore di città widely spread. Ho girato a sinistra, nei vicoli da paesino di collina con i palazzi bassi e quella sensazione di famiglia, calore, casa accogliente, amore. Il mio vicolo scendeva verso il basso, verso la costa che si affaccia sullo stesso mare su cui sono nata. Chissà se mia madre dalla finestra della cucina guardava quel mare. Io scendevo, pensando a quella strana vena di tristezza e alla differenza tra l'essere di destra e l'essere di sinistra.
I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Può davvero condizionare la tua vita il fatto, ad esempio, di avere un compagno di destra, anche se tu ti senti inevitabilmente di sinistra, se credi nell'assistenza medica gratuita, nelle uguali possibilità per tutti, nell'ingiustizia di una società in cui i ricchi possono studiare di più e meglio dei poveri, dove la gente viene giudicata per come veste? Può?
Ai posteri l'ardua sentenza, diceva il poeta.
Camminavo per il mio vicolo, senza davvero cercare una risposta alle mie domande, quando di repente vedo comparire da dietro a un palazzo modernista verdamente e florescamente decorato timido, ma caldo e giallo più che mai, l'invernale raggio di sole che martedì cercavo disperamente nelle piazzette di Gracia senza troppo successo.
Scendevo in quella direzione, accecata dalla luce eppur felice. Scendevo, scendevo sempre di più. Il sole come stella cometa sul mio cammino.
Poi i palazzi diventano più alti e la geometria squadrata. Sono sul marciapiede a mano derecha e scendo. Incrocio quel pezzo di Carrer Provença dove la carreggiata è divisa in due da uno stand del bicing. Mi giro di un centinaio di gradi verso destra, il raggio di sole si è infranto contro i comignoli della Pedrera, che vedo da dietro, ma pur frantumato come tra gli infiniti angoli di un prisma mi chiama, illuminando il roccioso Gaudì del suo giallo brillante color bianco d'uovo.
Scendo, scendo, scendo, e passo –di nuovo- davanti all'albergo dove il nero con i capelli brizzolati vestito come un dipendente d'hotel da film americano, con palandrana rossa dai giganteschi bottoni dorati, mi saluta con entusiasmo come se fossi un cliente o qualcuno che aspettava che passasse. Non passo di lì tutti i giorni. E quando è lì a salutarmi ho ogni volta quella sensazione che mi aspettasse.
Il raggio di sole non c'è già più e il suo abbraccio caldo è ora diventato umidità squadrata dell'esciampla. Il mio umore è statico. Mando un sms. Un sms di sinistra. A cui il destinatario di destra non ripsponde.
…
Mentre seguivo il raggio di sole nelle mani avevo una busta rossa, con dentro un pacchetto rosso e un'etichetta arancione con la scritta bianca Natura. Il topo di plastica che è lì dentro non ha niente di naturale. Un omaggio al capitalismo. Come tutta la mia vita d'altronde. Si può essere di sinistra in una società di destra? Pace all'anima delle vecchine.
Ora guardo siti di storia per capire se la dittatura di Hitler era di destra o di sinistra. E scrivo a voi i miei pensieri.
ti porto in dono un raggio di sole per te
un raggio di sole per te
che cosa pensi tu
un raggio di sole per te
che cosa pensi tu
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giovedì 23 luglio 2009
Io tutte le mattine mi mangio un cruasán de chocolate, che poi in realtá è con la nutella, l'unico cruasán con la nutella che si trova a Barcellona...
sottotitolo: e io l'ho trovato
Invece un anno fa un libro ha trovato me. Me l'ha regalato la mia amica Pinta, muy muy linda, la quale trovatasi a passare per Barcelona pensò bene di comparmi questo libro. Lo que pasa es que io finora questo libro non l'avevo letto. Voglio dire, un libro in spagnolo, in spagnolo rapido e gergale... in un periodo in cui leggevo poco e facevo sport. Caso vuole che ora faccio meno deporte e leggo di piú e che mi sia ricordata, hace dìas, que avevo ancora questo libro che mi aveva regalato Pinta. Fatto sta che io leggo sobretodo in metro, perché poi si sa se in metro non si vuole diventare scemi guardando i piedi della gente, o i peli della gente (che è peggio) o bambini moccolosi o 50 ventenni vestite a festa o 30 barbuti un poco luridi, si sa, la cosa migliore è leggere. Anche perché altro tempo per leggere non è che lo avrei.
E allora io ho preso il libro e me lo sono messo nella borsa del pranzo. E lo so che state pensando, ma no non si è unto di pollo al vino né di riso con spinaci e lomo. Peró sì che ci stava bene nella borsa del pranzo in cui c'era anche un cruasán, non quello con la nutella, no, perché in questi giorni voglio scendere la pancia o panza che dir si voglia e allora il cruasán lo prendo normál.
E insomma sì, il libro parla di cruasán. Perché lo mejor que le puede pasar a un cruasán es que lo unten con mantequilla, che poi a me il burro non mi piace nemmeno. Pero non è questo che conta, quel che conta è che io en el metro mi diverto un montón, leyendo a Pablo Tussot.
Invece un anno fa un libro ha trovato me. Me l'ha regalato la mia amica Pinta, muy muy linda, la quale trovatasi a passare per Barcelona pensò bene di comparmi questo libro. Lo que pasa es que io finora questo libro non l'avevo letto. Voglio dire, un libro in spagnolo, in spagnolo rapido e gergale... in un periodo in cui leggevo poco e facevo sport. Caso vuole che ora faccio meno deporte e leggo di piú e che mi sia ricordata, hace dìas, que avevo ancora questo libro che mi aveva regalato Pinta. Fatto sta che io leggo sobretodo in metro, perché poi si sa se in metro non si vuole diventare scemi guardando i piedi della gente, o i peli della gente (che è peggio) o bambini moccolosi o 50 ventenni vestite a festa o 30 barbuti un poco luridi, si sa, la cosa migliore è leggere. Anche perché altro tempo per leggere non è che lo avrei.
