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martedì 30 novembre 2010

Vita da single (sottotitolo: Mentre gli studenti manifestano da Milano a Reggio Calabria e ancora più in là)

Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali

con il tuo collezionismo di parole complicate
la tua ultima canzone per l'estate.

Percepisci a volte, per caso, il tempo che passa quando, mentre scrivi qualcosa relativa alla tua vita, le parole che vai scrivendo ti ricordano frasi già sentite, accompagnate da un motivo che quasi non ricordi più. Parole e suoni sono l'eco di parole e musica ascoltate anni prima. Così, proprio perché il ricordo è evanescente, torni indietro, ad un tempo che non c'è più, quel tempo in cui De Gregori era per te un profeta, uno storico, un filosofo portatore di una verità quasi impalpabile. Quel tempo in cui tu eri alla ricerca delle tue verità e le cercavi con qualcuno nelle parole e nelle opere di un uomo che si rappresentava - con una modestia un po' forzata e c'è da chiedersi quanto sincera - come un uomo qualunque.

Ti accorgi, rileggendo le parole, riascoltando la canzone che il testo ti dice oggi cose diverse da quelle che ti diceva ieri. Ieri era una canzone nostalgica, che ti parlava di malinconia dei tempi andati, non ben delineati. Oggi è una canzone che ti parla della routine di una persona di successo in una società che insegue il futuro, che corre giorno dopo giorno, ora dopo ora, dietro se stessa, dietro il detto e il fatto, il non detto e il non fatto (ovvero le occasioni perdute) vero tarlo dell'uomo moderno, che corre alla ricerca del benessere, dell'autoaffermazione, di se stessa, dimentica degli altri, del nocciolo racchiuso nella polpa, nella pelle, circondato da capelli (quando ce li hanno), che ti parlano accanto ogni giorno.

Con il letto in cui tua moglie non ti ha mai saputo amare
E gli occhiali che fra un po' dovrai cambiare
Com'è che non riesci più a volare
Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
Con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
La tua coda di ricambio, le tue vergini in affitto
E le rondini di guardia sotto al tuo tetto
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
Le tue onde regolate in una stanza
Col permesso di trasmettere e il divieto di parlare
E ogni giorno un altro giorno da scontare
Com'è che non riesci più a volare

Oggi la tua vita è diversa
non solo perché quel compagno di filosofia e musica è lì perso dietro la sua vita, in una città sul mare diversa da quella in cui vivi tu, e si sveglia la mattina in un letto diverso da quello in cui ti svegli tu. Non solo perché non hai più la cyclette e quel compagno non ti conta più i 45 minuti

Oggi sei diversa tu
Quelle canzoni, quegli abbracci, quegli screzi, sono dolci ricordi di quello che eri tu e di quello che era quella persona cara al tuo cuore

Oggi sei una donna che è stata single un numero discreto di anni, con il cuore ferito, alla ricerca di un ideale che non esiste, che non ha trovato e che in definitiva non cerca più.
Oggi sei una donna che sa che non c'è niente da capire. Che la vita è quello che ti dà.

Oggi guardi indietro con una certa serenità, oggi quasi credi nella vita, pur conscia della tua fragilità.
Oggi godi dei tuoi momenti in coppia, in giro a camminare per un parco. Oggi godi del momento in cui vorresti buttarti sul divano dopo esserti sfilata gli stivali e averli lasciati lì davanti in mezzo al soggiorno e invece ti alzi e vai posarli nella scarpiera, perché intorno c'è un occhio vigile che controlla.
Oggi godi di una birra con i colleghi di lavoro, di una cioccolata con una buona amica, di una passeggiata solitaria per i negozi alla ricerca di una maglietta per l'amico invisibile. Apprezzi la solitaria lettura di un best seller che ti ha regalato una delle tue migliori amiche. Godi dell'istante in cui fai qualcosa di gratuito per un altro conoscendone il prezzo, perché a dire la verità di cose gratuite per gli altri ne facevi a bizzeffe anche prima, o forse prima ne facevi anche di più, ma oggi sei più consapevole del valore che hanno e sai che se qualcuno le fa per te è una grande ricchezza. Oggi godi di una pancia grassa e morbida e bianca e di un testone rotondo che ballonzolano accanto a te.

