martedì 30 novembre 2010
Vita da single (sottotitolo: Mentre gli studenti manifestano da Milano a Reggio Calabria e ancora più in là)
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo di parole complicate
la tua ultima canzone per l'estate.
Percepisci a volte, per caso, il tempo che passa quando, mentre scrivi qualcosa relativa alla tua vita, le parole che vai scrivendo ti ricordano frasi già sentite, accompagnate da un motivo che quasi non ricordi più. Parole e suoni sono l'eco di parole e musica ascoltate anni prima. Così, proprio perché il ricordo è evanescente, torni indietro, ad un tempo che non c'è più, quel tempo in cui De Gregori era per te un profeta, uno storico, un filosofo portatore di una verità quasi impalpabile. Quel tempo in cui tu eri alla ricerca delle tue verità e le cercavi con qualcuno nelle parole e nelle opere di un uomo che si rappresentava - con una modestia un po' forzata e c'è da chiedersi quanto sincera - come un uomo qualunque.
Ti accorgi, rileggendo le parole, riascoltando la canzone che il testo ti dice oggi cose diverse da quelle che ti diceva ieri. Ieri era una canzone nostalgica, che ti parlava di malinconia dei tempi andati, non ben delineati. Oggi è una canzone che ti parla della routine di una persona di successo in una società che insegue il futuro, che corre giorno dopo giorno, ora dopo ora, dietro se stessa, dietro il detto e il fatto, il non detto e il non fatto (ovvero le occasioni perdute) vero tarlo dell'uomo moderno, che corre alla ricerca del benessere, dell'autoaffermazione, di se stessa, dimentica degli altri, del nocciolo racchiuso nella polpa, nella pelle, circondato da capelli (quando ce li hanno), che ti parlano accanto ogni giorno.
Con il letto in cui tua moglie non ti ha mai saputo amare
E gli occhiali che fra un po' dovrai cambiare
Com'è che non riesci più a volare
Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
Con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
La tua coda di ricambio, le tue vergini in affitto
E le rondini di guardia sotto al tuo tetto
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
Le tue onde regolate in una stanza
Col permesso di trasmettere e il divieto di parlare
E ogni giorno un altro giorno da scontare
Com'è che non riesci più a volare
Oggi la tua vita è diversa
non solo perché quel compagno di filosofia e musica è lì perso dietro la sua vita, in una città sul mare diversa da quella in cui vivi tu, e si sveglia la mattina in un letto diverso da quello in cui ti svegli tu. Non solo perché non hai più la cyclette e quel compagno non ti conta più i 45 minuti
Oggi sei diversa tu
Quelle canzoni, quegli abbracci, quegli screzi, sono dolci ricordi di quello che eri tu e di quello che era quella persona cara al tuo cuore
Oggi sei una donna che è stata single un numero discreto di anni, con il cuore ferito, alla ricerca di un ideale che non esiste, che non ha trovato e che in definitiva non cerca più.
Oggi sei una donna che sa che non c'è niente da capire. Che la vita è quello che ti dà.
Oggi guardi indietro con una certa serenità, oggi quasi credi nella vita, pur conscia della tua fragilità.
Oggi godi dei tuoi momenti in coppia, in giro a camminare per un parco. Oggi godi del momento in cui vorresti buttarti sul divano dopo esserti sfilata gli stivali e averli lasciati lì davanti in mezzo al soggiorno e invece ti alzi e vai posarli nella scarpiera, perché intorno c'è un occhio vigile che controlla.
Oggi godi di una birra con i colleghi di lavoro, di una cioccolata con una buona amica, di una passeggiata solitaria per i negozi alla ricerca di una maglietta per l'amico invisibile. Apprezzi la solitaria lettura di un best seller che ti ha regalato una delle tue migliori amiche. Godi dell'istante in cui fai qualcosa di gratuito per un altro conoscendone il prezzo, perché a dire la verità di cose gratuite per gli altri ne facevi a bizzeffe anche prima, o forse prima ne facevi anche di più, ma oggi sei più consapevole del valore che hanno e sai che se qualcuno le fa per te è una grande ricchezza. Oggi godi di una pancia grassa e morbida e bianca e di un testone rotondo che ballonzolano accanto a te.
Oggi sei tu, e non ti importa definirti. Non ti importa sapere chi sei.
Oggi sei tu e…
Può accadere di tutto,
puoi anche conquistare vari uomini bruni e misurarne l'aspetto,
ma il mio indirizzo è Via del sopracciglio destro
con rispetto parlando, e altre parti, altre parti di me.
venerdì 12 novembre 2010
venerdì di novembre - leaving do
Io dovevo fare pipì.
Guardavo avanti e c'era il figlio dell'amica di mia madre che pareva avesse appena utilizzato il water che era sul lato della camera da letto. A me mi fa un po' senso l'idea che il water sia lì e che ci sia il figlio dell'amica di mia madre che può vedermi. Però devo fare pipì. Mi avvicino, tutto il resto della scena scompare. Vedo solo la parte anteriore della tazza e una roba viscida e dotata di ventose di color rosa-marroncino che tenta di arrampicarsi, mentre si sente il rumore dello sciacquone. Ma la cosa marrone lotta strenuamente contro lo sciacquone e il suo tentacolo grasso e tenace affiora alla superficie con tutta la forza. Il polipo gigante si fa strada nella mia vita.
