Spero di no, perché io ci avevo messo un post e mi sono dimenticato di darvelo. Il post l'ho messo sotto l'albero di Squonk
Ho valutato la possibilità che siate troppo pigri per andarvi a cercare i miei quattro righi nel mare di post sotto l'albero, indi per cui ve lo incollo below.
O
La mia amica O odia il Natale. O odia molte cose e molte persone. E a Natale le odia di più. O e una ragazza carina, alta, magra, con gli occhi azzurri. Quando è di fronte alla finestra il sole si riflette nella sua iride e i suoi occhi diventano ancora più blu. O ha la pelle bianchissima. A O non piace passare il Natale con la sua famiglia, perché il Natale le sembra inutile e stupido. Quindi a Natale O non andrà a trovare la sua famiglia, ci andrà a gennaio. O non lo sa, anche se a volte lo intuisce di sbieco, ma il motivo per cui odia la gente e il motivo per cui odia il Natale è che non si sente amata. Quello di cui O ha bisogno per imparare ad amare la vita, e la gente e il Natale, è amore. Io voglio bene a O. Ma solo il mio amore non le basta. Io spero che quest'anno il dio del Natale le porti A.
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domenica 27 dicembre 2009
mercoledì 1 aprile 2009
tutto mi sembrava andasse bene, e tutto mi sembrava andasse bene, tra me e le mie parole, tra me e le mie parole e la mia anima
tra i pensieri che facciamo alcuni sono dovuti a uno stimolo particolare. Voglio dire, la speculazione criticolinguisticoletteraria di solito la facciamo quando siamo a contatto con l'oggetto della speculazione stessa. Ovvero, se leggiamo, le parole sulla carta colpiscono alcuni tasti nel nostro cervello, che innescano ricordi, conoscenze, desideri e ci fanno elaborare pensieri, piú o meno complessi o per lo meno colpiscono i nostri neuroni.
Io credo che se mia madre 6 mesi fa, quando le dissi "mamma dammi tre libri in italiano ben scritti, ché ho bisogno di tenere viva la mia lingua materna" non mi avesse dato insieme a Guccini e Carofiglio il libro che sto leggendo ora il mio cervello avrebbe ricevuto migliaia di stimoli in meno.
Non tutti i libri stimolano allo stesso modo.
Ad esempio io ho sempre considerato Guccini, cantante e scrittore, un grosso stimolo per me. La sua capacitá di mescolare lingua antica, lingua letteraria, echi poetici e veemenza sono stati per anni il motore del mio pensiero criticolinguistico.
Da quando ho cominciato a leggere questo libro del millenovecentosessantaqualcosa con la copertina azzurro shock, i numeri di pagina in caratteri similgotici e con le virgolette chiuse al posto di quelle aperte, mi sono accorta che senza questo libro il mio cervello sarebbe morto schiacciato dal rumore e della gente nel metro già giorni fa.
In quindici giorni ho letto 60 pagine. Il ché è veramente poco per un libro che alla terza pagina è saltato in testa a tutti i miei libri favoriti, ha surclassato non solo Guccini, ma tutti i guareschi i pirandello i pratolini i bulgakov e persino i checov e i tolstoj che ho amato nella mia vita.
Ora, io sono in un internet point, uno di quei posti tristi che qui chiamano Locutorios dove gente che ha le famiglie lontano va a telefonare, e dove usano il pc ceffi dalla pelle scura e dal capello spesso. Pertanto non ho con me il prezioso libro che oltre a spalancarmi un mondo sul dialetto veneto (Vicenza è in Veneto, ¿verdad?) ha rimesso in moto gli ingranaggi del mio pensiero filologico- storico-linguistico.
Parlare di questo libro senza citare le frasi è invero come parlare alla maniera dei discorsoni pomposi e vacui del nostro presidente del consiglio.
La storia di un bambino raccontata dal bambino diventato grande che nella sua immensa cultura rivive da adulto colto le emozioni delle parole scoperte da bambino, in un parallelismo continuo e naturale, non forzato, tra dialetto e italiano.
Il dialetto, quello del libro, è - come avevo giá avuto modo di sperimentare ascoltando i commenti di un amico noneso (della Val di Non) che a sua volta ascoltava incredulo le conversazioni in catalano tra amicaPR e amichetta di Spagna - incredibilmente simile alla lingua del posto in cui vivo ora. Un lingua che non conosce doppie quasi, che conserva una purezza di italiano antico che palatalizza suoni gutturali e gutturalizza suoni palatali.