Oggi sei tu, e non ti importa definirti. Non ti importa sapere chi sei.
Oggi sei tu e…

Può accadere di tutto,
puoi anche conquistare vari uomini bruni e misurarne l'aspetto,
ma il mio indirizzo è
Via del sopracciglio destro
con rispetto parlando, e altre parti, altre parti di me.

domenica 23 agosto 2009

concerto in piazza e ballo

Trovarti abbracciata a qualcuno mentre balli descrivendo a gesti il testo sto della canzone. Ricambiare il suo abbraccio, perderti e poi ricominciare a ballare.

lunedì 17 agosto 2009

finestre

La casa antica con bosco a lato, le fontane con le ninfee, l'odore di alberi, non c'è piú. Il giardino giá da tempo non c'era piú, non si vedeva piú dalla strada che dava accesso alla viuzza su cui si affacciava la casa. Il giardino giá da tempo andavo a cercarlo con persone a cui volevo mostrarlo. Giá da tempo l'ho cercato per stradine di campagna con muretti di mattoncini marroni, percorrendo su massi ruscelli invernali, guardandone i fiori, passando sotto gallerie, cercando la strada per quel giardino che ormai dai anni è scomparso dai miei sogni, anche se io continuo a cercarlo come il paradiso perduto.
L'ultima volta che ho sognato di andare a cercare la casa e il giardino al posto della casa antica - e posta idealemente su una collina del salernitano non ben precisata e molto probabilmente inesistente - tutto il paesaggio attorno alla casa era brullo, come terra bruciata. La casa antica non c'era ma nella stessa esatta posizione c'era una casa grande come un palazzo, con i tetti come una casa di montagna, ma piú alta di una casa, piú grande. La casa era bianca e marroncino aranciato, all'inizio quasi mi piaceva, anche se ero delusa perché avrei voluto trovare la casa antica, e un po' nostalgica anche. Poi guardando piú attentamente la casa, noto un particolare strano. La casa ha il telaio delle finestre. E apparentemente ha finestre con minuscoli balconi. Ma guardando bene la finestra in realtá non c'è, è murata, con il muro che sporge all'infuori e dipinto dello stesso marroncino aranciato di altri dettagli del palazzo. Lo guardo così ammutolita. Chiedendomi il perchè di quella violenza al paesaggio, alla casa, al mio giardino, alla bellezza della vita. E mi sveglio.

lunedì 3 agosto 2009

canzoni d'autore

La rabbia un tempo la scandiva
soltanto la locomotiva
gettata a sasso sulla strada;
adesso è giorno di mercato
spuntano a grappoli i poeti
tutte le isole han trovato.

dal donegal alle isole aran
e da dublino fino al connemara
dal donegal alle isole aran
che da dublino
fino al connemara

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

Tutti cercano qualcosa,
magari per vie infinite,
magari per vie difficili e misteriose.
A volte con arroganza e a volte senza pudore,
a volte senza speranza e ormai nemmeno piú dolore.
Soltanto per un po' di tempo o per la vita intera,
nel sole di mezzogiorno o nella polvere di questa lunga sera.
Tutti cercano qualcosa che non sanno piú ma io di più.

Prese un poco di argilla rossa, fece la carne, fece le ossa,
ci sputò sopra, ci fu un gran tuono ed è in quel modo che è nato l'uomo...

E adesso dimmi quando finirá la guerra,
e adesso dimmi quando finirá la guerra,
e adesso per favore dimmi quando finirá la guerra,
sono stufo di stare nella mia trincea di lusso.
E a questo punto i tre quarti del pubblico
cominciarono a fischiare, a gridare:
"Ogni cosa a suo posto, quest'uomo è nel posto sbagliato!".

