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venerdì 21 gennaio 2011
mercoledì 22 settembre 2010
Cose turche
era tanto tempo che non viaggiavo sulla Sita e viaggiandoci, non solo ho perso gli occhiali (che sfiga), ma ho anche soperto questo
"non abbiam bisogno di parole per dire quello che è nascosto dentro al nostro cuore..."
"non abbiam bisogno di parole per dire quello che è nascosto dentro al nostro cuore..."
lunedì 16 agosto 2010
tu nella vita comandi fino a quando hai stretto in mano il tuo telecomando
normalmente si pensa che se uno non scrive è perché non ha niente da dire.
il discorso fila.
si sa peró io sono la donna dell'incomprensibile, dell'ineffabile di ció che sfugge alle logiche della gente civile, ordinata, organizzata.
ció sta a significare solo una cosa, ossia che non scrivo perchè ho troppe cose da dire e non so quale scegliere. mhmm vedo che non mi credete e un po' fate bene perchè non scrivo non solo perchè non so scegliere quale delle cose che voglio dire, dire per prima ma anche per a conti fatti o pocherrimo tempo. ma proprio pocherrimo.
ad esempio qualche giorno fa volevo farvi ridere con le avventure di scogliera e il decoder del digitale terrestre, in particolare con la conversazione avuta sul ballatoio con l'attempato vicino.
sì del tipo che io dopo 4 mesi senza tv finalmente mi sono decisa a comprare questo TDT ma quando l'ho montato non fungeva. dopo aver fatto gli appropriati controlli con il venditore e aver appurato che fuori da casa mia funzionava, l'imputata è stata l'antenna. comprato il nuovo cavo il decoder non funzionava cmq, allora l'idea brillante è stata andare a bussare ai vicini di casa per sapere se a loro funzionava.
- dlin dlon
-silenzio, poi dopo un po' rumore di mani sullo spioncino
- hola, buenas noches, sono ragazza della porta accanto -che fa tanto proposta indecente, peró no col vicino 60enne un po' scorbutico no-
-altro rumore dietro la porta, che finalmente si apre lasciando il posto alla seguente visione
uomo brizzolato peludo o peloso che dir si voglia in mutande a righe modello ombrellone da spiaggia anni '50 che impugna un minaccioso telecomando [lupus in fabula].
io timidamente dico che ho bussato perchè ho appena comprato il decoder ma non funziona
risposta - chiama un tecnico
io - no ma io veramente... volevo sapere se a voi funzionava, perchè al negozio mi hanno fatto vedere che il decoder funziona e allora ho pensato che era l'antenna
vicino in mutande anzi mutandoni a rigoni verdi arancioni - sì l'antenna funziona te l'assicuro, l'abbiamo fatta collaudare, funziona in tutto il palazzo, si sente fin qui la senti [dice agirando il telecomando]
io - no veramente non la sento... [notasi che io ero lì un po' incredula che non capivo...]
lui - come non la senti, entra che è accesa, ti dico si vede, benissimo
io - presa di sorpresa resto a bocca aperta perchè vorrei dire che chissenefrega di vederlo coi miei occhi, ci credo se me lo dice lui.
lui peró si fa tutto il suo film e decide di dirmi con sorriso arguto - dai ho capito, entra che io resto fuori
io, tra me e me penso - ma cosa pensi, pensi che io penso che vuoi violentarmi bhuahuahuahua
PENSIONATO CON MUTANDONI A RIGHE VIOLENTA GIOVANE VICINA ALTA 20 CM PIÚ DI LUI MINACCIANDOLA CON UN TELECOMANDO
io - no pero no hace falta, yo solo querìa saber... se è l'antenna cosa devo fare perchè me l'aggiustino.
lui - l'antenna funziona. se hai problemi chiedilo a un tecnico [quanto meno non si contraddice], agitando il telecomando e ogni tanto guardandosi le mutande [infondo un po' in imbarazzo deve essersi sentito anche lui].
io - vabbè dai se non è l'antenna ci riprovo, grazie
scogliera rientra in casa incredula. alla fine ce la mette tutta e riesce a botta di tentavi e regolazioni di volume e colore a visualizzare le immagini e a vedere programmi, hip hip urrá
ma...
ride bene chi ride ultimo...
da ieri la tv non trasmette piú video ma solo audio, sì solo audio per la precisione la radiooooooo
il discorso fila.
si sa peró io sono la donna dell'incomprensibile, dell'ineffabile di ció che sfugge alle logiche della gente civile, ordinata, organizzata.
ció sta a significare solo una cosa, ossia che non scrivo perchè ho troppe cose da dire e non so quale scegliere. mhmm vedo che non mi credete e un po' fate bene perchè non scrivo non solo perchè non so scegliere quale delle cose che voglio dire, dire per prima ma anche per a conti fatti o pocherrimo tempo. ma proprio pocherrimo.
ad esempio qualche giorno fa volevo farvi ridere con le avventure di scogliera e il decoder del digitale terrestre, in particolare con la conversazione avuta sul ballatoio con l'attempato vicino.
sì del tipo che io dopo 4 mesi senza tv finalmente mi sono decisa a comprare questo TDT ma quando l'ho montato non fungeva. dopo aver fatto gli appropriati controlli con il venditore e aver appurato che fuori da casa mia funzionava, l'imputata è stata l'antenna. comprato il nuovo cavo il decoder non funzionava cmq, allora l'idea brillante è stata andare a bussare ai vicini di casa per sapere se a loro funzionava.