E allora io ho preso il libro e me lo sono messo nella borsa del pranzo. E lo so che state pensando, ma no non si è unto di pollo al vino né di riso con spinaci e lomo. Peró sì che ci stava bene nella borsa del pranzo in cui c'era anche un cruasán, non quello con la nutella, no, perché in questi giorni voglio scendere la pancia o panza che dir si voglia e allora il cruasán lo prendo normál.
E insomma sì, il libro parla di cruasán. Perché lo mejor que le puede pasar a un cruasán es que lo unten con mantequilla, che poi a me il burro non mi piace nemmeno. Pero non è questo che conta, quel che conta è che io en el metro mi diverto un montón, leyendo a Pablo Tussot.
sabato 7 marzo 2009
un altro venerdì o para mojar el pan
Stamattina come tutti i giorni ho preso l'ascensore per scendere di casa.
Io oggi, come quasi tutti i venerdì, ero una walking toilet ovverossia un cesso ambulante. Capelli legati (che di solito me li lego per mettermi il fondotinta e me li sciolgo in ascensore, però oggi mi sono dimenticata), niente trucco a parte il fondotinta, vestita male e faccia di sonno perché ho dormito male…
Insomma, le sliding doors dell'ascensore si aprono e io con gli occhi semichiusi guardo davanti a me per uscire ma il cammino è ostruito. Si erge altissimo un uomo.
In realtà non era altissimo, solo che stava sul grandino e sembrava altissimo, cosìcché non l'ho messo a fuoco subito. Ho solo pensato: azz chi è sto figo? e per mettere a fuoco ho fatto il tipico gesto che fanno gli uomini con le donne in minigonna. Ho guardato la punta dei iedi sul gradino fino alla testa. Finalmente arrivata alla testa mi sono accorta che quell'agglomerato di vestiti blu era effettivamente V., il mio affascinante vicino. Che mi guardava con un sorriso ebete mentre io lo squadravo. Ma non è tutto, perché dopo lo sguardo da camionista arrapato, trovandomi in un orario del giorno in cui ancora non sono padrona di me stessa, non mi sono limitata a sorridere o a pronunciare una forma di saluto, bensì dalla bocca mi è uscito unmolto spontaneo e colloquiale (italiano):
"uà"
"uà"
lui ha sorriso di più mentre mi diceva: que cara de sueño tienes.
all'anm ra figur' e mmerd
venerdì 27 febbraio 2009
na nananananana na nanana*
Stanotte mentre almanaccavo cercando soluzione al pangramma di cui parlava Bartezzaghi sulla Repubblica di ieri, mi sono chiesta se sarei mai diventata quella che sono se da bambina non mi avessero fatto vedere/leggere "gratta un Pepito ed esce un Peppone".
Quando sei piccolo che delle parole possano nasconderne altre è un assunto affascinante. Che parole incomprensibili ai tuoi orecchi possano nascondere un senso per un altro viene subito dopo.
Senza Don Camillo e Peppone, avrei studiato latino, greco, inglese, russo, basco, linguistica storica, fatto il lavoro che faccio, vissuto in Iralnda e Spagna, mi sarei mai innamorata di De Gregori e Guccini e dell'uomo che ho amato così a lungo?
Piccoli dubbi notturni.
*il titolo è un link, nel caso vogliate sapere che canzone è...
Quando sei piccolo che delle parole possano nasconderne altre è un assunto affascinante. Che parole incomprensibili ai tuoi orecchi possano nascondere un senso per un altro viene subito dopo.
Senza Don Camillo e Peppone, avrei studiato latino, greco, inglese, russo, basco, linguistica storica, fatto il lavoro che faccio, vissuto in Iralnda e Spagna, mi sarei mai innamorata di De Gregori e Guccini e dell'uomo che ho amato così a lungo?
Piccoli dubbi notturni.
*il titolo è un link, nel caso vogliate sapere che canzone è...
domenica 22 febbraio 2009
Di avvocati, vicini, spiagge, libri e altre sciocchezze
Giaceva lì da mesi, nel mio mobile bianco, dove si affastellano fogli di tutti i tipi e libri comprati e aperti mezza volta. Giaceva lì, nella sua copertina blu della Sellerio.
Ieri mattina c'era il sole. Io ero resacosa e mestruatosa. Quando mi sono svegliata il mal di testa impazzava. L'ibuprofene era finito e il sole splendeva. Anche se dalla mia stanza non si vedeva. Aprendo, però, la finestra del soggiorno si poteva intuire un sole caldo dallo spigolo di raggio solare che penetrava dall'alto le mura degli antichi palazzi del vicolo.
Il richiamo della primavera mi ha portato in piscina, a nuotare all'aperto. Uomini e donne in età da pensionamento pigramente sedevano lungo i muri della piscina aperta, su sedie di plastica e lettini foderati di blu, con libri, lettori CD, chiacchiere ed un'abbronzatura che definirei invidiabile ad agosto, figuriamoci a febbraio.
L'aria era calda e l'acqua tiepida ha accolto il mio corpo liberandolo dalle tossine, dallo stress da consegna, dalle preoccupazioni da cambio di casa, dai sogni amorosi nati in una notte di dolore e paura, dal ricordo dell'uomo disteso a terra e della donna nella sedia a rotelle con la paura dipinta sulle sue rughe scure di andalusa. Le bracciate, fendendo l'acqua, mi hanno restituito il mio corpo e la mia energia. E hanno solleticato il mio appetito già quasi primaverile.