E allora accendo tutte le mie luce per sentrmi un po' meno solo [...]
E strappo i fogli di un calendario non aggiornato da mesi tre
scrivo una pagina del mio diario, è ancora notte e io penso a te
Le vespe han fatto di nuovo il nido nella cassetta della posta
a ogni tua lettera mi pungo il dito anche se so che non lo fai apposta
ora mi dicono che il veleno d'api qualche volta faanche bene
ma farmi pungere da una vespa son sicuro che non mi conviene
E strappo i fogli di un calendario non aggiornato da mesi tre
(Le vespe)

giovedì 16 luglio 2009

metafora della vita?

e mi domando perchè ti dovrei chiamare tutte le volte che passi e ti fermi lontano lontano da me.
Sará come sará se sará vero se sarà vero sarà che mi nasconderai la fine del sentiero, però...ti leggo nel pensiero...


Lei è di lá. Lei esiste da sempre. Ma non è per sempre.
La gente muore. Come quel tipo dalla storia misteriosa di cui oggi lei mi ha detto: "xxx è morto".
La vita a volte è difficile da capire.

Quando lei è qui tutto va bene: tra me e le mie parole e la mia anima.

A me il tipo che è morto mi piaceva. Era un diverso. Era povero. Era.

Lei è di lá. Lei.




mercoledì 29 aprile 2009

Ho ancora la forza?

Ho ancora la forza di starvi a raccontare
le mie storie di sempre, di come posso amare,
di tutti quegli sbagli che per un
motivo o l'altro so rifare...
 
E ho ancora la forza di chiedere anche scusa
o di incazzarmi ancora con la coscienza offesa,
di dirvi che comunque la mia parte
ve la posso garantire...
 
Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è
nel mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo...
 
Ho ancora la forza di non tirarmi indietro,
di scegliermi la vita masticando ogni metro,
di far la conta degli amici andati e dire:
"Ci vediam più tardi ..."
 
E ho ancora la forza di scegliere parole
per gioco, per il gusto di potermi sfogare
perché, che piaccia o no, è capitato
che sia quello che so fare...


[Ligabue/Guccini]

domenica 4 gennaio 2009

Tu non ti arrendere, non ti confondere, apri il tuo cuore all'universo, che questo mondo sai, bisogna prenderlo, solo così sarà diverso.

Oggi camminavo sotto portici deserti, sotto gli occhi vigili di serrande di negozi abbassate. Pochi passi prima, davanti alla chiesa, gente sulle scalinate. Fiori su un carro. L'aria sognante resta sul mio volto e metalinguisticamente riflette su stessa. Si dice che erano anni che non si affacciava così preponderante nel mio cervello, con tutti i sintomi dell'amore mentale. Con tutti i sogni su un uomo che è solo l'ombra di qualcuno intravisto e conosciuto, un qualcuno la cui carne e le cui ossa svaniscono come un ologramma nel monitor della mia materia grigia. Una serenità in aura da sogno, slegata dalla realtà. E le mie guance a forma di sorriso. Come un'epifania capisco parole sepolte nella mia mente "il tuo sorriso fra la gente passerà forse indifferente, ma non ti sentirai più solo sei diventato un uomo". Ultimamente mi è capitato spesso.
Tornare su cose del passato e capirle in un modo diverso. Vedere un significato che prima restava non svelato. Mentre il significato di prima si è perso nell'inafferrabilità del tempo.

Mia sorella è andata a comprare il biglietto del treno e quando ha salutato mia madre lei piangeva. Sono andata ad abbracciarla e mi ha detto "lasciami stare". Col pudore del dolore. Mentre lottava contro se stessa per riuscire ad accettare la vita.

Perché la vita lascia sole persone generose, altruiste, intelligenti e coraggiose?
Perché, d'altro canto, abbiamo bisogno di stare soli per conoscerci e prendere il pieno possesso di noi stessi?