- dlin dlon
-silenzio, poi dopo un po' rumore di mani sullo spioncino
- hola, buenas noches, sono ragazza della porta accanto -che fa tanto proposta indecente, peró no col vicino 60enne un po' scorbutico no-
-altro rumore dietro la porta, che finalmente si apre lasciando il posto alla seguente visione
uomo brizzolato peludo o peloso che dir si voglia in mutande a righe modello ombrellone da spiaggia anni '50 che impugna un minaccioso telecomando [lupus in fabula].
io timidamente dico che ho bussato perchè ho appena comprato il decoder ma non funziona
risposta - chiama un tecnico
io - no ma io veramente... volevo sapere se a voi funzionava, perchè al negozio mi hanno fatto vedere che il decoder funziona e allora ho pensato che era l'antenna
vicino in mutande anzi mutandoni a rigoni verdi arancioni - sì l'antenna funziona te l'assicuro, l'abbiamo fatta collaudare, funziona in tutto il palazzo, si sente fin qui la senti [dice agirando il telecomando]
io - no veramente non la sento... [notasi che io ero lì un po' incredula che non capivo...]
lui - come non la senti, entra che è accesa, ti dico si vede, benissimo
io - presa di sorpresa resto a bocca aperta perchè vorrei dire che chissenefrega di vederlo coi miei occhi, ci credo se me lo dice lui.
lui peró si fa tutto il suo film e decide di dirmi con sorriso arguto - dai ho capito, entra che io resto fuori
io, tra me e me penso - ma cosa pensi, pensi che io penso che vuoi violentarmi bhuahuahuahua
PENSIONATO CON MUTANDONI A RIGHE VIOLENTA GIOVANE VICINA ALTA 20 CM PIÚ DI LUI MINACCIANDOLA CON UN TELECOMANDO
io - no pero no hace falta, yo solo querìa saber... se è l'antenna cosa devo fare perchè me l'aggiustino.
lui - l'antenna funziona. se hai problemi chiedilo a un tecnico [quanto meno non si contraddice], agitando il telecomando e ogni tanto guardandosi le mutande [infondo un po' in imbarazzo deve essersi sentito anche lui].
io - vabbè dai se non è l'antenna ci riprovo, grazie
scogliera rientra in casa incredula. alla fine ce la mette tutta e riesce a botta di tentavi e regolazioni di volume e colore a visualizzare le immagini e a vedere programmi, hip hip urrá
ma...
ride bene chi ride ultimo...
da ieri la tv non trasmette piú video ma solo audio, sì solo audio per la precisione la radiooooooo
martedì 8 dicembre 2009
el amigo invisible
sì, lo so, pure voi quando eravate bambini c'avevate l'amico invisibile e ve lo portavate in giro per la casa, e dicevate a vostra madre "mamma, non ti sedere che stai schiacciando il mio amico Gianni o Nino (che fa più bambino)".
E anche se questo Nino non ha paura di tirare un calcio di rigore, il vostro amico invisibile non c'entra un cazzo anche se piace tanto ai giovani.
Insomma, voi lo sapete giá che a Natale si fanno i regali. In Italia nelle aziende i regali li fa l'azienda, tipo che a seconda di quanto è sfigata l'azienda vi possono regalare un panettone bauli o l'asti cinzano o se l'azienda è un po' meno sfigata vi regalano i menestrelli di Scaturchio e l'agenda personalizzata di Nazareno Gabrieli (che poi non sarà un caso che proprio a Natale vi regalino una cosa di uno che si chiama Nazareno) o se è ancora meno sfigata vi fanno un regalo di marca tipo D&G ma poi se siete sfigati voi (ecco il mio caso) vi possono regalare un completino intimo rosso di dolce e gabbana, che già è secondo voi cattivo gusto regalare biancheria intima ai dipendenti ma poi dopo pure una taglia che vi grande di culo e piccola di seno!!! Vabbè, comunque tutto ciò teoricamente succede anche in altre parti d'Europa, tipo in Spagna. Non nella mia azienda peròò. La mia azienda è più sfigata anche di quelli che regalano l'asti cinzano. Nella mia azienda pertanto i regali li fanno i dipendenti. In Irlanda questa pratica si chiama Kris Kindle mentre in Spagna, tanto per venire finalmente al punto, si chiama Amigo invisible.
Ora nella mia azienda sfigata a me mi è capitato di sorteggiare come amigo invisible un collega spagnolo che non sente non vede ma parla del suo gallo da battaglia, ehm no, vede e sente però è uno di quelli che vivono di battute e di gossip e che tanto qualsiasi cosa gli regali non gli interesserà perché proprio il concetto del regalo in sé probabilmente gli è indifferente. Indi per cui io che in questo grande gioco un anno ho regalato una candela, un altro anno una bottiglia di vino e l'anno dopo un'altra candela quest'anno mi sono detta: io mo' al collega spagnolo gli regalo la prima stronzata che trovo, quanto piú inutile e stupida meglio è. Cosa che mi sembrava facile.
Non avevo fatto però i conti con due elementi fondamentali della Navidad o del Nadal che dir si voglia.
1) I negozi sono pieni di cose inutili e stupide. Se poi fanno anche ridere questo sta negli occhi di chi guarda.
2) La mia coscienza.
Il punto due è quello che mi interessa di più. Cioè io devo spendere 10 euro e altre venti persone di sfigazienda faranno lo stesso. Mo' con tutti quei soldi, vabbè non sono tanti però sempre soldi sono, quanti bambini del terzo mondo ci mangiano? Quanti terremotati dell'Aquila potrebbero avere un natale un poco meno peggio, quante vecchine povere anziché wrustel lessi potrebbero mangiarsi un bel pezzo di vitello? Soprattutto se pensi al fatto che la mia sfigazienda non è probabilmente l'unica che ha adottato sti amici invisibili ti rendi conto di quanto è brutto il capitalismo e la coscienza ti fa male sempre di piú.
Ma poi, diciamoci la veritá, amici di chi?