C'è che tutti noi, chi più chi meno a seconda della nostra sensibilità e della nostra esperienza, abbiamo gelosie, invidie, emozioni, affetti, desideri, rancori, senso di sconfitta. A volte alcuni di noi lottano contro questi sentimenti, che si insinuano inattesi nelle nostre vite, alla tua festa di compleanno o mentre sei in un barcon un'amica a goderti qualche prelibatezza ingrassante. Alcuni di noi, sempre gli stessi o anche altri, lottano anche contro le proprie paure, quelle che ci prendono così per caso e che di primo acchito non riconosciamo. La paura, tanto per dirne una, di una relazione amorosa, che infondo è da anni che desideriamo. La paura di prendersi cura di qualcuno e che quel qualcuno non si prenda abbastanza cura di te. La paura di dare troppo, più di quello che danno a te. O la paura, a volte quasi pietrificante, dei pettegolezzi inutili, della cattiveria gratuita e fine a se stessa. Ci sono momenti in cui tutti questi sentimenti si uniscono a formare un'enorme matassa di ansia all'interno delle tue ossa e della tua carne e momenti in cui come per magia la matassa si sbroglia e il filo si srotola contento sospinto da quel gatto arruffato che è la tua sempiterna voglia di vivere.
C'è che sappiamo che tutto finisce. C'è che sappiamo anche che nuove cose cominciano.
C'è che sappiamo che c'è gente capace di amore vero, anche se c'è gente, forse la stessa forse no, capace di odio agghiacciante.
domenica 4 luglio 2010
un coacervo di pensieri intersecantisi
io ne ho una nuova, di essere odiata
non so se è una vera paura, di quelle che mi porterò dietro, o solo una paura contingente. direi piú la seconda
a un certo punto della tua vita diventi il bersaglio dell'odio di qualcuno che hai amato... e ti chiedi il perché... sai che non ha molto senso chiederselo, che l'odio è un po' come l'amore, nasce y ya está
forse le tue domande sono un po' frutto del senso di colpa, perchè quando quella persona ti ha escluso dalla sua vita, in qualche modo tu ti sei sentita liberata
hai la testa piena di pensieri, di tutti i tipi, non solo su di lei e il suo odio... hai pensieri sull'amicizia in generale, su come nasce, su come si rafforza, hai pensieri sulle relazioni d'amore nella tua vita e su quello cerchi. di striscio ti sei anche chiesta quali dovrebbero essere le tue prioritá.
quest'anno a metá anno mi accorgo che alcune delle cose che volevo raggiungere le ho giá raggiunte. ho avuto coscienza di me stessa, ho fatto degli sforzi e ho ottenuto il risultato. mi sembra di essere cambiata molto, da questo punto di vista.
è vero sì che le persone a cui vuoi bene lo sanno, e che tu sai che ti vogliono bene e che dirselo è un di piú quasi sempre. quasi.
sembra che uno parli di paure e si senta o venga subito visto come debole. ma c'è una differenza. le paure relative a cose che abbiamo giá affrontato una volta, ci fanno paura lo stesso, ma le affrontiamo con piú tranquillitá perchè sappiamo che ce l'abbiamo fatta giá una volta. è un po' come con l'amore. se giá siamo stati innamorati una volta, quando il sentimento si avvicina, nostro malgrado, inatteso, lo riconosciamo comunque. e ci domandiamo 'ma non sará mica che per caso mi sto innamorando?'. ma affrontiamo la cosa con piú serenitá rispetto alla prima volta. almeno credo.
il penultimo libro di camilleri che ho letto mi ha lasciato un'impressione forte, perchè c'è montalbano che nel corso di un'indagine conosce un tenente donna della capitaneria di porto, una 33enne belissima e prova un'attrazione fortissima. non solo fisica. prova emozioni dimenticate. balbetta, non riesce a pensare ad altro. poi scopre che anche lei prova lo stesso. dopo essersi visti una volta sola, o due. lei gli confessa le sue emozioni e lui sente la paura di lei di fronte a quelle emozioni che significherebbero un cambiamento di vita. un fidarsi cieco. un darsi anima e corpo. lui, nel momento in cui avverte la stessa paura, comprende il fuggire di lei. quando lui si decide a lasciarsi andare al tumulto dei sentimenti...
mi ha scosso.
molte volte negli ultimi 5 anni ho pensato alla paura di amare. in questi 5 anni ho avuto piú volte voglia in momenti diversi di un compagno. ma l'ultima volta che ho avuto un'occasione non mi sono lasciata andare. non è una cosa facilmente spiegabile. ma a volte una cosa ti sembra così buona che ti spaventa. nel mio caso non ero innamorata, perchè era qualcuno che conoscevo appena, ma era qualcuno che corrispondeva ai miei 'canoni', a quei canoni voglio dire che ho avuto per gran parte della mia vita, perchè ora a dire il vero non ne ho piú. non so se i pregiudizi li ho abbattuti io o si sono abbattuti da soli. è difficile dire perchè uno non si lascia andare. nella fattispecie non credo che la persona in questione meritasse il mio lasciarmi andare, ma credo che se io non fossi stata ingessata le cose sarebbero state un po' diverse. non tanto, solo un po'.