Quel bambino, con il suo approccio puro aperto e intelligente alla vita, ogni mattina mi presenta un pezzo dell'Italia di ottant'anni fa, l'Italia in cui è stata bambina mia nonna, un'italia senza tv, un'italia con la violenza non ancora esplosa, ma in nuce già, di distorsioni del pensiero e della verità.
Io credo che se mia madre 6 mesi fa, quando le dissi "mamma dammi tre libri in italiano ben scritti, ché ho bisogno di tenere viva la mia lingua materna" non mi avesse dato insieme a Guccini e Carofiglio il libro che sto leggendo ora il mio cervello avrebbe ricevuto migliaia di stimoli in meno.
Non tutti i libri stimolano allo stesso modo.
Ad esempio io ho sempre considerato Guccini, cantante e scrittore, un grosso stimolo per me. La sua capacitá di mescolare lingua antica, lingua letteraria, echi poetici e veemenza sono stati per anni il motore del mio pensiero criticolinguistico.
Da quando ho cominciato a leggere questo libro del millenovecentosessantaqualcosa con la copertina azzurro shock, i numeri di pagina in caratteri similgotici e con le virgolette chiuse al posto di quelle aperte, mi sono accorta che senza questo libro il mio cervello sarebbe morto schiacciato dal rumore e della gente nel metro già giorni fa.
In quindici giorni ho letto 60 pagine. Il ché è veramente poco per un libro che alla terza pagina è saltato in testa a tutti i miei libri favoriti, ha surclassato non solo Guccini, ma tutti i guareschi i pirandello i pratolini i bulgakov e persino i checov e i tolstoj che ho amato nella mia vita.
Ora, io sono in un internet point, uno di quei posti tristi che qui chiamano Locutorios dove gente che ha le famiglie lontano va a telefonare, e dove usano il pc ceffi dalla pelle scura e dal capello spesso. Pertanto non ho con me il prezioso libro che oltre a spalancarmi un mondo sul dialetto veneto (Vicenza è in Veneto, ¿verdad?) ha rimesso in moto gli ingranaggi del mio pensiero filologico- storico-linguistico.
Parlare di questo libro senza citare le frasi è invero come parlare alla maniera dei discorsoni pomposi e vacui del nostro presidente del consiglio.
La storia di un bambino raccontata dal bambino diventato grande che nella sua immensa cultura rivive da adulto colto le emozioni delle parole scoperte da bambino, in un parallelismo continuo e naturale, non forzato, tra dialetto e italiano.
Il dialetto, quello del libro, è - come avevo giá avuto modo di sperimentare ascoltando i commenti di un amico noneso (della Val di Non) che a sua volta ascoltava incredulo le conversazioni in catalano tra amicaPR e amichetta di Spagna - incredibilmente simile alla lingua del posto in cui vivo ora. Un lingua che non conosce doppie quasi, che conserva una purezza di italiano antico che palatalizza suoni gutturali e gutturalizza suoni palatali.
Quel bambino, con il suo approccio puro aperto e intelligente alla vita, ogni mattina mi presenta un pezzo dell'Italia di ottant'anni fa, l'Italia in cui è stata bambina mia nonna, un'italia senza tv, un'italia con la violenza non ancora esplosa, ma in nuce già, di distorsioni del pensiero e della verità.