Quindi quando io sono andata da Natura Casa (il tempio del consumismo finto fair trade della capitale catalana, straripante di ricchezza ma piangente miseria) e ho avvistato quello che mi sembrava un regalo quasi inutile e quasi carino ovvero un fermaporta a forma di formaggio col topolino sopra (sì lo so è inutile), ho cominciato a pensare: "ma vermaente faccio che devo spendere otto euro e cinquanta per regalare a qualcuno che a stento mi dice "ciao" se mi incontra alla macchinetta del caffè una cosa per la quale probabilmente mi prenderà per culo per il resto della vita (senza veramente prendermi per culo facendo il mio nome perché poi alla fine sono un amico invisibile). Insomma ho cominciato a pensare a tutta quella gente accalcata da Natura casa a guardare oggetti di somma inutilità provenienti da paesi dove con il costo di uno di quegli oggetti inutili un cristiano, ma anche uno di un'altra religione (jiji), ci mangia per un mese. E mi sono detta ma veramente faccio? Ma veramente io sto accendendo un cero al dio dell'inutilità, del denaro, dello sperpero, del capitalismo?
Allora poi col mio amico (questa volta visibile - pure troppo aggiungerei) che cercava pure lui il regalo per l'amica invisibile siamo andati in un altro negozio dove lui ha trovato un peluche a forma di animale esotico per la ragazza hippie mentre io mi sono fermata a guardare un oggetto similelettrico a forma allungata, mezzo in metallo mezzo in plastica, con una specie di punta a cerchio di metallo. Lo analizzavo. L'amico visibile mi ha detto nella lingua che parliamo tra noi "lo so che cos'è; è un rasoio per i peli del naso. Questo è un bel regalo per il tuo collega spagnolo che non sente non vede, e guarda costa solo setteuroecinquanta" (un euro in meno tolto alle bocche delle vecchine). E tu pensi (e dici, perchè hai questa abitudine da sempre che prima parli e poi pensi) 1) jajaja come lo sai che è x i peli del naso, ce l'hai? 2) Uau, questo regalo fa veramente ridere, va proprio bene per il collega spagnolo che non sente non vede con la sua maglietta fucsia e le sue battute che prendono per culo il mondo intero.
Stai quasi per prendere l'oggetto e portarlo alla cassa quando taradá ti chiedi ma veramente c'è qualcuno che nel mondo si rade i peli del naso con questo aggeggio? E chiedi all'amico visibile pure troppo: scusa ma tu lo useresti mai? E lui risponde: solo prima di un appuntamento!!! Insomma cominci a pensare di nuovo alle vecchine...
E insomma usciamo dal negozio. Né io né il mio amico abbiamo comprato il relativo oggetto inutile. Sono le dueemezza e i negozi nell'area in cui siamo stanno chiudendo. Che facciamo? Altro!
Marò, ma io gli amici li voglio visibili!!!
Topo fermaporta o rasoio per peli del naso?!?!?
E anche se questo Nino non ha paura di tirare un calcio di rigore, il vostro amico invisibile non c'entra un cazzo anche se piace tanto ai giovani.
Insomma, voi lo sapete giá che a Natale si fanno i regali. In Italia nelle aziende i regali li fa l'azienda, tipo che a seconda di quanto è sfigata l'azienda vi possono regalare un panettone bauli o l'asti cinzano o se l'azienda è un po' meno sfigata vi regalano i menestrelli di Scaturchio e l'agenda personalizzata di Nazareno Gabrieli (che poi non sarà un caso che proprio a Natale vi regalino una cosa di uno che si chiama Nazareno) o se è ancora meno sfigata vi fanno un regalo di marca tipo D&G ma poi se siete sfigati voi (ecco il mio caso) vi possono regalare un completino intimo rosso di dolce e gabbana, che già è secondo voi cattivo gusto regalare biancheria intima ai dipendenti ma poi dopo pure una taglia che vi grande di culo e piccola di seno!!! Vabbè, comunque tutto ciò teoricamente succede anche in altre parti d'Europa, tipo in Spagna. Non nella mia azienda peròò. La mia azienda è più sfigata anche di quelli che regalano l'asti cinzano. Nella mia azienda pertanto i regali li fanno i dipendenti. In Irlanda questa pratica si chiama Kris Kindle mentre in Spagna, tanto per venire finalmente al punto, si chiama Amigo invisible.
Ora nella mia azienda sfigata a me mi è capitato di sorteggiare come amigo invisible un collega spagnolo che non sente non vede ma parla del suo gallo da battaglia, ehm no, vede e sente però è uno di quelli che vivono di battute e di gossip e che tanto qualsiasi cosa gli regali non gli interesserà perché proprio il concetto del regalo in sé probabilmente gli è indifferente. Indi per cui io che in questo grande gioco un anno ho regalato una candela, un altro anno una bottiglia di vino e l'anno dopo un'altra candela quest'anno mi sono detta: io mo' al collega spagnolo gli regalo la prima stronzata che trovo, quanto piú inutile e stupida meglio è. Cosa che mi sembrava facile.
Non avevo fatto però i conti con due elementi fondamentali della Navidad o del Nadal che dir si voglia.
1) I negozi sono pieni di cose inutili e stupide. Se poi fanno anche ridere questo sta negli occhi di chi guarda.
2) La mia coscienza.
Il punto due è quello che mi interessa di più. Cioè io devo spendere 10 euro e altre venti persone di sfigazienda faranno lo stesso. Mo' con tutti quei soldi, vabbè non sono tanti però sempre soldi sono, quanti bambini del terzo mondo ci mangiano? Quanti terremotati dell'Aquila potrebbero avere un natale un poco meno peggio, quante vecchine povere anziché wrustel lessi potrebbero mangiarsi un bel pezzo di vitello? Soprattutto se pensi al fatto che la mia sfigazienda non è probabilmente l'unica che ha adottato sti amici invisibili ti rendi conto di quanto è brutto il capitalismo e la coscienza ti fa male sempre di piú.