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nota a piè di pagina - coacervo, parola cara alla mia prof d'inglese dell'universitá
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poi passa, quel groviglio si scioglie, un giorno così, su uno scoglio al bordo di un mare azzurro blu verde, quando soffia il vento, tu hai un libro per le mani e qualcuno che ti vuole bene da sempre è lì affianco con un altro libro tra le mani. e vi godete il sole. e il fatto di essere insieme, cosa che avviene di rado.
poi passa. vedi gente felice e contenta intorno a te. respiri l'aria di vacanza. respriri l'amore. vedi il tempo che passa tra i solchi nel viso di chi ti sta di fronte. vedi partite che non vedi più. vivi. y ya está.
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nota a piè di pagina - o forse era la mia prof di italiano delle medie
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martedì 4 maggio 2010
Els nens quins anavan al zoo i altres comptes
Una notte facevi fatica a dormire, l'acqua picchiettava alle finestre con solerzia, mentre gli occhi ti bruciavano per le lacrime che non eri riuscita a trattenere mentre qualcuno che ha ancora un posto dentro la tua anima ti apriva la sua. Poi ti svegli. Nove minuti prima della sveglia del cellulare rosso. Non quello che fa "Son las ocho horas en punto. Es ora de levantarse". L'altro. Hai mal di testa e nemmeno ti alzi che già ti droghi con Espidifen, perché è un giorno in cui già trabocchi di emozioni, un giorno in cui sei ancora come una spugna rigonfia per le lacrime della notte prima, e non puoi farcela con il mal di testa. Fai colazione lentamente, fai la doccia lentamente, senti un sms che arriva sul telefono italiano, sai già che è Faccinda. Hai un po' di ritardo. Raccogli tutto ciò che ti serve, ti guardi nello specchio, indossi il basco che hai comprato da H&M a Belfast e apri la porta. Al pianterreno l'uomo del pian terreno sta scopando le mattonelle giusto davanti alla sua porta e davanti alle scale per le quali scendi. Ti guarda dai piedi verso alto. Tu dici Buenos dias e lui quasi si sorprende. Passi. Lui continua con la scopa.
Dal fruttivendolo non ti fermi a comprare le fragole. E' tardi e le signore si accalcano all'entrata.
Il treno della metropolitana arriva bofonchieggiando mentre tu scendi le scale, di fretta. Ti dici "non c'è fretta, ce la faccio" e infatti ce la fai. Sali ti siedi vicino al finestino. Il vagone è mezzo vuoto, nei quattro posti paralleli al tuo è seduto solo un signore, lato finestrino, con una fasciatura al piede e una stampella. Viso perso nel vuoto, come ogni passeggero di metro.
Sei lì seduta, senza verve. Man mano che il treno avanza ti perdi nei tuoi pensieri, sei così persa che non sai nemmeno cosa stai pensando. La spugna è ancora turgida. Le emozioni sono lì, non bollono più ma ondeggiano sotto la superficie.
Rinvieni per un secondo, noti come sia tu che il signore siete già in Modalità Metro, completamente alienati. Il secondo è passato e ti allontani di nuovo.
Ciùciù, chafchaf, jajajaj, bobobobo, fotfotfot, SPATAPALASH.
Bambine e bambini sui dieci anni, vocianti e di corsa si accalcano nel quadrato tuo e dell'uomo e lottando per un posto si siedono in sette nei tre posti liberi del tuo quadrato. Le prime due sono donne. Una bambina morena, alta e magra, con il codino alla Mimì Ayuara, gli orecchini un punto brillante sulla pelle giovane, una catenina d'oro sottile, una tuta di buona qualità, occhiali da vista alla moda e un sorriso che incanta. Ti guarda un istante e tu in quell'istante sorridi a lei, alla sua giovinezza e al jaleo allegro di quel gruppetto che porta le emozioni della vita di nuovo a contatto con la spugna. La bambina bionda, mingherlina mingherlina e bassina dice un timido Hola e si apre in un sorriso gioioso quando tu sorridendo le rispondi con voce squillante Hola. La comitiva è ora adagiata nei posti. Parlano, guardano foto su una macchina digitale, si fotografano tra loro, finché tu non ti accorgi che il contatto con quella vita fa gocciolare la spugna, che è già troppo piena. E vedi che la piccola donna morena di dieci anni guarda quell'emozione che scorre sul tuo viso sottoforma di acqua. Poi cerca un momento in cui tu non guardi (o in cui lei crede che tu non guardi) per mettersi una mano davanti alla bocca e seminascodersi dietro l'orecchio della bambina bionda e sussurrarle qualcosa all'orecchio. La bambina bionda ti guarda. Tu ti accorgi che non devi piangere davanti a quelle creature che ancora non conoscono la vita. E ricominci a sorridere, chiedi al bambino grassottello alla tua destra dove vanno. Al zoo, ti dice un po' titubante. Sicuramente a casa gli hanno detto di non parlare con gli sconosciuti. La comitiva ripende a vociare. Poi a un certo punto ti accorgi che piangi di nuovo e che anche un altro bambino appoggiato con i gomiti allo schienale delle bambine ti guarda. Capisci che non puoi attivare la diga a quel fiume. Allora ti alzi, quasi dimentica di loro, solo li vedi perché è da loro che ti nascondi. La bambina bionda pronuncia un Adeu deciso quando ti vede alzarti ed entrambe le bambine ti sorridono, come per darti coraggio ma hanno un'ombra negli occhi. Tu ti accorgi che sei stata maleducata ad andartene così, ti rigiri a metà e dici con un sorriso forzato Adeu, avendo cura di lasciare il viso seminascosto alla loro vista.