sabato 17 gennaio 2009
ogni tanto un po' di letteratura non fa male
Fernando Pessoa
Escrito en un libro abandonado en un viaje
" Tengo el cansancio anticipado de lo que no voy a encontrar. Si en determinado momento me hubiera vuelto para la izquierda en lugar de para la derecha. Si en cierto instante hubiera dicho sí en lugar de no, o no en lugar de sí. Si en determinada conversación hubiese tenido frases que sólo ahora en el entresueño elaboro. Si todo esto hubiera sido así hoy sería otro y quizá el Universo entero sería insensiblemente llevado a ser otro también. Pero sólo ahora lo que nunca fui ni seré me duele. Voy a pasar la noche a Cintra porque no puedo pasarla en Lisboa pero cuando llegue a Cintra me va dar pena de no haberme quedado en Lisboa. Siempre esta inquietud sin resolución, sin nexo, sin consecuencia. Siempre, siempre, siempre. Esta angustia excesiva del espíritu por nada. En la carretera de Cintra, o en la carretera del sueño, o en la carretera de la vida. A la izquierda hay una casucha al borde de la carretera. A la derecha, el campo abierto con la luna a lo lejos. El auto que parecía hace poco proporcionarme libertad es ahora algo en lo que estoy encerrado. A la izquierda, hacia atrás, la casucha modesta. La vida allí debe ser feliz sólo porque no es la mía. Si alguien me ha visto desde la ventana de la casucha soñará: ese que va en el auto es feliz. "
da qui
Escrito en un libro abandonado en un viaje
" Tengo el cansancio anticipado de lo que no voy a encontrar. Si en determinado momento me hubiera vuelto para la izquierda en lugar de para la derecha. Si en cierto instante hubiera dicho sí en lugar de no, o no en lugar de sí. Si en determinada conversación hubiese tenido frases que sólo ahora en el entresueño elaboro. Si todo esto hubiera sido así hoy sería otro y quizá el Universo entero sería insensiblemente llevado a ser otro también. Pero sólo ahora lo que nunca fui ni seré me duele. Voy a pasar la noche a Cintra porque no puedo pasarla en Lisboa pero cuando llegue a Cintra me va dar pena de no haberme quedado en Lisboa. Siempre esta inquietud sin resolución, sin nexo, sin consecuencia. Siempre, siempre, siempre. Esta angustia excesiva del espíritu por nada. En la carretera de Cintra, o en la carretera del sueño, o en la carretera de la vida. A la izquierda hay una casucha al borde de la carretera. A la derecha, el campo abierto con la luna a lo lejos. El auto que parecía hace poco proporcionarme libertad es ahora algo en lo que estoy encerrado. A la izquierda, hacia atrás, la casucha modesta. La vida allí debe ser feliz sólo porque no es la mía. Si alguien me ha visto desde la ventana de la casucha soñará: ese que va en el auto es feliz. "
da qui
domenica 4 gennaio 2009
Tu non ti arrendere, non ti confondere, apri il tuo cuore all'universo, che questo mondo sai, bisogna prenderlo, solo così sarà diverso.
Oggi camminavo sotto portici deserti, sotto gli occhi vigili di serrande di negozi abbassate. Pochi passi prima, davanti alla chiesa, gente sulle scalinate. Fiori su un carro. L'aria sognante resta sul mio volto e metalinguisticamente riflette su stessa. Si dice che erano anni che non si affacciava così preponderante nel mio cervello, con tutti i sintomi dell'amore mentale. Con tutti i sogni su un uomo che è solo l'ombra di qualcuno intravisto e conosciuto, un qualcuno la cui carne e le cui ossa svaniscono come un ologramma nel monitor della mia materia grigia. Una serenità in aura da sogno, slegata dalla realtà. E le mie guance a forma di sorriso. Come un'epifania capisco parole sepolte nella mia mente "il tuo sorriso fra la gente passerà forse indifferente, ma non ti sentirai più solo sei diventato un uomo". Ultimamente mi è capitato spesso.
Tornare su cose del passato e capirle in un modo diverso. Vedere un significato che prima restava non svelato. Mentre il significato di prima si è perso nell'inafferrabilità del tempo.
Mia sorella è andata a comprare il biglietto del treno e quando ha salutato mia madre lei piangeva. Sono andata ad abbracciarla e mi ha detto "lasciami stare". Col pudore del dolore. Mentre lottava contro se stessa per riuscire ad accettare la vita.
Perché la vita lascia sole persone generose, altruiste, intelligenti e coraggiose?
Perché, d'altro canto, abbiamo bisogno di stare soli per conoscerci e prendere il pieno possesso di noi stessi?
Oggi sono andata al supermercato per la scorta alimentare da mettere in valigia. Tre gli obiettivi, puntualmente prelevati dai banchi del supermercato: polenta Valsugana, melanzane sottolio, parmigiano reggiano. Ma carrelli pieni di ogni ben di Dio mi separavano dalla cassa. Sono fuggita via senza il mio bottino.
La corsa gli acquisti da quando sono arrivata in questa città è il mio incubo. Code chilometriche in macchina perché la gente andava a comprare i regali prima, poi code chilometriche nei negozi perché la gente andava in giro per saldi, poi code chilometriche alle case dei supermercati perché la gente fa la spesa per la Befana e rimpingua le dispense svuotate dalla cupidigia degli stomaci natalizi. Sono giorni di festa per tutti e nessuno resta in casa. E ogni metro quadro della città trasuda di un consumismo ineluttabile, triste nella consapevolezza di una crisi che sembra spettralmente preludere alla morte del gigante di cui è essa stessa frutto.