Oggi sono andata al supermercato per la scorta alimentare da mettere in valigia. Tre gli obiettivi, puntualmente prelevati dai banchi del supermercato: polenta Valsugana, melanzane sottolio, parmigiano reggiano. Ma carrelli pieni di ogni ben di Dio mi separavano dalla cassa. Sono fuggita via senza il mio bottino.
La corsa gli acquisti da quando sono arrivata in questa città è il mio incubo. Code chilometriche in macchina perché la gente andava a comprare i regali prima, poi code chilometriche nei negozi perché la gente andava in giro per saldi, poi code chilometriche alle case dei supermercati perché la gente fa la spesa per la Befana e rimpingua le dispense svuotate dalla cupidigia degli stomaci natalizi. Sono giorni di festa per tutti e nessuno resta in casa. E ogni metro quadro della città trasuda di un consumismo ineluttabile, triste nella consapevolezza di una crisi che sembra spettralmente preludere alla morte del gigante di cui è essa stessa frutto.

Ieri Michele Serra e un lettore del Venerdì di Repubblica commentavano la repulsione provata quest'anno nei confronti del Natale consumistico, di regali forzati, di sentimenti che si cristallizzano in una forma che dietro non ha più niente.

E il dolore ristagna nelle case in cui la gente muore.

sabato 20 settembre 2008

glandouille

Stasera

in città c'è la festa della Mercè.

Ma

Scogliera

sta di nuovo male.

Debole. Unico mio compagno il letto. E una coperta blu con un Titti giallo. Noia.
E si sa cosa fa l'uomo moderno quando si annoia? 1) vede un film. Ci ho provato ma il pc si rifiuta di farmi vedere Noviembre. 2) si mette a non far niente in Internet.Ed eccomi qua.

Guglandoguglando, mi sono imbattuta in un inedito di De Gregori che non conoscevo.
Voce giovane. Canzone che come tutti gli inediti di De Gregori canzone non è. Leccami tutte le volte che ti chiamo amore. E in qualche modo proprio in quanto non canzone, ancora più canzone.

giovedì 4 settembre 2008

giovedì 28 agosto 2008

come io e te che stiamo a guardare tutte queste cose passare

Cose facili: trovare il sito dell'Università di Barcelona e scoprire tutto, tutto ma proprio tutto riguardo al corso di laurea a cui ti vuoi iscrivere.

Cose difficili: capire dove si deve andare per iscriversi all'università di Barcelona


Cose facili: decidere come vestirti per andare a mangiare una pizza napoletana

Cose difficili: trovare le chiavi di casa ammishcate al tuo disordine prima di uscire per andarti a mangiare una pizza napoletana


Cose facili: fare quattro chiacchiere in messenger con l'uomo col cellulare

Cose difficili: non farti prendere dalla nostalgia quando fai quattro chiacchiere in messenger con l'uomo col cellulare




È venuto qualcuno, baby, che non si è presentato.
È venuto lo stesso, baby, ma non era invitato.
È venuto qualcuno, baby, che ci guarda e sta zitto,
e c'è qualcosa che cambia sotto questo soffitto.

sabato 26 luglio 2008

Le Scogliere sono immerse nel mare, ma questa Scogliera si è immersa nella cultura finlandesa (con la A perché è femmina)

Cosa fa una ragazza italiana che si sente cosmopolita quando visita le amiche a Helsinki?

Si immerge nella cultura finlandese.

Mangia renna, fa la sauna in una casetta finlandese bellina bellina, visita i luoghi obbligati, si interessa al design finlandese (ergo entra in tutti i Marimekko e gli Aarikka della citta), guarda gli uomini finlandesi, va a mangiare nel MacDonald finlandese, mangia fragole finlandesi - che sono come le nostre ma costano di più. Beve birra finlandese, cider finanldese, salmiakkikossu sotto l'effetto dei quali, in un bar di Karaoke abitato solo da autentici fravacatori finlandesi, arriva a cantare in pura lingua finlandese - che non ha mai parlato né studiato - una delle canzoni finlandesi piú famose della loro storia musicale. Ascoltatela! Come? ho capito bene? Vi sembra di conoscerla?!? Si l'avete riascoltata e sapete cos'è, ne siete certi. Ce l'avete sulla punta della lingua, ma non vi ricordate cos'è!!!?! Allora ascoltate questa e forse vi si rinfresca la memoria! :-)

Insomma la ragazza italiana ha davvero fatto il pieno di suomi.

martedì 24 giugno 2008

Questa ve la devo dire!!!