Una pasta col tonno, modesta nella qualità ma enorme nella quantità, accompagnata da birra scura senza seven up e seguita dalla versione povera del Mars e da un buon caffé alla maniera di casa, ha fatto da preludio a un'ora nel divano accompagnata un libro. Cosa che, ohimé, mi capita di rado. Mentre l'aria tiepida primaverile spirava da uno spiraglio tra le ante della finestra semichiuse, semidistesa sul divano leggevo le gesta quotidiane di un avvocato meridionale, colto abbastanza per conciliare tradizione a autonomia di pensiero, desiderio di sicurezza e bisogno di libertà. Il tutto condito da una dose di intelligenza, ironia e rispetto per il prossimo. Così il libro che mia madre mi aveva prestato sei mesi fa è uscito dalla semioscurità del mio mobile bianco ed è andato a deliziarsi dell'aria barcellonese al profumo di pasta col tonno di cui, a onor del vero, ha ricevuto anche un piccolo assaggio, tiengendosi leggermente di rosso unto a pagina 33.
La storia dell'avvocato e della sua autonoma e intelligente fidanzata a sua volta ha fatto da preludio a una siesta profonda, di quelle che non mi capitano mai perché no, io non sono brava a dormire il pomeriggio, specialmente alle 4 del pomeriggio fino alle 6.
"Batti il ferro finché è caldo" mi aveva detto A., amica di Irlanda, giovedì mattina quando le avevo raccontato del triste episodio della sera prima e dell'abbraccio inaspettato e tenero datomi da un quarentenne in calzoni di piagiama a quadretti e maglietta bianca di Luz de Gas (nota discoteca figa di Barna, NdS) accorso in soccorso mentre io, con voce tremante, cercavo di spiegare ad un operatore del pronto soccorso o servizio analogo cosa stava succedendo.
Il ferro io non so batterlo, però suonare a un campanello quello sì so farlo.
Il libro nella copertina blu di Sellerio oggi si è fatto un giro sulla spiaggia di Barcellona. Il sole era già basso e il blu dell'orizzonte sfumava nel rosso del sole invisibile. La gente è uscita dal letargo agli scoppi del nuovo sole, il lungomare si è presto riempito di bici, di amici e di parole. Seduta sulla spiaggia a piedi scalzi, l'umidità mi penetrava le osse, ma io incurante ridevo ai commenti pseudomaschilisti dell'avvocato che guarda il culo di una suora e che finge competenze di astrologia druidica.
Come per incanto mi libero. Mi sento come tanto tempo fa, quando avevo il mondo ancora intero, quando a vent'anni è tutto chi lo sa.
E sì, potrebbe succedere. Potrebbe.
A volte dico sciocchezze e sorrido troppo. Però non importa. A ver.
Ieri mattina c'era il sole. Io ero resacosa e mestruatosa. Quando mi sono svegliata il mal di testa impazzava. L'ibuprofene era finito e il sole splendeva. Anche se dalla mia stanza non si vedeva. Aprendo, però, la finestra del soggiorno si poteva intuire un sole caldo dallo spigolo di raggio solare che penetrava dall'alto le mura degli antichi palazzi del vicolo.
Il richiamo della primavera mi ha portato in piscina, a nuotare all'aperto. Uomini e donne in età da pensionamento pigramente sedevano lungo i muri della piscina aperta, su sedie di plastica e lettini foderati di blu, con libri, lettori CD, chiacchiere ed un'abbronzatura che definirei invidiabile ad agosto, figuriamoci a febbraio.
L'aria era calda e l'acqua tiepida ha accolto il mio corpo liberandolo dalle tossine, dallo stress da consegna, dalle preoccupazioni da cambio di casa, dai sogni amorosi nati in una notte di dolore e paura, dal ricordo dell'uomo disteso a terra e della donna nella sedia a rotelle con la paura dipinta sulle sue rughe scure di andalusa. Le bracciate, fendendo l'acqua, mi hanno restituito il mio corpo e la mia energia. E hanno solleticato il mio appetito già quasi primaverile.
Una pasta col tonno, modesta nella qualità ma enorme nella quantità, accompagnata da birra scura senza seven up e seguita dalla versione povera del Mars e da un buon caffé alla maniera di casa, ha fatto da preludio a un'ora nel divano accompagnata un libro. Cosa che, ohimé, mi capita di rado. Mentre l'aria tiepida primaverile spirava da uno spiraglio tra le ante della finestra semichiuse, semidistesa sul divano leggevo le gesta quotidiane di un avvocato meridionale, colto abbastanza per conciliare tradizione a autonomia di pensiero, desiderio di sicurezza e bisogno di libertà. Il tutto condito da una dose di intelligenza, ironia e rispetto per il prossimo. Così il libro che mia madre mi aveva prestato sei mesi fa è uscito dalla semioscurità del mio mobile bianco ed è andato a deliziarsi dell'aria barcellonese al profumo di pasta col tonno di cui, a onor del vero, ha ricevuto anche un piccolo assaggio, tiengendosi leggermente di rosso unto a pagina 33.
La storia dell'avvocato e della sua autonoma e intelligente fidanzata a sua volta ha fatto da preludio a una siesta profonda, di quelle che non mi capitano mai perché no, io non sono brava a dormire il pomeriggio, specialmente alle 4 del pomeriggio fino alle 6.