Ieri Michele Serra e un lettore del Venerdì di Repubblica commentavano la repulsione provata quest'anno nei confronti del Natale consumistico, di regali forzati, di sentimenti che si cristallizzano in una forma che dietro non ha più niente.
E il dolore ristagna nelle case in cui la gente muore.
Tornare su cose del passato e capirle in un modo diverso. Vedere un significato che prima restava non svelato. Mentre il significato di prima si è perso nell'inafferrabilità del tempo.
Mia sorella è andata a comprare il biglietto del treno e quando ha salutato mia madre lei piangeva. Sono andata ad abbracciarla e mi ha detto "lasciami stare". Col pudore del dolore. Mentre lottava contro se stessa per riuscire ad accettare la vita.
Perché la vita lascia sole persone generose, altruiste, intelligenti e coraggiose?
Perché, d'altro canto, abbiamo bisogno di stare soli per conoscerci e prendere il pieno possesso di noi stessi?
Oggi sono andata al supermercato per la scorta alimentare da mettere in valigia. Tre gli obiettivi, puntualmente prelevati dai banchi del supermercato: polenta Valsugana, melanzane sottolio, parmigiano reggiano. Ma carrelli pieni di ogni ben di Dio mi separavano dalla cassa. Sono fuggita via senza il mio bottino.
La corsa gli acquisti da quando sono arrivata in questa città è il mio incubo. Code chilometriche in macchina perché la gente andava a comprare i regali prima, poi code chilometriche nei negozi perché la gente andava in giro per saldi, poi code chilometriche alle case dei supermercati perché la gente fa la spesa per la Befana e rimpingua le dispense svuotate dalla cupidigia degli stomaci natalizi. Sono giorni di festa per tutti e nessuno resta in casa. E ogni metro quadro della città trasuda di un consumismo ineluttabile, triste nella consapevolezza di una crisi che sembra spettralmente preludere alla morte del gigante di cui è essa stessa frutto.
Ieri Michele Serra e un lettore del Venerdì di Repubblica commentavano la repulsione provata quest'anno nei confronti del Natale consumistico, di regali forzati, di sentimenti che si cristallizzano in una forma che dietro non ha più niente.
E il dolore ristagna nelle case in cui la gente muore.
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giovedì 11 settembre 2008
lo zibaldino* di Scogliera
ovvero pensieri sparsi.
è giovedì, apparentemente un giovedì qualunque se non fosse che è el dia de Catalunya.
Voci dicono che un ragazzino si sia arrampicato su una gru davanti alla cattedrale e che abbia infilzato una bandiera di Catalunya. E che poi non sia più sceso. E che non si faccua acchiappare dai pompieri (che in realtà vogliono solo aiutarlo). A quest'ora l'avranno preso, si spera.
Però io penso che queste cose siano frutto dell'atmosfera e dalla maniera in cui la "catalanità" viene inculcata alla gente qui.
Ho deciso che l'unico modo per disfarsi di questa febbre che mi ha già rovinato un weekend è prenderla di petto e fare lo stesso le cose che voglio fare ignorando i decimi, il raffreddore, il mal di gola e la debolezza. Ieri sera sono uscita e oggi sono andata a mare. E forse la mia salute non è migliorata, ma sono molto più felice. Stavo morendo tra le 4 mura.
A volte non me ne accorgo. Ma devo avere una personalità forte. Vedo l'influenza dei miei gusti e del mio modo di pensare sulla gente.
Internet e la privacy.
-Ho scoperto per puro caso che digitando nomi e cognomi delle persone in google esce fuori una pagina di facebook in cui si vede la foto della persona e le foto dei suoi contatti. What the fuck?!?!?
-La gente chiude i blog o li privatizza perché improvvisamente la sua pagina viene letta da gente nota. E' una cosa a cui ho pensato molte volte e che a volte mi ha fatto evitare di scrivere cose che avrei scritto. Il che è abbastanza triste se si pensa che io ho aperto il blog proprio per scrivere di cose che non volevo dire a chi avevo intorno.
La mia migliore amica viene a trovarmi.
Non voglio affrontare la giornata lavorativa di domani. Cosa che non mi capitava da anni. Sì, erano anni che il lavoro non mi stressava. Non che mi stressi in generale. Solo mi stressa la situazione particolare di domani. Vabbè, pacienza.
Sarà presto fine settimana.
Stasera ho mangiato di nuovo la bomba. Una delle cose più buone del mondo.
* Lo zibaldino.
è giovedì, apparentemente un giovedì qualunque se non fosse che è el dia de Catalunya.