OGGI
Nelle chiavi di ricerca del mio blog
c'è

"scrivere a Guccini"

Caro avventore guglante,

se gli scrivi e ti risponde, dammi l'indirizzo che gli scrivo anch'io!!! :-)

In fede,

Scogliera a picco su Pavana

martedì 17 giugno 2008

Vita

Ci sono topi tutti in giro, topi tutti intorno, topi mattina e sera, topi mattina e giorno. Sudici topi lucidi, giocano a nascondino, fanno tana nel tronco degli alberi, dentro al nostro giardino.


Una canzone allucinata come questa giornata.

Un ufficio al secondo piano. Gente al PC. Ticchettìo di tasti di plastica premuti da dita frenetiche. Più digiti, più produci.

Alla mia destra finestre. Oltre la finestra, un palazzo violetto, antico, ottocentesco. E fronde d'alberi. Più in là, oltre il palazzo si intravede un pezzo di cielo: bianco di luce, grigio di pioggia.

La prima volta che ho sentito quella canzone era da un album con la copertina di plastica nera. Completamente nera. E i testi erano su libretto giallo, che viene da chiedersi se De Gregori abbia comprato quella carta gialla 20 anni fa e la utilizzi e riutilizzi e riutilizzi.

Ero iscritta allora a uno di quei club dove paghi un tot al mese e scegli un CD. Una cosa tipo il club degli editori, ma per i dischi compatti (come diceva il mio nonno italianista). E scelsi questo CD con la copertina nera, di cui non sapevo nulla, a parte il fatto che fosse di De Gregori, quello de La donna cannone e de La storia siamo noi.

Si chimava Bootleg. Le canzoni che conoscevo erano arrangiate in una maniera diversa. E tra le canzoni 300000000 di topi, che ascoltai ma non capii.

Finché un giorno il mio amico P., che ancora non aveva il cellulare nuovo perché a quell'epoca il cellulare ce l'avevano in pochi, mentre parlavamo del più e del meno, nominò questa canzone. E io gli parlai del CD, e lui l'ascoltò. E mi disse che non mi era piaciuta perché era live. E mi fece ascoltare la versione acustica. E mi piacque.

E la esaminammo, sottoponendo parole, musica e silenzi ad un'attenta disamina. Lui mi diceva che avevo la vena della critica letteraria. Che avevo capacità interpretive insuperabili. Che a volte lo facevo troppo. Ma le mie teorie degregoriane lo affascinavano. E la cantavamo, e la citavamo. Questa e altre, con Guccini che cominciava a entrare di sguincio nella mia vita, tra il libeccio di una domanda e il picchiettìo di una scatola di te.

Con l'amore che cominciava a serpeggiare. E gelosie non dette. E la paura di "altri" che invadessero i nostri spazi. C'era la musica, la primavera che entrava nell'estate, c'erano i libri...di poesia, di grammatica inglese, di diritto privato ed economica politica. C'erano i sogni. Soldi quasi non ce n'erano. E c'era la promozione di MacDonald con gli hamburger a mille lire la sera. E passeggiate interminabili, tra Neruda e Garcìa Marquez, tra i bruchi delle epistole entomologiche e i carciofi guerrieri delle odi elementari. E c'erano sterminate distese di topi, refrattarie ad ogni sterminio, sorridevano dalle finestre tutte d'oro e d'alluminio. Quei topi tra il sogno e la realtà. Topi come tarli. E c'erano sempre meno amici. E sempre più dizionari. E sempre più sogni.

Poi ci furono le lauree, le scelte. E ci furono la valigia dell'attore, prendere e lasciare, stagioni, ci furono le pubblicità tamarre e i sicchi e nafta, ci furono partenze e ritorni. Ci furono morti. Ma la vita continuò. E ci furono concerti, a Faenza, a Cesena, dov'era la nostra vita allora. E ci furono liti per hotdog con senape, per cyclette non utilizzate, per amici non visti. E ci fu noia. Ci fu sesso. Ci furono sorrisi e mani. Ancora speranze. Ancora noia. E ci fu paura. Promesse non mantenute.