"Batti il ferro finché è caldo" mi aveva detto A., amica di Irlanda, giovedì mattina quando le avevo raccontato del triste episodio della sera prima e dell'abbraccio inaspettato e tenero datomi da un quarentenne in calzoni di piagiama a quadretti e maglietta bianca di Luz de Gas (nota discoteca figa di Barna, NdS) accorso in soccorso mentre io, con voce tremante, cercavo di spiegare ad un operatore del pronto soccorso o servizio analogo cosa stava succedendo.
Il ferro io non so batterlo, però suonare a un campanello quello sì so farlo.
Il libro nella copertina blu di Sellerio oggi si è fatto un giro sulla spiaggia di Barcellona. Il sole era già basso e il blu dell'orizzonte sfumava nel rosso del sole invisibile. La gente è uscita dal letargo agli scoppi del nuovo sole, il lungomare si è presto riempito di bici, di amici e di parole. Seduta sulla spiaggia a piedi scalzi, l'umidità mi penetrava le osse, ma io incurante ridevo ai commenti pseudomaschilisti dell'avvocato che guarda il culo di una suora e che finge competenze di astrologia druidica.
Come per incanto mi libero. Mi sento come tanto tempo fa, quando avevo il mondo ancora intero, quando a vent'anni è tutto chi lo sa.
E sì, potrebbe succedere. Potrebbe.
A volte dico sciocchezze e sorrido troppo. Però non importa. A ver.
domenica 25 maggio 2008
Una situazione in cui non vorreste mai trovarvi - problemi della nostra società
Scenario: Ufficio
Il mio ufficio è al secondo piano di un edificio antico, di almeno 7 o 8 piani; è un grande open-space a forma di U. Ci sono due porte di accesso ai lati interni della U. E in alto alle stecche della U ci sono i cessi. A sinistra quello degli uomini e a destra quello delle donne.
Quando si entra nel bagno delle donne, ci si trova di fronte uno specchio, e due porte ci attendono una alla sinistra e una a destra. Quando vado nel bagno di destra, e solo nel bagno di destra, mi capita quanto segue.
Arrivata al momento in cui sto seduta sulla tazza per inondare il pianeta della mia pipì, giusto un secondo prima che la mia pipi parta, odo il noto suono pshphspshhhhhhhh: qualcuno al piano di sopra mi piscia sulla testa....
Odo il suono e automaticamente alzo la testa, per asscurarmi che nessun ragalino giallo precipiti sui miei morbidi capelli :-) Una sensazione atroce, soprattutto la prima volta.
Uno dei drammi della società moderna:pipì globalaization!
Il mio ufficio è al secondo piano di un edificio antico, di almeno 7 o 8 piani; è un grande open-space a forma di U. Ci sono due porte di accesso ai lati interni della U. E in alto alle stecche della U ci sono i cessi. A sinistra quello degli uomini e a destra quello delle donne.
Quando si entra nel bagno delle donne, ci si trova di fronte uno specchio, e due porte ci attendono una alla sinistra e una a destra. Quando vado nel bagno di destra, e solo nel bagno di destra, mi capita quanto segue.
Arrivata al momento in cui sto seduta sulla tazza per inondare il pianeta della mia pipì, giusto un secondo prima che la mia pipi parta, odo il noto suono pshphspshhhhhhhh: qualcuno al piano di sopra mi piscia sulla testa....
Odo il suono e automaticamente alzo la testa, per asscurarmi che nessun ragalino giallo precipiti sui miei morbidi capelli :-) Una sensazione atroce, soprattutto la prima volta.
Uno dei drammi della società moderna:pipì globalaization!
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domenica 9 dicembre 2007
Convivenza: piaceri e dispiaceri
Questo weekend "Bionda" di Lapponia e` venuta a barcellona a trovare me un'altra amica, jellyfish. Due giorni da lei e due giorni da me. Girare x la citta´ a caccia di negozi fighi, ristoranti e raramente monumenti e` abbastanza stressante e ora mi sento knackered, pero que guay vederla dopo piu di un anno e in un posto dove piove poco :-)
In occasione della sua venuta, Bionda ha avuto l'opportunita´ di conoscere la sua connazionale che chiameremo "Pretty" e "chicomexicano": i nomi dicono tutto :-)
Sono i miei coinquilini, la prima appena turned 30 il secondo ventiseienne sorridente e giocatore di badminghton, entrambi gentili, e majos, sempre pronti ad invitarmi a fare cose con loro. Chicomexicano e`un patito dei simpson ed e` bello guardarli insieme e intanto chiacchierare mentre lui se la ride x il mio spagnolo.
"Pretty" ha un fidanzato francese, "Ricciolo", che viene nei weekend. Questo weekend Ricciolo e' qui.
Stamattina ho accompagnato Bionda alla fermata dei taxi verso le 12, e poi sono andata un po' girando, negozietti a un euro (per comprare lo "scopillo del cesso" che si e` rotto 0_o) e il locutorio x chiamare a casa...
Quando sono tornata a casa ero hecha polvo, mi sono versata della cocacola light sin azucar sin cafeina e mi sono seduta sul divano (adiancete alla porta della stanza di Pretty). Quasi cadevo in trans quando comincio a sentire una voce di donna che non parla ma fa: haaaaa, haaaa, ohhhh, ahhh. Immaginerete il mio imbarazzo... neanche tanto veramente. Ma il senso di frustrazione... elevato. ¡Coño!
Per fortuna non ho avuto tempo di pensarci perche` chico e` rientrato dopo un paio di minuti dall'evento e abbiamo cominciato a chiaccierare vedendo los Simpson.