Voci dicono che un ragazzino si sia arrampicato su una gru davanti alla cattedrale e che abbia infilzato una bandiera di Catalunya. E che poi non sia più sceso. E che non si faccua acchiappare dai pompieri (che in realtà vogliono solo aiutarlo). A quest'ora l'avranno preso, si spera.
Però io penso che queste cose siano frutto dell'atmosfera e dalla maniera in cui la "catalanità" viene inculcata alla gente qui.
Ho deciso che l'unico modo per disfarsi di questa febbre che mi ha già rovinato un weekend è prenderla di petto e fare lo stesso le cose che voglio fare ignorando i decimi, il raffreddore, il mal di gola e la debolezza. Ieri sera sono uscita e oggi sono andata a mare. E forse la mia salute non è migliorata, ma sono molto più felice. Stavo morendo tra le 4 mura.
A volte non me ne accorgo. Ma devo avere una personalità forte. Vedo l'influenza dei miei gusti e del mio modo di pensare sulla gente.
Internet e la privacy.
-Ho scoperto per puro caso che digitando nomi e cognomi delle persone in google esce fuori una pagina di facebook in cui si vede la foto della persona e le foto dei suoi contatti. What the fuck?!?!?
-La gente chiude i blog o li privatizza perché improvvisamente la sua pagina viene letta da gente nota. E' una cosa a cui ho pensato molte volte e che a volte mi ha fatto evitare di scrivere cose che avrei scritto. Il che è abbastanza triste se si pensa che io ho aperto il blog proprio per scrivere di cose che non volevo dire a chi avevo intorno.
La mia migliore amica viene a trovarmi.
Non voglio affrontare la giornata lavorativa di domani. Cosa che non mi capitava da anni. Sì, erano anni che il lavoro non mi stressava. Non che mi stressi in generale. Solo mi stressa la situazione particolare di domani. Vabbè, pacienza.
Sarà presto fine settimana.
Stasera ho mangiato di nuovo la bomba. Una delle cose più buone del mondo.
* Lo zibaldino.
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martedì 5 agosto 2008
sabato 11 agosto 2007
Sabato sera
"Domenica sera d'inverno..."
Beh è estate, anche se il cielo è nuvolo.
I miei capelli profumano di agrumi e sono lisci e morbidi. Il mio corpo è abbronzato, il viso un po' meno. La maglia bianca risalta sull'abbronzatura. Tra un po' vado a prendere "Pinta" per andare a farci una birretta all'Irish pub. Beh che poi è da vedere quanto è Irish. Comunque poco male...
A dire il vero sono stanca, me ne resterei sul letto a fare un po' di daydreaming. Sognare, sognare, sognare... y nada mas...
Sul mio tavolino del PC, mi accorgo ora, c'è una preponderanza di arancione: la scatola di "vitamin c and zinc" di boots è più arancione di un'arancia. La guida della Spagna del Sud e Madrid è per lo più arancione, con una foto nei toni del grigio, l'Easy Learning: Spanish Verbs è arancione col titolo bianco e azzurro, la guida di Barcellona ha una banda arancione sulla copertina.
Sono davvero Spain-focused in questi giorni, anche troppo forse... dovrei decidere che gonna indossare, anziché scrivere...
Ma scrivere ha funzione catartica a volte. Ti dà il "la" per cominciare una riflessione o per scrollarti di dosso pensieri e desideri vecchi di mesi...
Beh è estate, anche se il cielo è nuvolo.
I miei capelli profumano di agrumi e sono lisci e morbidi. Il mio corpo è abbronzato, il viso un po' meno. La maglia bianca risalta sull'abbronzatura. Tra un po' vado a prendere "Pinta" per andare a farci una birretta all'Irish pub. Beh che poi è da vedere quanto è Irish. Comunque poco male...
A dire il vero sono stanca, me ne resterei sul letto a fare un po' di daydreaming. Sognare, sognare, sognare... y nada mas...
Sul mio tavolino del PC, mi accorgo ora, c'è una preponderanza di arancione: la scatola di "vitamin c and zinc" di boots è più arancione di un'arancia. La guida della Spagna del Sud e Madrid è per lo più arancione, con una foto nei toni del grigio, l'Easy Learning: Spanish Verbs è arancione col titolo bianco e azzurro, la guida di Barcellona ha una banda arancione sulla copertina.
Sono davvero Spain-focused in questi giorni, anche troppo forse... dovrei decidere che gonna indossare, anziché scrivere...