Non è la tua fermata. Ti appoggi lì a uno schienale, di spalle a loro. Gli adulti di fronte possono tranquillamente vedere le tue lacrime. Nessun trauma per loro a quella visione. Infatti nemmeno se ne accorgono. Tu sei solo uno dei mille volti che incontrano nelle loro giornate. Finalmente il treno si ferma.
E tu ricominci la corsa verso la tua routine.
martedì 6 ottobre 2009
Riepilogando
- da quando leggo, non scrivo piú. Ultimo libro letto che mi ha affascinato: Il cane di terracotta.
- Saturno sta per la lasciare la mia casa dell'amicizia. Conseguenze: sono piú socievole.
- quando ho deciso che alla prima occasione in cui avrei rivisto l'uomo del ballo gli avrei fatto capire qualcosa, ho saputo che è stato visto con una donna "agafada" (avvinghiata) a lui di venerdì notte.
- due giorni prima di ció, per caso mi sono trovata mano nella mano con qualcuno appena conosciuto. Dolce, ubriaco, centroeuropeo, brutto, occhi azzurri luminosi. Segni particolari: piú basso di me.
- ho una nuova quasi amica in ufficio. Simpatica, allegra e viva. Sta diventando amica del gilipollas que mi disse che la gente mi invitava a uscire perchè ho un big cleveage (vedi qualche post piú giú)
- Il gilipollas di cui sopra, dopo avermi visto mano nella mano con fattuccio-occhio-azzurro, ha preso il mio cinodolo a scorpione tra le mani, se lo è sttaccato alla faccia e ha detto "oh, a scorpio, my perfect match!!!" mah
- Un amico domenica mi ha fatto una sopresa. Un gesto generoso e spontaneo che mi ha fatto felice.
- Ho voglia d'amare.
- Sabato vado in montagna. !Jolin¡ dopo quanto tempo.
- viva la vita!!!
giovedì 30 luglio 2009
Caro diario,
oggi sono andata al Caixa Forum, c'era un film italiano. L'Italia, sai, la lingua di terra in cui sono nata e in cui in qualche posto e in qualche modo sono pure cresciuta. Davano un film del 1993.
Il millenovecentonovantatrè è l'anno in cui mi sono iscritta all'universitá. Nel cinema (sì lo so solo a Napoli le lezioni universitarie si fanno nei cinema) in cui si facevano le lezioni della mia materia preferita (il mio primo esame, il mio primo trenta) campeggiava un manifesto di un uomo magro di spalle in groppa a una vespa, con una casco bianco ed un mantello. E sopra c'era scritto in lettere fintocorsive bianche il titolo del film. Quel poster mi ha sempre dato curiosità, ma fino ad oggi non l'avevo mai visto. Il millenovecentonovantatrè era 16 anni fa. E io ero una ragazzina.
Caro diario,
oggi come tutti giorni sono andata a prendere il caffè nell'unico posto dove il caffè è buono in questa cittá, con il collega (e ultimamente amico) con cui vado tutti i giorni. Il mio collega era un po' distratto oggi. Quando siamo arrivati nell'atrio al piano terra dell'edificio in cui lavoriamo l'ascensore era al piano ed un uomo in vestito da ufficio, formale ma light, era giá dentro ma - uditi passi - educatamente ha premuto il pulsante che impedisce alle porte di chiudersi. Io sono entrada grata, apprezzando l'educazione, e sorridente ho detto Hola gracias. Lui ha sorriso apertamente. Dietro di me si è infilato il mio collega e a seguire due "ragazzini" dotati di pacchetto di patatine e cuffie pendule di iPod. Ovviamente hanno premuto il numero uno, e sono scesi al primo piano, il piano dell'uffio dei ragazzini che non si sa che fanno e delle ragazzine benvestite. Boh.
Io ho guardato il tizio e ho sorriso, avrei detto che ero curiosa di sapere cosa fanno quei ragazzini, ma o lo dicevo al mio collega - ovvero in italiano - o lo dicevo in spagnolo in modo che il tipo capisse, perchè poi era a lui che volevo dirlo ma mi sono intimidita. Insomma mentre io così pensavo l'ascensore è arrivato al secondo, il nostro. Ho sorriso al tipo che saliva al sesto dicendo chao e lui ha detto Arrivederci, ehm hasta luego. Al suo Arrivederci io ero giá fuori dall'ascensore e gli ho detto entusista Arrivederci? sei italiano! e lui: anche tu? Sì, noi siamo italiani. E la sliding door si è chiusa rapidamente.
Caro diario,
spero di reincontrarlo in ascensore.
Ah! E Caro diario, Moretti mi è sembrato così italiano.