Curiosita´: lo sapete che i flinstones si chiamano Picapiedras? yabadabadu dicono anche in castellano :-)
Avviso ai naviganti: da questo momento questo blog e`assoggettato alla anarchia lingustica. Ciò significa che le lingue ufficiali di tale blog sono l'italiano, lo spagnolo e l'inglese, liberamente mescolate. Il catalano e` una lingua di minoranza in questo blog, in segno di protesta al suo strapotere in Catalunya e poiche` sono risentita:
1) per il signore che per strada a una richiesta di indicazioni in castellano mi ha risposto in catalano
2) per essere andata a cinema a vedere un film su Barcellona e aver scoperto dopo aver pagato il biglietto che era in Catalano.
Ciononostante, poiché linguisticamente parlando sono una spugna, ben presto potrete trovare qua e la´spruzzate di catalano (che x vostra fortuna se parece un monton a nuestro idioma) :-)
Adeu
In occasione della sua venuta, Bionda ha avuto l'opportunita´ di conoscere la sua connazionale che chiameremo "Pretty" e "chicomexicano": i nomi dicono tutto :-)
Sono i miei coinquilini, la prima appena turned 30 il secondo ventiseienne sorridente e giocatore di badminghton, entrambi gentili, e majos, sempre pronti ad invitarmi a fare cose con loro. Chicomexicano e`un patito dei simpson ed e` bello guardarli insieme e intanto chiacchierare mentre lui se la ride x il mio spagnolo.
"Pretty" ha un fidanzato francese, "Ricciolo", che viene nei weekend. Questo weekend Ricciolo e' qui.
Stamattina ho accompagnato Bionda alla fermata dei taxi verso le 12, e poi sono andata un po' girando, negozietti a un euro (per comprare lo "scopillo del cesso" che si e` rotto 0_o) e il locutorio x chiamare a casa...
Quando sono tornata a casa ero hecha polvo, mi sono versata della cocacola light sin azucar sin cafeina e mi sono seduta sul divano (adiancete alla porta della stanza di Pretty). Quasi cadevo in trans quando comincio a sentire una voce di donna che non parla ma fa: haaaaa, haaaa, ohhhh, ahhh. Immaginerete il mio imbarazzo... neanche tanto veramente. Ma il senso di frustrazione... elevato. ¡Coño!
Per fortuna non ho avuto tempo di pensarci perche` chico e` rientrato dopo un paio di minuti dall'evento e abbiamo cominciato a chiaccierare vedendo los Simpson.
Curiosita´: lo sapete che i flinstones si chiamano Picapiedras? yabadabadu dicono anche in castellano :-)
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1) per il signore che per strada a una richiesta di indicazioni in castellano mi ha risposto in catalano
2) per essere andata a cinema a vedere un film su Barcellona e aver scoperto dopo aver pagato il biglietto che era in Catalano.
Ciononostante, poiché linguisticamente parlando sono una spugna, ben presto potrete trovare qua e la´spruzzate di catalano (che x vostra fortuna se parece un monton a nuestro idioma) :-)
Adeu
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lunedì 24 settembre 2007
Cosa sono i churros?

A seguito della domanda di Kost in un post precedente, si fornisce qui sopra delucidazione fotografica.
La spiegazione la copincollo da wikipedia:
"Il churro (spesso detto al plurale: churros) è un gustoso spuntino dolce, tipico della cucina spagnola, a base di una pastella fritta spolverata di zucchero.
In Spagna i churros sono normalmente disponibili tutto l'anno presso le apposite bancarelle che si trovano lungo le strade principali, nelle piazze e nei mercati, nonché durante le ferias estive e nei luna park.
Molto amati sono però la domenica a colazione, intinti in una tazza di densa cioccolata calda, e all'alba di capodanno o genericamente dopo una nottata di festeggiamenti; in ogni caso vanno però preparati al momento e consumati ancora caldi."
In Spagna i churros sono normalmente disponibili tutto l'anno presso le apposite bancarelle che si trovano lungo le strade principali, nelle piazze e nei mercati, nonché durante le ferias estive e nei luna park.
Molto amati sono però la domenica a colazione, intinti in una tazza di densa cioccolata calda, e all'alba di capodanno o genericamente dopo una nottata di festeggiamenti; in ogni caso vanno però preparati al momento e consumati ancora caldi."
Devo dire che mi piacciono di più quelli ricoperti di cioccolata o ricoperti di cioccolata e ripieni di crema :-)
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lunedì 13 agosto 2007
conseguenze infauste dei film romantici
Ansiolina stamattina sul messenger mi ha chiesto se ero di cattivo umore e si è rifiutata di continuare una conversazione con me sostenendo che le davo risposte strane.
Ci ho pensato. In effetti stanotte devo aver fatto sogni strani e il fatto di essere stata svegliata dal citofono, ha peggiorato le cose.
Sai come sono le donne? Guardano i film romantici e poi si deprimono perché loro non hanno l'attore belloccio e superpremuroso come fidanzato. O, come nel mio caso, non hanno affatto un fidanzato. Evitando atteggiamenti da "volpe e uva", diciamo che sarebbe bello avere qualcuno con cui dividere la vita e che non si arrabbia se rompi un piatto, se ridi in maniera isterica quando sei nervosa, eccetera. Beh diciamo che "Milly" la protagonista del film di ieri sera, mi assomigliava anche un poco, nel carattere dico. Lei però non ha la grande enorme disgustosa pancia sul davanti. "Hai la pancia sblusata" mi diceva il mio ex con ribrezzo.