Ma poi, diciamoci la veritá, amici di chi?
Quindi quando io sono andata da Natura Casa (il tempio del consumismo finto fair trade della capitale catalana, straripante di ricchezza ma piangente miseria) e ho avvistato quello che mi sembrava un regalo quasi inutile e quasi carino ovvero un fermaporta a forma di formaggio col topolino sopra (sì lo so è inutile), ho cominciato a pensare: "ma vermaente faccio che devo spendere otto euro e cinquanta per regalare a qualcuno che a stento mi dice "ciao" se mi incontra alla macchinetta del caffè una cosa per la quale probabilmente mi prenderà per culo per il resto della vita (senza veramente prendermi per culo facendo il mio nome perché poi alla fine sono un amico invisibile). Insomma ho cominciato a pensare a tutta quella gente accalcata da Natura casa a guardare oggetti di somma inutilità provenienti da paesi dove con il costo di uno di quegli oggetti inutili un cristiano, ma anche uno di un'altra religione (jiji), ci mangia per un mese. E mi sono detta ma veramente faccio? Ma veramente io sto accendendo un cero al dio dell'inutilità, del denaro, dello sperpero, del capitalismo?
Allora poi col mio amico (questa volta visibile - pure troppo aggiungerei) che cercava pure lui il regalo per l'amica invisibile siamo andati in un altro negozio dove lui ha trovato un peluche a forma di animale esotico per la ragazza hippie mentre io mi sono fermata a guardare un oggetto similelettrico a forma allungata, mezzo in metallo mezzo in plastica, con una specie di punta a cerchio di metallo. Lo analizzavo. L'amico visibile mi ha detto nella lingua che parliamo tra noi "lo so che cos'è; è un rasoio per i peli del naso. Questo è un bel regalo per il tuo collega spagnolo che non sente non vede, e guarda costa solo setteuroecinquanta" (un euro in meno tolto alle bocche delle vecchine). E tu pensi (e dici, perchè hai questa abitudine da sempre che prima parli e poi pensi) 1) jajaja come lo sai che è x i peli del naso, ce l'hai? 2) Uau, questo regalo fa veramente ridere, va proprio bene per il collega spagnolo che non sente non vede con la sua maglietta fucsia e le sue battute che prendono per culo il mondo intero.
Stai quasi per prendere l'oggetto e portarlo alla cassa quando taradá ti chiedi ma veramente c'è qualcuno che nel mondo si rade i peli del naso con questo aggeggio? E chiedi all'amico visibile pure troppo: scusa ma tu lo useresti mai? E lui risponde: solo prima di un appuntamento!!! Insomma cominci a pensare di nuovo alle vecchine...
E insomma usciamo dal negozio. Né io né il mio amico abbiamo comprato il relativo oggetto inutile. Sono le dueemezza e i negozi nell'area in cui siamo stanno chiudendo. Che facciamo? Altro!
Marò, ma io gli amici li voglio visibili!!!
Topo fermaporta o rasoio per peli del naso?!?!?
giovedì 19 novembre 2009
venerdì 13 novembre 2009
giovedì 23 luglio 2009
Io tutte le mattine mi mangio un cruasán de chocolate, che poi in realtá è con la nutella, l'unico cruasán con la nutella che si trova a Barcellona...
sottotitolo: e io l'ho trovato
Invece un anno fa un libro ha trovato me. Me l'ha regalato la mia amica Pinta, muy muy linda, la quale trovatasi a passare per Barcelona pensò bene di comparmi questo libro. Lo que pasa es que io finora questo libro non l'avevo letto. Voglio dire, un libro in spagnolo, in spagnolo rapido e gergale... in un periodo in cui leggevo poco e facevo sport. Caso vuole che ora faccio meno deporte e leggo di piú e che mi sia ricordata, hace dìas, que avevo ancora questo libro che mi aveva regalato Pinta. Fatto sta che io leggo sobretodo in metro, perché poi si sa se in metro non si vuole diventare scemi guardando i piedi della gente, o i peli della gente (che è peggio) o bambini moccolosi o 50 ventenni vestite a festa o 30 barbuti un poco luridi, si sa, la cosa migliore è leggere. Anche perché altro tempo per leggere non è che lo avrei.
E allora io ho preso il libro e me lo sono messo nella borsa del pranzo. E lo so che state pensando, ma no non si è unto di pollo al vino né di riso con spinaci e lomo. Peró sì che ci stava bene nella borsa del pranzo in cui c'era anche un cruasán, non quello con la nutella, no, perché in questi giorni voglio scendere la pancia o panza che dir si voglia e allora il cruasán lo prendo normál.
E insomma sì, il libro parla di cruasán. Perché lo mejor que le puede pasar a un cruasán es que lo unten con mantequilla, che poi a me il burro non mi piace nemmeno. Pero non è questo che conta, quel che conta è che io en el metro mi diverto un montón, leyendo a Pablo Tussot.
Invece un anno fa un libro ha trovato me. Me l'ha regalato la mia amica Pinta, muy muy linda, la quale trovatasi a passare per Barcelona pensò bene di comparmi questo libro. Lo que pasa es que io finora questo libro non l'avevo letto. Voglio dire, un libro in spagnolo, in spagnolo rapido e gergale... in un periodo in cui leggevo poco e facevo sport. Caso vuole che ora faccio meno deporte e leggo di piú e che mi sia ricordata, hace dìas, que avevo ancora questo libro che mi aveva regalato Pinta. Fatto sta che io leggo sobretodo in metro, perché poi si sa se in metro non si vuole diventare scemi guardando i piedi della gente, o i peli della gente (che è peggio) o bambini moccolosi o 50 ventenni vestite a festa o 30 barbuti un poco luridi, si sa, la cosa migliore è leggere. Anche perché altro tempo per leggere non è che lo avrei.