sabato 7 marzo 2009
un altro venerdì o para mojar el pan
Io oggi, come quasi tutti i venerdì, ero una walking toilet ovverossia un cesso ambulante. Capelli legati (che di solito me li lego per mettermi il fondotinta e me li sciolgo in ascensore, però oggi mi sono dimenticata), niente trucco a parte il fondotinta, vestita male e faccia di sonno perché ho dormito male…
"uà"
all'anm ra figur' e mmerd
domenica 1 marzo 2009
Passato, presente e letteratura. Per un futuro che potrebbe non arrivare
- ora no?
- no, ora ho altri sogni
- come?
- scrivere
- cosa scrivi?
- pensieri. Cretinaggini, meglio sciare (indicando i suoi sci).
-sì, a me piace sciare.
L'avvocato Guerrieri incontra un amico dell'università. Quello che era il suo migliore amico. E gli chiede della moglie. E' morta. Nell'arco di tre mesi. L'amico racconta:
"*Sai, Guido, allora pensi a un sacco di cose. E soprattutto pensi al tempo sprecato. Pensi alle passeggiate che non hai fatto, alle volte che non hai fatto l'amore, a quando hai mentito. A quando hai fatto il ragioniere con la moneta degli affetti. Lo so che è banale ma pensi che vorresti tornare indietro e dirle quanto la ami, tutte le volte che non lo hai fatto ma avresti dovuto.*"
Alla fine della conversazione con l'amico, l'avvocato Guerrieri chiama Margherita e le dice - più o meno - che la ama.
Ora io ero nel mio letto arancione, dopo una giornata persa a far nulla, con nel cervello la tortura del dover preparare le scatole. Senza prepararle. Fino all'ora in cui ho chiamato la smilza per sapere come stava. Ma lei non ha preso la chiamata ed è comprasa su skype. Abbiamo cominciato una delle nostre conversazioni surreali, in cui a un punto io le raccontavo di una delusione amorosa, aggiungendo poi che mi era già passata. Lei ribatteva che lei ci impiega almeno due anni a dimenticarsi di qualcuno. E io le ho detto: io dopo 3 anni e mezzo ancora penso a P. Lei ha detto: siete stati insieme tanto tempo. E io: non lo so se è questo. E' che penso di aver sbagliato.
E ho pensato, nel letto, che non sopportavo cose che fanno parte della vita, che sono inezie e che anzi in passato erano state il bello del rapporto. E per quelle cose ho distrutto il buono, l'ho triturato, l'ho segato. Fino a che non fosse più stato possibile ricostruirlo.
L'avvocato Guerrierie il suo amico Emilio hanno fatto venir fuori lacrime e pensieri.
Un rigurgito. Innescato probabilmente anche dalla delusione/presa di coscienza di oggi.
E la moto si allontanava rapida, dopo che lui aveva chiesto un bacio a lei. Una lei vestita di verde. E le aveva detto "Adeu".
* da A occhi chiusi, si G. Carofiglio
venerdì 6 febbraio 2009
pensierando
Non sempre le onde che rifluiscono sul bagnasciuga sono milioni di rose. A volte sono più incubi riusciti. Carcasse di animali morti maleodoranti. Calaveras di amori e amici.
I pensieri giungono alla mente così, per caso, come in una mattinata di sole in cui si passeggia sul lungomare si incontrano per caso conoscenti che non si vede da tempo, compagni di scuola dotati di nuova prole, o il cugino del vicino dell'amico del tuo compagno di banco.
I pensieri sono proprio così. Sono ricordi dimenticati, sepolti, che si riaffacciano alla memoria.
A volte riaffiorano da soli senza che nient'altro li abbia innescati.
Altre volte tu sei lì a scegliere canzoni da copiare sul tuo lettore mp3, aprendo cartelle e sottocartelle della tua unità esterna quando ti imbatti in file di word dai nomi strani e ritrovi vecchie conversazioni su messenger. Conversazioni di più di 4 anni fa.
Tu sai che la persona che scriveva eri tu, ma la conversazione disegna una vita diversa da quella che vivi ora. Una routine diversa, un lavoro diverso, un fidanzato diverso, interessi diversi, problemi diversi. Ma la stessa identica ironia che hai ora. Lo stesso identico modo libero di vedere la vita che hai ora. Durante tutto il tempo della lettura ti immergi in una te stessa del passato, nella tua vita del passato, e te ne senti attratta. Poi la conversazione termina e ti accorgi che è mezzanotte. Spegni la luce perché è ora di dormire. Il tuo cervello e il tuo cuore metabolizzano. Nei giorni che seguono la tristezza ti permea.
È un caso che quella stessa mattina tu abbia per caso pensato a un verso di una canzone che cantavate insieme e che quel verso ti sia sembrato profondamente diverso da come ti sembrava prima. E che allora ti sia andata a rileggere il testo cantando il motivo nella tua mente. La vita come qualcosa che va e viene. Apparenemtnete diversa ma sempre uguale. In cui siamo tutti dominati dal libero arbitrio e inevitabilmente soli. Nonostante tutto il conoscersi, nonostante tutto l'amarsi. Nell'impossibilità di dimenticare. Nell'impossibilita tuttavia di fermarsi, in un vita in cui l'amarsi e il perdersi si succedono incessantemente. Così incessante che vedendo una stella cadere, si è a tal punto sfiniti che non si sa più cosa desiderare.