Ieri ho sentito un tizio, che non mi vedeva da 20 anni, dire al cugino "me la ricordo secca secca. Lei è quella alta e secca?" Mi sono vergognata come una ladra. È vero che l'ultima volta che l'ho visto probabilmente avevo pressoché 11 anni, però che vergogna. Ero così magra e ora ho una pancia atroce.
Risultato: stamattina non ho preso il caffè; per non metterci lo zucchero. Ho sbucciato quattro pesche bianche - le mie preferite - le ho fatte a pezzi. Le ho messe nel frullatore con un poco di latte, e dàdà: colazione sana. In realtà nella colazione ci dovrebbero essere anche un po' di carboidrati ma pazienza.
Prima di tutto ciò sarebbe intelligente pesarsi però...
Ci ho pensato. In effetti stanotte devo aver fatto sogni strani e il fatto di essere stata svegliata dal citofono, ha peggiorato le cose.
Sai come sono le donne? Guardano i film romantici e poi si deprimono perché loro non hanno l'attore belloccio e superpremuroso come fidanzato. O, come nel mio caso, non hanno affatto un fidanzato. Evitando atteggiamenti da "volpe e uva", diciamo che sarebbe bello avere qualcuno con cui dividere la vita e che non si arrabbia se rompi un piatto, se ridi in maniera isterica quando sei nervosa, eccetera. Beh diciamo che "Milly" la protagonista del film di ieri sera, mi assomigliava anche un poco, nel carattere dico. Lei però non ha la grande enorme disgustosa pancia sul davanti. "Hai la pancia sblusata" mi diceva il mio ex con ribrezzo.
Ieri ho sentito un tizio, che non mi vedeva da 20 anni, dire al cugino "me la ricordo secca secca. Lei è quella alta e secca?" Mi sono vergognata come una ladra. È vero che l'ultima volta che l'ho visto probabilmente avevo pressoché 11 anni, però che vergogna. Ero così magra e ora ho una pancia atroce.
Risultato: stamattina non ho preso il caffè; per non metterci lo zucchero. Ho sbucciato quattro pesche bianche - le mie preferite - le ho fatte a pezzi. Le ho messe nel frullatore con un poco di latte, e dàdà: colazione sana. In realtà nella colazione ci dovrebbero essere anche un po' di carboidrati ma pazienza.
Prima di tutto ciò sarebbe intelligente pesarsi però...
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mercoledì 1 agosto 2007
Agosto, moglie mia non ti conosco
Non ho una moglie, quindi il problema non si pone :-)
E cmq se fossi convolata a nozze, avrei un marito.
Nota bene: stamattina il mio feed reader mi ha chiesto se volevo fare il cleanup dei feed più vecchi di un mese. Siccome pensavo che avrebbe solo eliminato i post dei siti che sn precedenti au n mese fa, gli ho detto di si. Quello invece mi ha proprio distrutto le url, così ora non vedo più una cippa lippa. qui ci vorrebbe una bella cattiva parola, ma poi google mi censura. Magari impreco in spagnolo: Joder! :-P
Nota2: oggi ho fatto colazione nel mio bar preferito dopo almeno 10 giorni. Danese e caffè macchiato. De puta madre! Si aggiunge godibile spettacolino della barista che imitava un avventore. Che ridere :-P
Nota3: ieri una cena "di lavoro" ergo a scrocco. Ho mangiato l'impossibile. Almeno quello, visto che mi sono annoiata a morte. Vi dirò che l'agnello alla brace era proprio stupendo. :-)
Ciò detto veniamo a cose serie.
Le cose serie sono: ho prenotato il mio ostello a Barcellonaaaaaaaa.
La Spagna attende Scogliera.
Hanno già preparato la banda a ricevermi all'aeroporto. Il mio agente ha chiesto che la banda sia composta unicamente da uomini tra i 28 e i 35 anni, di altezza non inferiore al metro e ottanta, pelle scura e occhi scuri, si fanno eccezioni per massimo tre biondi purché di inusitata bellezza. Altri requisiti: passione per la letteratura, sapere almeno 20 parole in italiano, avere una cotta per me (hihi), avere voglia di pagarmi pranzi e cene senza attendersi nulla in cambio. :-)
Dicevo, il mio ostello. La Guida lo presentava bene. Ho prenotato una camera mista x 8 persone. Che Dio me la mandi buona :-)
Ragà, sono eccitatissima.
Attività di oggi:
1) banca (ma questo è un dovere, quindi per essere coerente con i miei buoni propositi, dovrei rimandare.
2) leggere guida della Spagna
3) dare uno sguardo ai voli di ritorno
4) dare una rinfrescata alla mia abbronzatura (leggi tra le righe: andare a mare)
5) controllare orari dei treni per andare a trovare gli zii :-) evvai (questo significa che la settimana prossima scomparirò per qualche giorno).
Direi che per il momento è tutto. Mengozzi, a te la linea.
Beh mi serve una colonna sonora per la giornata: http://www.youtube.com/watch?v=WIWPW5ghYz8
NB: ancora non ho imparato a mettere i video di youtube qui :-)
E cmq se fossi convolata a nozze, avrei un marito.
Nota bene: stamattina il mio feed reader mi ha chiesto se volevo fare il cleanup dei feed più vecchi di un mese. Siccome pensavo che avrebbe solo eliminato i post dei siti che sn precedenti au n mese fa, gli ho detto di si. Quello invece mi ha proprio distrutto le url, così ora non vedo più una cippa lippa. qui ci vorrebbe una bella cattiva parola, ma poi google mi censura. Magari impreco in spagnolo: Joder! :-P
Nota2: oggi ho fatto colazione nel mio bar preferito dopo almeno 10 giorni. Danese e caffè macchiato. De puta madre! Si aggiunge godibile spettacolino della barista che imitava un avventore. Che ridere :-P
Nota3: ieri una cena "di lavoro" ergo a scrocco. Ho mangiato l'impossibile. Almeno quello, visto che mi sono annoiata a morte. Vi dirò che l'agnello alla brace era proprio stupendo. :-)
Ciò detto veniamo a cose serie.