Ed io ti ho veduto salire sopra un altare
e dire una messa da topi e per i topi pregare


E le dita continuano a ticchettare (che non sono passi e non è buon umore). E il cielo è ancora color inverno.

La ragazza con le unghia lunghe arriva con una tazza di te e si siede alla scrivania.

Tra una riga e l'altra di questo foglio di pixel, Berlusconi annulla leggi e ne fa di nuove, gente mai vista scrive post su blog, voci tedesche mormorano alla mia sinistra, voci spagnole a voce alta discettano alla mia destra.

Coinquilina mayor - che già più non condivide l'appartamento - sarà a casa, un occhio a leggere, un orecchio alla TV. I telefoni al suo fianco sul tavolino di vimini. Hermanita starà combattendo fra carte e scartoffie in attesa che il buio le regali l'atteso abbraccio e le carezze. L'uomo col cellulare, che il martedì ha giornata lunga, sarà alla macchinetta del caffè con la sua nuova compagna, mentre E. da dietro a una colonna li guarda e fa gestacci.

Perché la vita va. Vita era ieri. E vita sarà domani. E non spieghino a me come si usa l'articolo in italiano.


Da troppo tempo bella, non più bella tra poco, colei che vide al gioco la piccola Graziella.

Belli i belli occhi strani della bellezza ancora d'un fiore che disfiora e non avrà domani.

martedì 20 maggio 2008

Per brevità chiamato artista

il titolo è un link, fateci clic! e buon ascolto :-)

giovedì 15 maggio 2008

Di Guccini, Machiavelli e altre schiocchezze

Da quando Guccini ha cominciato a scrivere con Machiavelli i gialli ambientati in Emilia, io di tanto in quando mi chiedo... chi dei due ha scritto cosa. Dei romanzi dico.

Ovviamente ho una mia teoria. Non sia mai detto che Scogliera non ha un'opinione, soprattutto se si parla di lingua.
Secondo me Machiavelli inventa la storia e Guccini scrive.
La teoria è supportata dal fatto che la lettura dei libri che Guccini ha scritto da solo risulta veramente laboriosa dal punto di vista del contenuto, in quanto la trama è pressocché inesistente, mentre è incredibile dal punto di vista linguistico, cosa che non meraviglia, visto che già sappiamo come scrive Guccini dallaesue canzoni e quanto della cultura e letteratura italiana ed europea ci sia nella sua opera cantautorale. Ovviamente Machiavelli potrebbe sentirsi offeso, della serie: sta sciaquetta di Scogliera pensa che non ho un buono stile. Caro Machiavelli, non lo so che stile hai, perché confesso prima che tu iniziassi a scrivere con Guccini non sapevo nemmeno chi fossi. Purtroppo godo di una certa ignoranza. Mia madre cmq, che legge tutto il tuttibile, dice che scrivi bene, ma le ho chiesto un parere tre giorni fa e anche lei pensa che la lingua dei vostri gialli sia farina del sacco di Guccini.

Ora, io adoro quei gialli. Si respira l'odore della montagna emiliana. Si gusta il sapore di un lessico vernacolare perfettamente integrato in un italiano colto con influenza poetica dei periodi più disparati. Si sente il rumore di sottofondo della guerra e la stessa umana compassione e sensibilità con cui Guareschi (altro emiliano) guardava ai suoi Peppone e Don Camillo, lo stesso modo di aggettivare, lo stesso modo di nomignolare, l'affetto per lo stesso periodo storico e a volte addirittura interi sintagmi sembrano usciti da un racconto sul prete manesco. Si annusa dappertutto l'odore della montagna, della terra bagnata, si ode il respiro dei montanari che si inerpicano su pendii che vedono gente sì e no una volta alla settimana. Si sente un'esperienza vera.

E c'è l'eco qui e là, lì e qui, del lessico gucciniano. E della sua articolazione sintattica. C'è una precisione quasi pascoliana nella descrizione della natura. Purtroppo non ricordo a memoria i sintagmi gucciniani, né li ho appuntati.