E sper iche si vero, che quello che hai provato torni a manifestarsi, sotto un altro cielo, con un nuovo volto.
Ci sono giorni in cui la domanda che ti poni da mesi ormai, quella che ti rode, quel chiederti ripetutamente se dipende da te la tua condizione di single inossidabile, trova una risposta apparente nel rigo di una conversazione in chat svoltasi quasi 5 anni prima. "Lei è diversa da te, lei è intrigante".
E tu che racconti all'amica di Irlanda, quella matura e provata dalla vita, dei tuoi pensieri e le chiedi cosa pensi, e lei che ti dice: "io penso solo che sia venuto il momento di voltare pagina".
mercoledì 19 novembre 2008
Dentisti, ascensori e altre amenità
Nell'anticamera dello studio troneggiano, sulla parete con parati, due lauree. Una porta la data del 1974 ed è stata emessa dal Capo dello stato spagnolo, mentre l'altra è del 1977 ed è stata emessa dal re. Due momenti di storia nella vita di una persona. La dittatura e la liberazione. E il libero scorrere delle idee. E delle vite.
La settimana scorsa il dentista doveva devitalizzarmi un paio di denti e, anziché farlo lui stesso, ha delegato un giovane uomo, alquanto insignificante visto "in borghese" ma con un certo fascino alla George in ER con il camice verde mentre sedeva accanto alla macchina della morte e mi dava il benvenuto in maniera affabile.
Ho trascorso due ore e mezzo con le piccole mani di quest'uomo appena trentenne nella mia bocca, studiando ogni piccolo dettaglio della sua barba incolta, dei suoi occhi nocciola tendenti al verde, dei suoi nei, delle sue sopracciglia separate da peletti meno scuri e più corti. Ho sentito il suo respiro sul mio viso e ho guardato il suo sorriso soddisfatto mentre guardava sullo schermo del computer la radiografa che mostrava il risultato del suo lavoro, mentre sollevato mi diceva vaya molas que tienes, Ana.
L'esperienza mi ha lasciato una gran voglia di mani, sorrisi e cure amorose di chi capiva e sentiva il dolore, seppure non manifestato, di chi possa volere che io stia bene. Malinconia.
Ma il vuoto è stato presto riempito il giorno seguente dall'arrivo scoppiettante della mia sorella di destino dalla lontana Irlanda, che mi ha riempito le giornate, riscaldato il cuore, stimolato la mente. Che mi ha offerto gratuitamente il suo amore. E la sua esilarante compagnia.
Ma… alla sua partenza il vuoto era ed è ancora più enorme.
Lunedì al ritorno dal lavoro ero di nuovo sola e la malinconia ha invaso il mio cuore, mentre sola soletta, tornavo a piedi dalla piscina, fantasticando del mio vicino occhio luminoso (come Pallade Atena).
Arrivare al portone di casa. Vedere la freccia rossa rivolta verso il basso sull'indicatore luminoso dell'ascensore. Un istante per capire. E la porta scorrevole si apre. Dalla sliding door non esce Gweeneth ma occhio luminoso, con un gordo cardigan di lana marrone a coste larghe. Il casco nella mano destra. Scambiamo uno guardo intenso. Hola que tal, bien y tu. Siamo lì fermi uno di fronte all'altro con i piedi ben piantati, con la voglia di parlare e con le parole che non arrivano al mio cervello. E lui che dice bueno, que te vaya bien
lunedì 17 novembre 2008
16 anni
Vorrei essere capace di parlargli.
martedì 28 ottobre 2008
vorrei sapere...
Oggi ho parlato di te già due volte. E ho guardato informazioni su di te in Internet giù due volte. Ti ho cercato in facebook e ci sei, hai 149 amici. Nessuno in comune con me. Chico mexicano mi ha appena detto che è stato due volte a cena a casa tua e che quando mi hai dato le chiavi per fare la copia del portone è stato a ringraziarti.
La tua moto sotto casa stasera non c'è, la tua bmw color ocra. E le luci del tuo piso sono spente. Non si ode la tua musica nel palazzo.
E la scorsa notte ho sognato che stavamo insieme. Un sogno colorato.
Vorrei una chance.
venerdì 24 ottobre 2008
l'uomo con la gorra con le cape di morto
E` che noi esseri umani siamo troppo insicuri.
Pensieri di sesso e di uomini con il cellulare. Nuovo.
Morale della favola: mai fidarsi di apparenze e presupposizioni. Osare. Ora e sempre, nei secoli dei secoli.
sabato 27 settembre 2008
amichevolmente
È che io da questo punto di vista sono davvero un caso irrecuperabile. Se un dente non mi si spappola, non vado dal dentista. E ora siamo al momento fatidico. All'inizio della fine. Ho cominciato ad avere dolore nel sogno.
Già prima tuttavia il mio sonno era agitato e alterato dalle emozioni di questi giorni. Vedere o sentire persone amate una volta ogni tre mesi incide notevolmente sulla mia emotività.
Oggi ho parlato con amiche con cui non parlavo da un po'.
Con la mia amica glottologa. Con la mia amica neoprofessoressa. Con amichetta di Spagna.