E allora io ho preso il libro e me lo sono messo nella borsa del pranzo. E lo so che state pensando, ma no non si è unto di pollo al vino né di riso con spinaci e lomo. Peró sì che ci stava bene nella borsa del pranzo in cui c'era anche un cruasán, non quello con la nutella, no, perché in questi giorni voglio scendere la pancia o panza che dir si voglia e allora il cruasán lo prendo normál.
E insomma sì, il libro parla di cruasán. Perché lo mejor que le puede pasar a un cruasán es que lo unten con mantequilla, che poi a me il burro non mi piace nemmeno. Pero non è questo che conta, quel che conta è che io en el metro mi diverto un montón, leyendo a Pablo Tussot.
martedì 14 luglio 2009
sabato 16 maggio 2009
Da Repubblica
In chiusura alcune citazioni del repertorio berlusconiano. Una su tutte: "Non ho bisogno di governare per avere potere. Ho case dappertutto, barche stupende, una moglie (ormai ex) stupenda e una famiglia bellissima. Io, in politica, mi sto sacrificando per il Paese".
giovedì 7 maggio 2009
domenica 3 maggio 2009
commento
secondo me se Veronica Lario vuole divorziare sono cazzi dei suoi. A me non mi importa un fico secco e non capisco perchè Repubblica online debba darla come seconda notizia. Mi sembra addirittura piú interessante la terza notizia, ovvero quella su Milan-Juve. Ad ogni modo secondo me entrambe starebbero meglio su Gente o riviste affini.
lunedì 29 dicembre 2008
Evento del giorno e altre favole
oggi c'era la messa per mia nonna e mio nonno, quella che mia mamma fa dire una volta al mese il giorno della morte di mia nonna. Questo mese siccome ero qui, sono andata.
Il sacerdote che celebrava la messa è lo stesso da quando mi ricordo. Dai sette anni fino a quando sono divenata troppo alta per stargli accanto, gli ho fatto da chirichetto. Quindi le parole della messa che conosco da sempre sono quelle che ho imparato ascoltando lui. La voce della messa per me ha la voce sommessa e cadenzata di questo sacerdote.
Anche se ormai vado a messa solo in occasione di matrimoni e funerali, le parole della messa le ricordo a memoria. Oggi ripetevo nella mia mente dietro al sacerdote ogni parola, finché al punto della liturgia in cui si pronuncia il nome del Papa mi sono interrotta, perché a me veniva "il papa Giovanni Paolo" mentre il sacerdote diceva "il papa Benedetto". Lasciando da parte il fatto che la locuzione "il papa benedetto" potrebbe far pensare che esistano papi maledetti, l'evento è veramente impressionante. Da quanto tempo non entravo in una chiesa?!?!?
Poi dopo la messa avevo appuntamento con una persona che conosco bene e che mi conosce bene. Lo dicevamo giusto stasera, mentre parlavamo come sempre del più e del meno -o per meglio dire del più e del meno di nostro interesse- che ci conosciamo da vent'anni. Tra gli argomenti toccati quello che mi ha toccato di più è stato il racconto del mio amico sulla madre che è stata a sedute di esorcismo celebrate da un prete.
Io sono sicuramente ignorante, ma pensavo che l'esorcismo fosse un cosa da film. Ho invece scoperto che è una pratica completamente riconosciuta dalla Chiesa (cattolica). E che c'è gente normale come la madre del mio amico che ha assistito alle preghiere anti demonio.
Per prima cosa mi sono chiesta perché al catechismo non ti insegnano che esiste l'esorcismo e perché quando studi Dante ti lasciano intendere che l'esistenza dei demoni era un'antica credenza, ampiamente superata. Non che non lo sia (un'antica credenza). L'idea che i demoni possano impossessarsi della gente mi atterrisce. Come sempre in materia di religione, anche in questo caso sono agnostica.
Poi il mio amico mi ha esposto anche le varie ipotesi sulle origini di Cristoforo Colombo. Una di queste dice che Cristobal Colòn fosse catalano. Ma io da perfetta ignorante mi chiedo, ma se fosse catalano, visto che i catalani la N alla fine delle parole la lasciano cadere senza lasciare traccia, Colòn non si sarebbe chiamato più semplicimente Colò (come Licia). E soprattutto se il nome vero di Colombo fosse stato Colòn, ma perché gli italiani ci avrebbero aggiunto un -bo? Voglio dire, siamo perfettamente in grado di pronunciare un nome terminante in N. Anzi abbiamo cognomi italiani (dovrei dire veneti) terminanti in N preceduta da O accentata, ad esempio Bordon. E cmq se per essere pedanti ed italianizzanti avessimo voluto aggiungere la vocale finale di sillaba, per eccesso di grammaticalità, lo avremmo italianizzato in "Colono", così come ad esempio l'inglese Francis Bacon fu, secoli orsono, italianizzato in Francesco Bacone. Ora che ci penso l'esempio non è calzante. Sulla base di Bacone, avrebbe dovuto essere "Colone". Ad ogni modo quello che conta è: da dove cavolo verrebbe fuori la B, Willis?
In più Colombo è un cognome largamente attestato in Italia.
Dopo aver sciorinato le mie favole e aver dato libero sfogo alla mia favella di grande affabulatore, favolisticamente mi congedo e vado a vivere felice e contenta.
Il sacerdote che celebrava la messa è lo stesso da quando mi ricordo. Dai sette anni fino a quando sono divenata troppo alta per stargli accanto, gli ho fatto da chirichetto. Quindi le parole della messa che conosco da sempre sono quelle che ho imparato ascoltando lui. La voce della messa per me ha la voce sommessa e cadenzata di questo sacerdote.