Cmq il motivo per cui ho iniziato a scrivere questo post è che sto leggendo Tango e gli altri, e a parte andare in estasi a ogni descrizione della montagna e a pensare un pagina sì e l'altra pure "questa l'ha scritta Guccini" oggi sono incappata in un paio di punti che mi sono apparsi frettolosi. Come di una buona capacità di scrivere però affettata e non sviluppata, come appunto capita quando non si ha abbastanza tempo fare qualcosa...
Comunque già nei giorni scorsi avevo notato che almeno in un paio di casi ci sono virgole tra il soggetto e il verbo, altro sintomo di fretta o di editing così e così, se vogliamo...

Oggi sono arrivata a pagina 100, dove il maresciallo Santovito, proveniente dalla provincia di Salerno, resosi conto di aver lasciato in macchina il pacchetto di sigari pronuncia la fatidica frase: "Ma guarda te. Senza sigari e con un piede a bagno."
Ma io dico, voi ve lo immaginate mai un campano a dire "ma guarda te"? Io no. Può aver vissuto in Emilia quanti anni pare a loro, ma un campano che ha vissuto almeno i primi 20 anni della sua vita in Campania non userà mai il "te" in quella posizione, soprattutto se è solo e sta imprecando tra sé e sé, come specifica il narratore. Io non me lo immagino, nemmeno se era un campano vissuto nel 1960 e che può usare l'espressione, invero un po' antiquata al giorno d'oggi (ma è questo che mi piace), "piede a bagno".

Uno sbarione culturale direi... un po' strano a dire il vero...
Ovviamente io propendo a credere che sia opera dell'editor, del correttore di bozze o di chi per essi... cmq sia, Guccini, ti perdono :-) perché senza di te la mia vita non sarebbe la stessa.

Ah! Ovviamente questi gialli hanno un'altra pecca: sono Mondadori, ov curs... per questo, Guccini, non lo so se ti perdono. Ci devo pensare. Forse se dici 3 avemaria e vieni a fare un concerto a Barcelona ci posso pensare, purché il concerto lo faccia da seduto, se no con la tua stazza da Bove ci schiacci tutti :-) e se ti mangi la frutta sciroppata in scatola, per favore invitami nel tunnel a mangiarla con te :-)

lunedì 21 aprile 2008

mangio come un bove e sono entrato nel tunnel della frutta sciroppata in scatola

Per ulteriori informazioni, fare clic sul titolo del post.

domenica 20 aprile 2008

treni

Pensando al treno perso di Kost: "perso" è anagramma di "preso".

Quel treno io l'ho preso e ho fatto bene
... cantava De Gregori...
E chissà quante volte ha pensato di averlo perso il treno, o ha pensato di averlo preso e poi si è accorto di essere salito sul treno sbagliato.

Come me ad esempio... me lo domando a volte se dovevo rimanere sul treno su cui ero e se questa coincidenza mi porterà mai da nessuna parte.

Intanto vivo e ogni tanto guardo un film. Come stasera... e ovviamente mi faccio domande. Poi mi dico che mi fa male pensare tanto e mi tuffo in un piatto di salsiccia di pollo e patate. Rigorosamente con rosmarino e cipolle e pepe nero. Se no che patate so'?

sabato 8 marzo 2008

Elucubrazioni

Quando scoppio a piangere così come ora ascoltando Culodritto solo perché penso a come doveva essere dolce Peppe quando mi diceva che questa era la sua canzone preferita. A come doveva essere sensibile pensando al padre e alla bambina. Rispecchiandosi forse in quel padre. Pensando che sua figlia non sarà con me. A come lo volevo, quando calpestavamo ventenni quei sanpietrini, rintanandoci nella Ricordi a cercare di scoprire se Guccini dicesse "in questa pista di voglie sorte" o "in questa pista di voglia e sorte" come se fosse un grande problema dell'umanità.

Quando non riesco a trattenere le lacrime perché il mio collega che era seduto a cena di fronte a me ieri, camminava giusto davanti a me, nello stesso identico modo in cui cammina Peppe. Con le gambe staccate, i piedi un po' all'indentro un po' all'infuori, con la testa bassa, guardandosi le punte e puntando con il piede destro ogni tanto qualcosa sul pavimento... e la mano sinistra in tasca, solo con la punta delle dita in tasca... [incredibile come due persone che non si sono mai viste, nate e cresciute in paesi diversi possano essere fisicamente identici se guardati con vista posteriore. Se mi avessero messo questo ragazzo davanti senza dirmi chi fosse avrei pensato che era Peppe]

... il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiami vita...