Ma scrivere ha funzione catartica a volte. Ti dà il "la" per cominciare una riflessione o per scrollarti di dosso pensieri e desideri vecchi di mesi...
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mercoledì 25 luglio 2007
il titolo lo metto alla fine
Uno quando scrive potrebbe scrivere un macello di cose. A volte quello che si vuole è solo avere qualcuno che ci ascolti. Il miglior ascoltatore spesso o a volte è un foglio di carta. Se scrivi su un blog, di ascoltatori ne hai tanti, ma quasi non sai di averli. Cioè chiunque nel mondo parli la lingua in cui il testo è scritto è un potenziale ascoltatore. Questa cosa un po' spaventa, no?
Uno dei motivi per cui ho cominciato a scrivere qui, è che volevo parlare ma che a nessuna delle persone che conosco sentivo di dire tutto. Ogni volta omettevo una parte. Non so bene perché, solo xché non mi andava, perché non tutti possono capire tutto. Molti comunque non possono capire niente.
Ho pensato che scrivendo qui ero coperta dall'anonimato. Poi ho cominciato a pensarci. Ad esempio se un giorno l'uomo col cellulare nuovo mettesse in Internet le parole di una delle mie canzoni preferite troverebbe il mio blog in un battibaleno. E se si fermasse a leggerlo, quanto ci impiegherebbe a capire che è il mio? Mezzo secondo? Beh magari un secondo, perché lui legge con lentezza, e legge tutte le frasi due volte... (una cosa affascinante, no?)
Cmq sì avrete ben capito che cerco una scusa per parlare di lui. Ma non lo faccio, perché poi lo scoprirebbe... beh sono ben altre le cose che lo farebbero "riscoattare" se leggesse :-P quello che vorrei scrivere adesso cmq sn solo cose belle :-) già...
A volte vedi una persona come una persona speciale, no? e poi ti accorgi che è una persona come gli altri o peggio degli altri. O semplicemente un individuo ordinario. O non il tuo tipo di individuo. Ciò avviene per vari motivi, uno dei quali è che non gli interessa più di tanto se tu sei viva o sei morta, ma finge a volte che gli interessi. Siccome tu sai bene che non gli interessa... o se non lo sai magari te ne accorgi in certi frangenti... insomma non so spiegarlo... solo mi accorgo che non vale la pena. Un persona ti piace per dei mesi, ebbè, lì deve rimanere... in quei mesi... Non parlo dell'uomo col cellulare no. Lui va negli speciali. Lui è il mio guinness dei primati....
Oggi l'uomo col cellulare mi ha capito. Ha capito una mia esigenza, non ha avuto niente da contestare. Non solo: mi ha chiesto se in qualche modo lui mi avesse forzato a qualcosa che non mi andava. Ragazzi, mi ha capita. E ha capito il mio desiderio, e il mio senso di colpa e tutto. Ragazzi mi ha squadrata. Ci sn voluti 10 anni ma ce l'ha fatta. Gli sarei saltata al collo. Peccato che siamo a 700 km di distanza...
Comunque finalmente ho fatto il mio biglietto per le vacanze. Ho trovato il coraggio, la forza, la voglia di provarci, insomma quello che mancava. Ora volete sapere dove vado eh? Beh lo scoprirete man mano che deciderò l'itinerario. Lo vedrete qui :-) hopefully!
Lo sapete che vi dico? La vita è bella! No Benigni no. Dico io, Benigni, come altri, ha monopolizzato una frase che prima era di tutti. Una frase semplice che chiunque potrebbe utilizzare normalmente. Un po' come il nano con forza Italia. Ora ai mondiali abbiamo paura di pronunciare l'immonda frase.
Beh se Benigni si vedesse accomunato al Berlusca, ahah! sai che ridere :-)
E cmq la sapete una cosa?
Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte, con l'anima in riserva e il cuore che non parte.
E facciamo partire questo cuore, su, su!
Il tutto è lasciato alla libera interpretazione del singolo. Come la frase di Giorgio Joyce che gridava "iga!iga" guardando "quelle pigre puttane dei preti" (questa è di James Joyce...)
Besos a todo el mundo
Uno dei motivi per cui ho cominciato a scrivere qui, è che volevo parlare ma che a nessuna delle persone che conosco sentivo di dire tutto. Ogni volta omettevo una parte. Non so bene perché, solo xché non mi andava, perché non tutti possono capire tutto. Molti comunque non possono capire niente.