E amichetta di Spagna non mi ha quasi dato il tempo di alzare la cornetta che mi ha detto: "Mi sposo". "Mi sposo". Con una voce felice e quasi sorpresa. Un po' titubante. Cioè curiosa di vedere la mia reazione.
Il mio cuore è stato invaso dalla felicità. La prima volta nella mia vita che mi emoziono perché qualcuno mi annuncia che si sposa.
Il fatto è che amichetta di Spagna è un'antimatrimonista. Da quando la conosco. E il fatto che a un certo punto abbia sentito quest'esigenza, mi fa credere nell'amore.
Quando io ho conosciuto amichetta, lei era già innamorata di questo ragazzo, che invero è molto fortunato. Quando io ho conosciuto amichetta, lei viveva a un congruo numero di chilometri dal fidanzato. Quando io ho visto per la prima volta il fidanzato di amichetta di Spagna, lei aveva un sorriso radioso e i suoi occhi già brillanti erano ancora più luminosi, la sua testa reclinata da un lato in direzione di lui. E il suo corpo perso nell'abbraccio. E pensai: "Quanto lo ama".
Io non credo molto nel matrimonio. Direi che non credo nel matrimonio di tutti. Credo che sia triste che molta gente si sposi solo per fare una grande cerimonia. Perché così fan tutti. Perché si ha paura di perdere un treno.
Amichetta non rientra in nessuna di queste categorie. Ho sempre stimato Amichetta per quello che ha avuto il coraggio di lasciare per trasferirsi nella città (anzi nel Paese) del suo ragazzo, dove essenzialmente non conosceva nessuno dove non aveva un lavoro. E sentirla felice, e vedere che è cambiata, mi ha emozionato. Mi è venuta voglia di parlare con lei. Di sapere com'è successo. Che pensieri ha fatto. Che esigenze ha.
E mi ha dato una gran fiducia nell'amore. Io so che questa decisione è frutto di amore. Mi dà speranza nella vita.
Intanto subito dopo la telefonata di amichetta, mi è arrivata una risposta ad un sms che avevo inviato qualche giorno fa. Il ragazzo mi ringraziava per gli auguri di compleanno. E mi diceva che todo el mundo si è ricordato del suo cumple.
Altra emozione.
Il dente è ancora indolenzito. Di un indolenzito dolorante.
Insomma quando torno a Barna dovrò decisamente trovarmi un dentista. E con urgenza, per di più.
Mercoledì lui mi ha mandato un sms: "I hope you are enjoying Italian food".
Io ho risposto dopo qualche ora. E lui il giorno dopo: in spagnolo, un messaggio lunghissimo il cui succo era che era contento del fatto che tutto in Italia fosse come io lo desideravo.
Non so se lo capisco questo ragazzo. Ma so che comincio a...
Muxos besos.
martedì 23 settembre 2008
la mercè
Non per me, alle prese con zaino e preparativi.
Quattro cose. Mi porto più cose quando vado a fare trekking che per questo mini-viaggio.
Più cose quando vado alla spiaggia.
Non vedo l'ora. Sono emozionata. Ma non solo di un'emozione bella. Mi prende un po' di tristezza anche. Pensando che il passato è il passato. E che domani è un giorno importante. O che almeno lo era fino a qualche anno fa.
martedì 2 settembre 2008
frammenti
Scogli e acqua gelata, blu, verde, azzurra. Rocce grigie e riflessi color della terra.
Corpi poco più che adolescenti, ma vibranti e odorosi. Le mani di lei sul petto villoso di lui. L'odore del sudore mescolato all'odore del sale marino, dei crostacei tutt'intorno.
L'estate in un paese di mare.
E il piacere della scoperta.
lunedì 1 settembre 2008
Come in un film, ma Barcelona anziché Vienna
Poi il giorno dopo mi sono accorta che quello che era veramente incredibile era la situazione. Ma era appunto incredibile, ovvero non credibile, e il giorno dopo mi sono svegliata dal sogno.
E mi sono accorta di molte cose. Una di queste è che so molto più di quanto io stessa pensi cosa è importante per me nella vita. E cosa cerco in un uomo.
Mi sono accorta di quanto il mio passato sia passato, perché io sono diversa, e quanto una persona che 10 anni fa mi avrebbe fatto follemente innamorare di sé questa volta abbia perso il suo fascino dopo la prima ora e mezza di conversazione.
Mi sono accorta che anche se ho bisogo di verve, di molta verve nella mia vita quotidiana, al contrario di quanto avrei potuto fare tempo fa, ora non me ne andrei tre mesi in Cina o in Africa se ne avessi occasione. O magari ci andrei, però so quello che perderei.
Non so se è un fatto di età. Ma un po' è come se mi stessi assestando nella vita normale. Il ché, diciamocelo, un po' mi lascia anche perplessa.
Insomma in 24 ore un sogno d'amore è nato e si è infranto. Senza lasciare traccia per di più. Perché stranamente io sono tranquilla. E mi sento più forte.
Mi sorge il dubbio che sia la via per la solitudine eterna.
martedì 26 agosto 2008
credo che non si possa immaginare...
armonia nei sentimenti, capacità di provare emozioni, originalità e sauarfer nel lavoro. Fino al giorno xxx settembre in cui pare che dovrei innamorarmi per davvero.