Anche se ormai vado a messa solo in occasione di matrimoni e funerali, le parole della messa le ricordo a memoria. Oggi ripetevo nella mia mente dietro al sacerdote ogni parola, finché al punto della liturgia in cui si pronuncia il nome del Papa mi sono interrotta, perché a me veniva "il papa Giovanni Paolo" mentre il sacerdote diceva "il papa Benedetto". Lasciando da parte il fatto che la locuzione "il papa benedetto" potrebbe far pensare che esistano papi maledetti, l'evento è veramente impressionante. Da quanto tempo non entravo in una chiesa?!?!?
Poi dopo la messa avevo appuntamento con una persona che conosco bene e che mi conosce bene. Lo dicevamo giusto stasera, mentre parlavamo come sempre del più e del meno -o per meglio dire del più e del meno di nostro interesse- che ci conosciamo da vent'anni. Tra gli argomenti toccati quello che mi ha toccato di più è stato il racconto del mio amico sulla madre che è stata a sedute di esorcismo celebrate da un prete.
Io sono sicuramente ignorante, ma pensavo che l'esorcismo fosse un cosa da film. Ho invece scoperto che è una pratica completamente riconosciuta dalla Chiesa (cattolica). E che c'è gente normale come la madre del mio amico che ha assistito alle preghiere anti demonio.
Per prima cosa mi sono chiesta perché al catechismo non ti insegnano che esiste l'esorcismo e perché quando studi Dante ti lasciano intendere che l'esistenza dei demoni era un'antica credenza, ampiamente superata. Non che non lo sia (un'antica credenza). L'idea che i demoni possano impossessarsi della gente mi atterrisce. Come sempre in materia di religione, anche in questo caso sono agnostica.
Poi il mio amico mi ha esposto anche le varie ipotesi sulle origini di Cristoforo Colombo. Una di queste dice che Cristobal Colòn fosse catalano. Ma io da perfetta ignorante mi chiedo, ma se fosse catalano, visto che i catalani la N alla fine delle parole la lasciano cadere senza lasciare traccia, Colòn non si sarebbe chiamato più semplicimente Colò (come Licia). E soprattutto se il nome vero di Colombo fosse stato Colòn, ma perché gli italiani ci avrebbero aggiunto un -bo? Voglio dire, siamo perfettamente in grado di pronunciare un nome terminante in N. Anzi abbiamo cognomi italiani (dovrei dire veneti) terminanti in N preceduta da O accentata, ad esempio Bordon. E cmq se per essere pedanti ed italianizzanti avessimo voluto aggiungere la vocale finale di sillaba, per eccesso di grammaticalità, lo avremmo italianizzato in "Colono", così come ad esempio l'inglese Francis Bacon fu, secoli orsono, italianizzato in Francesco Bacone. Ora che ci penso l'esempio non è calzante. Sulla base di Bacone, avrebbe dovuto essere "Colone". Ad ogni modo quello che conta è: da dove cavolo verrebbe fuori la B, Willis?
In più Colombo è un cognome largamente attestato in Italia.
Dopo aver sciorinato le mie favole e aver dato libero sfogo alla mia favella di grande affabulatore, favolisticamente mi congedo e vado a vivere felice e contenta.
giovedì 20 novembre 2008
[continuando] coinquilinando
Le prime coinquline della mia vita vivevano in una casa degli anni cinquanta in un quartiere triste di Milano, palazzo di 6, 7 piani o più. Noi eravamo al secondo.[...]
Coinquilina-col-nome-biblico, minuta e alla moda, era una donna emanciapata. La madre l'aveva portata dal ginecologo a 16 anni per farle prescrivere la pillola. Aveva conosciuto il fidanzato in Costa Brava, il suo luogo d'origine, quando lui era andato lì in vacanza con gli amici. E da lì si erano innamorati. E avevano fatto l'erasmus ciascuno nella città dell'altro finché un bel giorno lei aveva detto al padre, produttore di turaccioli di sughero - che all'epoca mi sembrava un lavoro incredibilmente contadino -, che voleva andare a vivere a Milano. E il padre che la manteneva a Barcelona si piegò all'idea di mantenerla a Milano. Lei era fin troppo consapevole del coraggio che aveva avuto a trasferirsi nonché del valore del denaro. E sebbene di famiglia agiata, quando andavamo a fare la spesa al GS metteva nel sacchetto per la verdura un peperone, lo pesava, e poi ne aggiungeva altri due.
Credeva di avere in tasca la verità sul mondo. E su di me, anche.
A volte mi domando se la incontrerò di nuovo.
Coinquilina col nome chic aveva avuto un fidanzato nel suo paese, per vari anni, ma poi si erano lasciati. Il fidanzato era andata a trovarla mentre lei era lì. Comunque coinquilina col nome chic aveva due grandi amori. Gigi d'Alessio e Un posto al sole. È grazie (o per colpa) di coinquilina col nome chic che conosco la canzone che recita vulimm'c' cchiù ben' tutti i napoletani. Ed è così che ho scoperto le imperdibili avventure del biondo Alessandro Palladini.
Coinquilina col nome chic sopravviveva a botta di pasta al pesto già pronto e di piadine plasticose col prosciutto cotto. Il crudo non le piaceva. Non le piaceva il pesce e molte altre cose. Però nella sua credenza non mancavano mai le patatine fritte.
Poi coinquilina col nome chic aveva, o almeno ebbe in qui pochi mesi della nostra conoscenza, un altro amore. Si era presa una cotta colossale per un tipo che l'avrebbe probabilmente ignorata se lei non avesse mostrato interesse e disponibilità.
All'epoca io non ero come sono ora e per me già "fare l'amore" era una cosa mezza proibita, figuriamoci fare l'amore con qualcuno che lavora con te, che non ti ama, che conosci pochissimo, che se gli telefoni non ti risponde e che in più vuole farlo senza preservativo. Ma io non ho il nome chic. E nemmeno le scarpe leopardate.