Le cose serie sono: ho prenotato il mio ostello a Barcellonaaaaaaaa.
La Spagna attende Scogliera.
Hanno già preparato la banda a ricevermi all'aeroporto. Il mio agente ha chiesto che la banda sia composta unicamente da uomini tra i 28 e i 35 anni, di altezza non inferiore al metro e ottanta, pelle scura e occhi scuri, si fanno eccezioni per massimo tre biondi purché di inusitata bellezza. Altri requisiti: passione per la letteratura, sapere almeno 20 parole in italiano, avere una cotta per me (hihi), avere voglia di pagarmi pranzi e cene senza attendersi nulla in cambio. :-)
Dicevo, il mio ostello. La Guida lo presentava bene. Ho prenotato una camera mista x 8 persone. Che Dio me la mandi buona :-)
Ragà, sono eccitatissima.
Attività di oggi:
1) banca (ma questo è un dovere, quindi per essere coerente con i miei buoni propositi, dovrei rimandare.
2) leggere guida della Spagna
3) dare uno sguardo ai voli di ritorno
4) dare una rinfrescata alla mia abbronzatura (leggi tra le righe: andare a mare)
5) controllare orari dei treni per andare a trovare gli zii :-) evvai (questo significa che la settimana prossima scomparirò per qualche giorno).
Direi che per il momento è tutto. Mengozzi, a te la linea.
Beh mi serve una colonna sonora per la giornata: http://www.youtube.com/watch?v=WIWPW5ghYz8
NB: ancora non ho imparato a mettere i video di youtube qui :-)
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domenica 22 luglio 2007
Breve incursione nel mio oroscopo odierno
Sì, lo so, avevo detto che andavo via.
Sì, lo so, non dovrei trascorrere le mie giornate di "vacanza" al computer. Dovrei uscire, vedere gente. Ma con questo caldo?
Il mio oroscopo di oggi sul mio sito di oroscopi preferito
In questa giornata avete una piacevole sensazione di bisogno di movimento, desiderio di eccitamento, avete voglia di scuotere il vostro prossimo, di strapparlo dalla sua apparente letargia. Avete la possibilità di fare una nuova, stimolante amicizia, oppure di un ritorno nella vostra vita di un vecchio amico. Gli amici e soprattutto le amiche, possono darvi lo stimolo a fare qualcosa di nuovo.
Commento di Scogliera a picco sul mare sul suo oroscopo odierno
Si dà il caso che ieri io abbia visto una mia vecchia amica dopo due anni che non ci incontravamo. Non è che non siamo in contantto. Lo siamo, grazie al potente mezzo chiamato broadband, ma non siamo vicine di casa, è il caso di dire. Pertanto è un po' che non la vedevo faccia a faccia. Ora, l'incontro con tale amica si è svolto ieri sera, ma verso mezzanotte per un'oretta o poco più. Mezzanotte, ovvero oggi. Ovvero quando l'oroscopo dice "un ritorno nella vostra vita di un vecchio amico" parlava di lei?
Si vedrà, si vedrà...
Sì, lo so, non dovrei trascorrere le mie giornate di "vacanza" al computer. Dovrei uscire, vedere gente. Ma con questo caldo?
Il mio oroscopo di oggi sul mio sito di oroscopi preferito
In questa giornata avete una piacevole sensazione di bisogno di movimento, desiderio di eccitamento, avete voglia di scuotere il vostro prossimo, di strapparlo dalla sua apparente letargia. Avete la possibilità di fare una nuova, stimolante amicizia, oppure di un ritorno nella vostra vita di un vecchio amico. Gli amici e soprattutto le amiche, possono darvi lo stimolo a fare qualcosa di nuovo.
Commento di Scogliera a picco sul mare sul suo oroscopo odierno
Si dà il caso che ieri io abbia visto una mia vecchia amica dopo due anni che non ci incontravamo. Non è che non siamo in contantto. Lo siamo, grazie al potente mezzo chiamato broadband, ma non siamo vicine di casa, è il caso di dire. Pertanto è un po' che non la vedevo faccia a faccia. Ora, l'incontro con tale amica si è svolto ieri sera, ma verso mezzanotte per un'oretta o poco più. Mezzanotte, ovvero oggi. Ovvero quando l'oroscopo dice "un ritorno nella vostra vita di un vecchio amico" parlava di lei?
Si vedrà, si vedrà...
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venerdì 20 luglio 2007
Una mattina come le altre
Stamattina mi sono alzata e si sentiva un chiacchiericcio intenso. Non curante sono andata a farmi il caffè.
Il caffè. Ho sempre adorato il caffè, da quando avevo 11 o 12 anni e riempivo la tazzina di zucchero, poi versavo un goccino di caffè, perché più di quello non mi era consentito. E giravo giravo giravo col cucchiaino fino a ottenere una pastrocchia*, dolcissima e densa, al sapore di caffè. Mia nonna guardava l'operazione e rideva di sottecchi.