Ho pensato che scrivendo qui ero coperta dall'anonimato. Poi ho cominciato a pensarci. Ad esempio se un giorno l'uomo col cellulare nuovo mettesse in Internet le parole di una delle mie canzoni preferite troverebbe il mio blog in un battibaleno. E se si fermasse a leggerlo, quanto ci impiegherebbe a capire che è il mio? Mezzo secondo? Beh magari un secondo, perché lui legge con lentezza, e legge tutte le frasi due volte... (una cosa affascinante, no?)
Cmq sì avrete ben capito che cerco una scusa per parlare di lui. Ma non lo faccio, perché poi lo scoprirebbe... beh sono ben altre le cose che lo farebbero "riscoattare" se leggesse :-P quello che vorrei scrivere adesso cmq sn solo cose belle :-) già...
A volte vedi una persona come una persona speciale, no? e poi ti accorgi che è una persona come gli altri o peggio degli altri. O semplicemente un individuo ordinario. O non il tuo tipo di individuo. Ciò avviene per vari motivi, uno dei quali è che non gli interessa più di tanto se tu sei viva o sei morta, ma finge a volte che gli interessi. Siccome tu sai bene che non gli interessa... o se non lo sai magari te ne accorgi in certi frangenti... insomma non so spiegarlo... solo mi accorgo che non vale la pena. Un persona ti piace per dei mesi, ebbè, lì deve rimanere... in quei mesi... Non parlo dell'uomo col cellulare no. Lui va negli speciali. Lui è il mio guinness dei primati....
Oggi l'uomo col cellulare mi ha capito. Ha capito una mia esigenza, non ha avuto niente da contestare. Non solo: mi ha chiesto se in qualche modo lui mi avesse forzato a qualcosa che non mi andava. Ragazzi, mi ha capita. E ha capito il mio desiderio, e il mio senso di colpa e tutto. Ragazzi mi ha squadrata. Ci sn voluti 10 anni ma ce l'ha fatta. Gli sarei saltata al collo. Peccato che siamo a 700 km di distanza...
Comunque finalmente ho fatto il mio biglietto per le vacanze. Ho trovato il coraggio, la forza, la voglia di provarci, insomma quello che mancava. Ora volete sapere dove vado eh? Beh lo scoprirete man mano che deciderò l'itinerario. Lo vedrete qui :-) hopefully!
Lo sapete che vi dico? La vita è bella! No Benigni no. Dico io, Benigni, come altri, ha monopolizzato una frase che prima era di tutti. Una frase semplice che chiunque potrebbe utilizzare normalmente. Un po' come il nano con forza Italia. Ora ai mondiali abbiamo paura di pronunciare l'immonda frase.
Beh se Benigni si vedesse accomunato al Berlusca, ahah! sai che ridere :-)
E cmq la sapete una cosa?
Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte, con l'anima in riserva e il cuore che non parte.
E facciamo partire questo cuore, su, su!
Il tutto è lasciato alla libera interpretazione del singolo. Come la frase di Giorgio Joyce che gridava "iga!iga" guardando "quelle pigre puttane dei preti" (questa è di James Joyce...)
Besos a todo el mundo
domenica 22 luglio 2007
ancora qui
Ancora qui, è una malattia?
Beh è che fa così caldo che non viene proprio voglia di uscire.
E ho la mente piena di pensieri. Scrivere mi aiuta a scovarli nelle pieghe della mia mente.
Poi c'è che ho dentro pensieri ed emozioni che non tiro fuori, non solo perché non mi sembra che ci sia davvero nessuno interessato o che comunque possa davvero capire cosa mi succede, ma anche perché in fin dei conti mi sembra un po' inutile. Sono cose che devo chiarire con me stessa. E il blog è un po' questo: parlare di me stessa a me stessa.
Sull'orlo della scogliera, parlare al mare del vento che soffia.
Poi c'è che sento che dovrei volere qualcosa nella vita. E invece? Se voglio qualcosa dopo un giorno o due mi sembra di volere qualcosa di veramente effimero. Ma se provo a impegnarmi per qualcosa di meno caduco, mi spavento. E mi sembra troppo impegnativo.
Penso all'uomo col cellulare, con cui in questi giorni mi sono sentita bene, a mio agio, nonostante le difficoltà iniziali del primo incontro. Ieri è stato bello stare con lui e con degli amici miei, e sentire che stavamo entrambi bene. Come se fosse la prima volta. E forse lo era.
Le cose cambiano, inevitabilmente.