Avevo però un fidanzato che non voleva che uscissi, e che se una sera non mi sentiva pensva fossi andata sotto una macchina, fossi stata rapita o lo avessi tradito.
E così avvenne, in quell'inverno milanese, che una sera che rossa milanese mi invità a cena da lei con suo marito e un loro amico, nonché mio collega, cdovetti affrontare la litigata più litigiosa della mia pluriennale relazione.
Fu così frustrante, così aberrante, così inutile e così incomprensibile (oltre che così doloroso) - mentre io mi sentivo incompresa - che innamorata com'ero e un po' stanca della condizione di fidanzatoemarginazione decisi di tornarmene a casa...
E il coinquilinaggio se acabò.
postilla: questo racconto è frutto dell'immaginazione. Fatti e persone sono inventati ed eventuali corrispondenze con la realtà vanno considerate casuali.
Coinquilina-col-nome-biblico, minuta e alla moda, era una donna emanciapata. La madre l'aveva portata dal ginecologo a 16 anni per farle prescrivere la pillola. Aveva conosciuto il fidanzato in Costa Brava, il suo luogo d'origine, quando lui era andato lì in vacanza con gli amici. E da lì si erano innamorati. E avevano fatto l'erasmus ciascuno nella città dell'altro finché un bel giorno lei aveva detto al padre, produttore di turaccioli di sughero - che all'epoca mi sembrava un lavoro incredibilmente contadino -, che voleva andare a vivere a Milano. E il padre che la manteneva a Barcelona si piegò all'idea di mantenerla a Milano. Lei era fin troppo consapevole del coraggio che aveva avuto a trasferirsi nonché del valore del denaro. E sebbene di famiglia agiata, quando andavamo a fare la spesa al GS metteva nel sacchetto per la verdura un peperone, lo pesava, e poi ne aggiungeva altri due.
Credeva di avere in tasca la verità sul mondo. E su di me, anche.
A volte mi domando se la incontrerò di nuovo.
Coinquilina col nome chic aveva avuto un fidanzato nel suo paese, per vari anni, ma poi si erano lasciati. Il fidanzato era andata a trovarla mentre lei era lì. Comunque coinquilina col nome chic aveva due grandi amori. Gigi d'Alessio e Un posto al sole. È grazie (o per colpa) di coinquilina col nome chic che conosco la canzone che recita vulimm'c' cchiù ben' tutti i napoletani. Ed è così che ho scoperto le imperdibili avventure del biondo Alessandro Palladini.
Coinquilina col nome chic sopravviveva a botta di pasta al pesto già pronto e di piadine plasticose col prosciutto cotto. Il crudo non le piaceva. Non le piaceva il pesce e molte altre cose. Però nella sua credenza non mancavano mai le patatine fritte.
Poi coinquilina col nome chic aveva, o almeno ebbe in qui pochi mesi della nostra conoscenza, un altro amore. Si era presa una cotta colossale per un tipo che l'avrebbe probabilmente ignorata se lei non avesse mostrato interesse e disponibilità.
All'epoca io non ero come sono ora e per me già "fare l'amore" era una cosa mezza proibita, figuriamoci fare l'amore con qualcuno che lavora con te, che non ti ama, che conosci pochissimo, che se gli telefoni non ti risponde e che in più vuole farlo senza preservativo. Ma io non ho il nome chic. E nemmeno le scarpe leopardate.
Avevo però un fidanzato che non voleva che uscissi, e che se una sera non mi sentiva pensva fossi andata sotto una macchina, fossi stata rapita o lo avessi tradito.
E così avvenne, in quell'inverno milanese, che una sera che rossa milanese mi invità a cena da lei con suo marito e un loro amico, nonché mio collega, cdovetti affrontare la litigata più litigiosa della mia pluriennale relazione.
Fu così frustrante, così aberrante, così inutile e così incomprensibile (oltre che così doloroso) - mentre io mi sentivo incompresa - che innamorata com'ero e un po' stanca della condizione di fidanzatoemarginazione decisi di tornarmene a casa...
E il coinquilinaggio se acabò.
postilla: questo racconto è frutto dell'immaginazione. Fatti e persone sono inventati ed eventuali corrispondenze con la realtà vanno considerate casuali.
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martedì 23 settembre 2008
la mercè
Domani è la mercè. Concerti in tutte le piazze.
Non per me, alle prese con zaino e preparativi.
Quattro cose. Mi porto più cose quando vado a fare trekking che per questo mini-viaggio.
Più cose quando vado alla spiaggia.
Non vedo l'ora. Sono emozionata. Ma non solo di un'emozione bella. Mi prende un po' di tristezza anche. Pensando che il passato è il passato. E che domani è un giorno importante. O che almeno lo era fino a qualche anno fa.
Non per me, alle prese con zaino e preparativi.
Quattro cose. Mi porto più cose quando vado a fare trekking che per questo mini-viaggio.
Più cose quando vado alla spiaggia.
Non vedo l'ora. Sono emozionata. Ma non solo di un'emozione bella. Mi prende un po' di tristezza anche. Pensando che il passato è il passato. E che domani è un giorno importante. O che almeno lo era fino a qualche anno fa.
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martedì 2 settembre 2008
Leggo, condivido e diffondo
Oggi su Repubblica, Pietro Citati scrive:
"Quanto ai giudizi psicologici, la pretesa di comprendere, analizzare e giudicare un bambino o un ragazzo, è completamente insensata. Nessun professore sa chi è veramente un alunno di otto o quindici anni: non lo sanno nemmeno il padre o la madre, e nessun altro essere umano".
"Quanto ai giudizi psicologici, la pretesa di comprendere, analizzare e giudicare un bambino o un ragazzo, è completamente insensata. Nessun professore sa chi è veramente un alunno di otto o quindici anni: non lo sanno nemmeno il padre o la madre, e nessun altro essere umano".
domenica 3 agosto 2008
Scoprendo Barcelona
Tutta la gente che va a Barcellona ha una specie di ossessione.