Se non fosse che l'oroscopo già me l'ha detto più volte quest'anno che mi innamoravo.
E devo dire che la voglia e la predisposizione ci sono.
Manca la meteria prima.
Ma la verità è che non c'è più nemmeno la fretta, non c'è l'ansia, c'è una strana sicurezza che arriverà. Quando dovrà arrivare. Quasi invisibile. Ma subito bene accolto.
E c'è la conapevolezza che il passato è il passato. Quasi come una vittoria.
C'è quella strana percezione della vita che mi dice con precisione e istintivamente se sto perdendo del tempo, che mi fa evitare di mettere energie in cose o persone che non le meritano. Che mi fa andare avanti per la mia strada, perché poi alla fine per me è ancora vero quello che mi insegnò mia madre da bambina, che è meglio soli che male accompagnati. Dove male non vuol dire che la persona che ti accompagna non è buona, ma solo che non è quella giusta per te.
E se Farewell mi fa piangere perché l'ex uomo della mia vita non è più mio, è proprio questa consapevolezza che mi fa sentire forte, forse perché so come ci sono arrivata. Perché so che passo dopo passo, ragione dopo ragione, discussione dopo discussione, errore dopo errore, sono arrivata fin qui. Fino a questa città multilungue ma con una sola tradizione a cui i più devono adeguarsi se vogliono integrarsi.
E insomma anche il terzo dei tre pensieri si è rivelato ampassan. E questa volta non penso nemmeno che dipenda da me. Non penso che potevo fare le cose meglio. Non penso che potevo evitare qualcosa. Penso che ho fatto quello che mi andava di fare, e che proprio perché l'ho fatto so quello che voglio. E quindi quello che non voglio.
E intanto ho un'amica, che dopo domani compie gli anni. Molti meno di me. E sono contenta di passare il suo compleanno con lei, mangiando pizza. Lei che non lo festeggia mai. Lei che prima mi diceva di no e ora si lascia trascinare dalla mia voglia di vivere.
Il fatto di lasciare un segno nella vita e nel sorriso della gente, è anche questo che dà forza. O almeno che dà forza a me. E intanto oggi la mia collega tornata a lavoro dopo due settimane mi ha detto: oh, ma lo sai che ti sei fatta proprio secca. Erano almeno 10 anni che qualcuno non associava a me la parola secca. E oggi ho comprato il biglietto per tornare a casa. E mentre lo compravo mi sono accorta che l'ho comprato per il giorno del compleanno dell'uomo col cellulare nuovo. Ma non ci sarà il suo compleanno. Non ci sarà lui. Né io e lui. Ci sarò solo io, a casa, felice con la mia famiglia. E questo anche è forza. Che poi è anche lo stesso giorno in cui l'oroscopo dice che mi innamorerò. Non che ci creda, eh. Cioè negli oroscopi sì, ma in questa cosa qui no.
sabato 23 agosto 2008
che poi uno può dirsi tante cose
uno può dirsi che è ferito o che non lo è, che pensa a qualcuno altro o che non ci pensa, ma quello che conta è quando te lo trovi di fronte.
Quello che conta è quello che senti mentre in una serata estiva dopo un acquazzone, con il suolo bagnato, vai a caricati il cellulare alla caixa. Perché sei rimasta serza credito. E vuoi rispondergli.
Quello che conta è che abbia pensato ate. A te, immaginandoti sotto la pioggia o nuda a mare, al buio. A te.
Quello che conta è avere un'amica che resta sveglia anche se si sta addormentando sul PC per aiutarti a riscrivere il tuo CV che non aggiorni da 3 anni ormai...
Quello che conta è avere fame.
Avere una casa.
Persone che ci amano seppure all'altro capo del mare.
Quello che conta... 1,2,3,4...
giovedì 21 agosto 2008
la traccia del mio sangue sulla candela
Oggi ho premuto accidentalmente il palmo della mia mano su un bicchiere portacandela rotto. ma non me ne sono accorta subito, quindi ho continuato a premere. L'orlo rotto del bicchiere, che prima era color bicchiere, ora è rosso.
Quando ciò è successo mi stavo preparando per uscire. Con lui. Con il terzo dei lui.
Ho perso un certo qual quantitativo di sangue. Mi sono tagliata sul monticello all'attaccatura del pollice e nella piega dell'attaccatura del dito indice. Mano destra. Ora se digito me duele. Ora che digito me duele.
Mi sono incerottata e sono uscita. E a un certo punto mentre ero lì alla fiesta mayor de Gracia, un po' spenta in realtà - la festa dico - ho sentito un vuoto. Mi si è dipinta una faccia triste, contrabbandata per stanchezza, e l'uomo col cellulare nuovo si è piantato nella mia mente tra una shawarma e una cerveza.
poi ho ballato al tendone del folk. Perché a questo ragazzo piace ballare. E anche a me con lui. Mi sento libera di ballare male. E mi diverto saltando a destra e a sinistra, e lui con me.
poi ce ne siamo tornati a casa. Ognuno alla sua. E io penso a quando vivevo in Romagna. Con l'uomo di cui percepisco l'assenza. Io. E il vuoto. E il dito dolorante.
La traccia del mio sangue nella vita.