Da allora ho sviluppato una dipendenza. Particolarmente significativi per l'acquisizione di tale vizio sono stati gli anni dell'università. Non soltanto perché è stato andando all'università che ho scoperto la tradizione del caffè nella tazzina bollente e come bere il caffè con le labbra quasi ustionate ne esaltasse il gusto. Gli anni degli studi erano gli anni delle giornate chiusi in casa a leggere libri che parlavano di tempi andati o regioni del mondo che mi sembravano lontane anni luce. Ore tappata in casa a leggere, assorta. In quelle ore il mio compagno immancabile era il caffè bollente, sempre pieno di zucchero. Con mia nonna che diceva "Se lo fai, ne prendo un goccino anch'io. Ma non farlo forte!" A me il caffè piace denso, forte, pregno. A mia nonna piaceva acquoso, marroncino chiaro, delicato, direi...
In ufficio il caffè era una droga. E l'opportunità di alzarsi dalla scrivania per pochi minuti, di scambiare una chiacchiera con persone che ti erano più o meno affini. Nella maggioranza dei casi direi meno, ma in alcuni casi la compagnia era quella giusta, cosicché il caffè in ufficio assurgeva a momento idilliaco della giornata lavorativa. Con la tua collega preferita, poi diventata la tua Amica che ti raccontava delle sue inesauribili "scenette" con i fortunati di turno o del suo ultimo flirt.
Ho avuto periodi in cui il mio corpo sentiva l'esigenza di depurarsi dal caffè. L'ho sostituito col caffè d'orzo, una volta per diversi mesi. Una cosa diversa, ma con un suo quid devo dire. L'ho sostituito col tè, ma non è durata mai troppo. Non c'è feeling tra me e il tè. Di tanto in tanto mie compagne diventano le tisane. Al momento la mia preferita è arancia e cocco. Dolce. Buona la sera prima di addormentarsi. Ti dà quel tocco di dolcezza che ti serve, se non hai nessuno con cui lottare per la coperta. In qualche modo la controparte del caffè.
*Stando al De Mauro Paravia online, la parola "pastrocchia" non esiste. Esiste "pastrocchio: s.m., (sett., centr., fam.), pasticcio, intruglio; anche fig.". E poi esiste "pastocchia:s.f. frottola, (spec. raccontata per ingannare o per burlare qcn.).
Googlando si trovano parecchi risultati per la parola "pastrocchia". Per la maggior parte si tratta del nome di un utente di forum. Alcuni risultati sono su siti dedicati a consigli di bellezza: pastrocchia=intruglio. Altre volte, abbastanza spesso direi, "pastrocchia" è la terza persona singolare del presente indicativo del verbo "pastrocchiare" (immagino), non riportato dal De Mauro Paravia. Tutto questo per dire cosa? Non lo so, vedremo :-)
Il caffè. Ho sempre adorato il caffè, da quando avevo 11 o 12 anni e riempivo la tazzina di zucchero, poi versavo un goccino di caffè, perché più di quello non mi era consentito. E giravo giravo giravo col cucchiaino fino a ottenere una pastrocchia*, dolcissima e densa, al sapore di caffè. Mia nonna guardava l'operazione e rideva di sottecchi.
Da allora ho sviluppato una dipendenza. Particolarmente significativi per l'acquisizione di tale vizio sono stati gli anni dell'università. Non soltanto perché è stato andando all'università che ho scoperto la tradizione del caffè nella tazzina bollente e come bere il caffè con le labbra quasi ustionate ne esaltasse il gusto. Gli anni degli studi erano gli anni delle giornate chiusi in casa a leggere libri che parlavano di tempi andati o regioni del mondo che mi sembravano lontane anni luce. Ore tappata in casa a leggere, assorta. In quelle ore il mio compagno immancabile era il caffè bollente, sempre pieno di zucchero. Con mia nonna che diceva "Se lo fai, ne prendo un goccino anch'io. Ma non farlo forte!" A me il caffè piace denso, forte, pregno. A mia nonna piaceva acquoso, marroncino chiaro, delicato, direi...
In ufficio il caffè era una droga. E l'opportunità di alzarsi dalla scrivania per pochi minuti, di scambiare una chiacchiera con persone che ti erano più o meno affini. Nella maggioranza dei casi direi meno, ma in alcuni casi la compagnia era quella giusta, cosicché il caffè in ufficio assurgeva a momento idilliaco della giornata lavorativa. Con la tua collega preferita, poi diventata la tua Amica che ti raccontava delle sue inesauribili "scenette" con i fortunati di turno o del suo ultimo flirt.
Ho avuto periodi in cui il mio corpo sentiva l'esigenza di depurarsi dal caffè. L'ho sostituito col caffè d'orzo, una volta per diversi mesi. Una cosa diversa, ma con un suo quid devo dire. L'ho sostituito col tè, ma non è durata mai troppo. Non c'è feeling tra me e il tè. Di tanto in tanto mie compagne diventano le tisane. Al momento la mia preferita è arancia e cocco. Dolce. Buona la sera prima di addormentarsi. Ti dà quel tocco di dolcezza che ti serve, se non hai nessuno con cui lottare per la coperta. In qualche modo la controparte del caffè.
*Stando al De Mauro Paravia online, la parola "pastrocchia" non esiste. Esiste "pastrocchio: s.m., (sett., centr., fam.), pasticcio, intruglio; anche fig.". E poi esiste "pastocchia:s.f. frottola, (spec. raccontata per ingannare o per burlare qcn.).
Googlando si trovano parecchi risultati per la parola "pastrocchia". Per la maggior parte si tratta del nome di un utente di forum. Alcuni risultati sono su siti dedicati a consigli di bellezza: pastrocchia=intruglio. Altre volte, abbastanza spesso direi, "pastrocchia" è la terza persona singolare del presente indicativo del verbo "pastrocchiare" (immagino), non riportato dal De Mauro Paravia. Tutto questo per dire cosa? Non lo so, vedremo :-)
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