Tutta la gente che va a Barcellona vuole vedere Gaudì.
Gaudì ha il suo fascino devo ammetterlo. Però ha un neo. Ci vanno tutti.
Io quando l'anno scorso sono andata in vacanza a Barcellona sono stata a Parc Güell a vedere il lucertolone maiolicato e altre meraviglie. Però non è stato cos¡ bello. Non ho nemmeno potuto fare una fotografia alla lucertola perché la scalinata pullulava di educati turisti, quasi tutti italiani, che facevano nu burdell e pazz, urlavano, strattonavano, spintonavano, mangiavano, bevevano, gridavano. Esperienza edificante.
E se Parc Güell per lo meno è gratis, a Casa Battliò oltre al danno anche la beffa: 17 euro più una fila lunga mezzo Passeig de Gracia.
La mia ospite è atterrata a Barcellona con un grande libro di Gaudì sotto il braccio.
- Queste sono le cose che voglio vedere di più, mi ha detto.
La mia ospite a Barcellona ha una specie di ossessione.
La mia ospite a Barcellona vuole vedere Gaudì.
Tutta la gente che va a Barcellona vuole vedere Gaudì.
Gaudì ha il suo fascino devo ammetterlo. Però ha un neo. Ci vanno tutti.
Io quando l'anno scorso sono andata in vacanza a Barcellona sono stata a Parc Güell a vedere il lucertolone maiolicato e altre meraviglie. Però non è stato cos¡ bello. Non ho nemmeno potuto fare una fotografia alla lucertola perché la scalinata pullulava di educati turisti, quasi tutti italiani, che facevano nu burdell e pazz, urlavano, strattonavano, spintonavano, mangiavano, bevevano, gridavano. Esperienza edificante.
E se Parc Güell per lo meno è gratis, a Casa Battliò oltre al danno anche la beffa: 17 euro più una fila lunga mezzo Passeig de Gracia.
La mia ospite è atterrata a Barcellona con un grande libro di Gaudì sotto il braccio.
- Queste sono le cose che voglio vedere di più, mi ha detto.
La mia ospite a Barcellona ha una specie di ossessione.
La mia ospite a Barcellona vuole vedere Gaudì.
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sabato 26 luglio 2008
Le Scogliere sono immerse nel mare, ma questa Scogliera si è immersa nella cultura finlandesa (con la A perché è femmina)
Cosa fa una ragazza italiana che si sente cosmopolita quando visita le amiche a Helsinki?
Insomma la ragazza italiana ha davvero fatto il pieno di suomi.
Si immerge nella cultura finlandese.
Mangia renna, fa la sauna in una casetta finlandese bellina bellina, visita i luoghi obbligati, si interessa al design finlandese (ergo entra in tutti i Marimekko e gli Aarikka della citta), guarda gli uomini finlandesi, va a mangiare nel MacDonald finlandese, mangia fragole finlandesi - che sono come le nostre ma costano di più. Beve birra finlandese, cider finanldese, salmiakkikossu sotto l'effetto dei quali, in un bar di Karaoke abitato solo da autentici fravacatori finlandesi, arriva a cantare in pura lingua finlandese - che non ha mai parlato né studiato - una delle canzoni finlandesi piú famose della loro storia musicale. Ascoltatela! Come? ho capito bene? Vi sembra di conoscerla?!? Si l'avete riascoltata e sapete cos'è, ne siete certi. Ce l'avete sulla punta della lingua, ma non vi ricordate cos'è!!!?! Allora ascoltate questa e forse vi si rinfresca la memoria! :-)Insomma la ragazza italiana ha davvero fatto il pieno di suomi.
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mercoledì 9 luglio 2008
Capita:
- di andare a fare un'escursione con gente simpatica;
- che sia di sabato;
- che il sole batta forte giá a prima mattina;
- che la destinazione sia a due ore di auto da Barcelona;
- che trovare il sentiero sia difficile, e prenda piú tempo del previsto: salite, discese e tentativi;
- che mentre parla con un ragazzo simpatico Scogliera non si senta più le mani e cominci a muoverle per "risvegliarle";
- che mentre muove le mani Scogliera le guardi;
- che guardando le sue mani scogliera si accorga che sono diventate enormi. Manos inchadas;
- che ti dicano che è normale che le mani si gonfino quando fa molto molto molto caldo;
- di scoprire che basta buttarsi nell'acqua fresca del mar di Catalunya per far sgonfiare un paio di mani da donnone di 300 kg.
Capita di passare una bella lunga giornata con gente di tutto il mondo che cammina sei ore, mangia fideuà, si fa il bagno nell'acqua tersa del parco naturale, cammina altre due ore, raggiunge l'auto e torni a casa.
Capita di stare bene con poco.
Capita di non volere nient'altro che quello che si ha in quel momento.
Capita che qualcuno si fermi ad aspettarci se restiamo ultimi (o penultimi).
Capita che mentre ci aspetta il qualcuno ci faccia qualche bella foto.
Capita che camminando si parli un po' di tutto, che si assaporino gli odori, si studino i rumori, si colga il baluginare della luce su una pietra o su una goccia d'acqua.
Capita di prendersi in giro.
c a p i t a d i e s s e r e f e l i c i
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domenica 29 giugno 2008
La festa comincia. ¡Enhorabuena!
Scoppiano petardi nella appiccicosa aria estiva.
Hanno deciso che stasera non dormirò. Anche l'indipendentista Catalunya festeggia.
Magari sono fuochi più che petardi, ma da qui non si vedono.
Hanno deciso che stasera non dormirò. Anche l'indipendentista Catalunya festeggia.
Magari sono fuochi più che petardi, ma da qui non si vedono.
venerdì 27 giugno 2008
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