E intanto nella mia mente immagini. Mentre il web si interroga sui sette segreti di ciascuno e io mi chiedo quali siano i miei segreti.
Ce n'è uno... sì non ci sono molte cose di me che non sa nessuno. C'è una che sa solo lui. E mi rimproverò perché non faccio attenzione quando attraverso la strada.

Ed eskimo che mi pareva una canzone da adulti ora potrei cantarla io. Sono io quella che alle cose ci arriva per contrarietà.

Quando penso a tutto questo...
...mi manca. Mi manca passeggiare sui quei sanpietrini. Mi manca parlare di cose assurde e di nessun interesse per il mondo intero eccetto noi due. Mi manca quel piccolo cinema a modena dove vedemmo quel film con Adam Sandler mezzo pazzo. Mi manca la spiaggia di Viserbella dove oggi con stivaloni di plastica la gente si riverserà a cercare cannolicchi e altri frutti di mare nella sabbia... come ogni sabato di marzo. E osservare i particolari con lui. E il cane con l'enorme pesce in bocca. E la pizza con gli asparagi, tutta croccante, che mi faceva schifo, ma era diventata la nootra pizza, la migliore che avessimo trovato il quella romagna umida e invernale, dove l'odore del mare è diverso e dove non ci sono le rocce della costiera amalfitana.

...E io come sempre faccio quel che posso...

E più di tanto non si può fare. Più che invitarlo qui. Si potrebbe prendere un aereo. Barcellona Forlì. Cercare un bus o qualcosa. Arrivare alla stazione... e telefonargli. E dire sono qui.
Verrebbe? non verrebbe? è fine settimana. Sarà con lei. Gli scombussolerei la vita e mi odierebbe per sempre.

Intanto ho fame... perché io ho sempre fame. Me lo rinfacciava sempre... che avevo la pancia perché mangiavo troppo. "oh ma magni sempre"...
Se fossi stata più forte.
Se avessi saputo esprimere a parole tutto quello che avevo dentro.
Se queste lacrime smettessero di piovere sul mio viso.
Se youtube ricominciasse a suonare...

La vedi nel cielo quell'alta pressione la senti una strana stagione...

...lo sai che non siamo più niente...

...e mi è venuta in mente quella canzone che imparai a un camposcuola di azione cattolica... la cantava un allampanato ventenne con pochi capelli e un sorriso pieno e occhi del colore dei miei. Mi dava gioia di vivere. Ora fa il giornalista a Roma. Si è anche sposato. Non con la stessa donna che amava allora. Lei lo lasciò dopo otto anni.
Come io ho fatto con Peppe.
Lei non lo so che fa...
E io sognavo bretelle gialle...
è che noi donne siamo più complicate...
...e bla bla fratelli...

Forse non lo sai ma pure questo è amore
Forse non lo sai ma pure questo è amore
Forse non lo sai ma pure questo è amore
Forse non lo sai ma pure questo è amore

La scrittura ha un potere catartico, questo si sà... Per te bisogna sempre scrivere e lottare
Questa à una delle mie preferite. Il caos della vita.
...un nido di rose ai piedi dell'arcobaleno...

E tutto il resto "me da igual"...

E da quel punto in poi sentimmo sotto di noi svolgersi il sentimento largo e intento ad una tutta sua meditazione noncurante che sopra la sua pelle si ballasse, le foglie coi barattoli le casse...

domenica 24 febbraio 2008

Tocar un Djembe

Ne avete mai suonato uno?
Io sì!

Oggi! Qui.
Un'esperienza
inolvidable.

Duemila persone, incluso un congruo numero di ragazzini, a suonare e ridere insieme guidati da una band francese.
Un modo sicuro per scaricare l'energia, avere mani doloranti e divertirsi da matti! :-)