È che uno dovrebbe impegnarsi a prescindere. Qualcosa è interessante al 50%? Ma non c'è niente che ti interessi al 60% o al 70% o di più? Beh fai ciò che ti interessa per metà. Ma no, io non sono così. Ho sempre bisogno di 150 ragioni per fare le cose.
Beh sono stanca anche di scrivere. Un po' stanca di me stessa, a volte.
Beh è che fa così caldo che non viene proprio voglia di uscire.
E ho la mente piena di pensieri. Scrivere mi aiuta a scovarli nelle pieghe della mia mente.
Poi c'è che ho dentro pensieri ed emozioni che non tiro fuori, non solo perché non mi sembra che ci sia davvero nessuno interessato o che comunque possa davvero capire cosa mi succede, ma anche perché in fin dei conti mi sembra un po' inutile. Sono cose che devo chiarire con me stessa. E il blog è un po' questo: parlare di me stessa a me stessa.
Sull'orlo della scogliera, parlare al mare del vento che soffia.
Poi c'è che sento che dovrei volere qualcosa nella vita. E invece? Se voglio qualcosa dopo un giorno o due mi sembra di volere qualcosa di veramente effimero. Ma se provo a impegnarmi per qualcosa di meno caduco, mi spavento. E mi sembra troppo impegnativo.
Penso all'uomo col cellulare, con cui in questi giorni mi sono sentita bene, a mio agio, nonostante le difficoltà iniziali del primo incontro. Ieri è stato bello stare con lui e con degli amici miei, e sentire che stavamo entrambi bene. Come se fosse la prima volta. E forse lo era.
Le cose cambiano, inevitabilmente.
È che uno dovrebbe impegnarsi a prescindere. Qualcosa è interessante al 50%? Ma non c'è niente che ti interessi al 60% o al 70% o di più? Beh fai ciò che ti interessa per metà. Ma no, io non sono così. Ho sempre bisogno di 150 ragioni per fare le cose.
Beh sono stanca anche di scrivere. Un po' stanca di me stessa, a volte.
giovedì 19 luglio 2007
Scrittura e storia personale
Certo che se uno pensa a ciò di cui potrebbe scrivere, gli argomenti non finiscono mai. Stavo pensando "ok domani quando mi alzo apro il blog e scrivo per una mezz'oretta". Poi mi sono detta "di cosa scriverò?". Risposta "di ciò di cui avrò sognato". Racconterò il mio sogno. In fondo è utile avere un diario dei sogni, no? Per tornare indietro a studiarli fra anni e anni e anni.
La finestrella del messenger mi avvisa che "l'uomo col telefonino nuovo" è online. Ora mi pingherà e mi chiederà come mai sono ancora online. Mi ha pingato. Mi ha detto: "Sei ancora online?"
Torno al discorso dello scrivere... voglio dire, se penso a qualsiasi evento della mia vita, potrei parlare di quello. In fondo scrivere serve anche a conoscersi meglio. E se sei in vena di scrivere, di lasciare spazio alla tua mente e alle tue mani, perché no? Puoi descrivere in modo avvincente la tua colazione. O parlare dei tuoi amici, o della storia d'amore della tua vita, o dell'agente immbiliare che ti ha fatto vedere una casa in costruzione ieri, con la sua aria saccente da uomo vissuto. Tutto ciò specialmente, se come me adesso, sei in una fase introspettiva della tua vita. Dopo mesi di vita vissuta a contatto con gli altri a fare nuove esperienze, torni a casa e in qualche modo ti rinchiudi a prenderti cura della tua anima, sperando che ciò ti aiuti a capire cosa veramente vuoi. Ma forse, forse non ti aiuterà.
Ecco, vedi! ho già scritto tante righe, illuminando poco a poco una parte della mia vita. Lasciando intendere quello che non dico. O forse è solo un'illusione?
L'uomo con il cellulare nuovo vuole andare in vacanza con me...
Devo dire che l'altro ieri sera, mentre passaggiavamo nel parco, è stato bello parlare con lui. Sembrava quasi che mi capisse. Interessato ai miei pensieri, a ciò che mi succede. Non ha fatto nemmeno una domanda per cercare di stabilire cosa avrebbe significato per lui ciò che veniva configurandosi nella mia mente. Nella mia mente bacata, aggiungerei. Sembrava un po' com'era quando ero innamorata di lui. Quando ero innamorata di lui? A volte quando parli ti accorgi di sapere cose che non sapevi di sapere. O quando scrivi. Quando ero innamorata di lui....
La finestrella del messenger mi avvisa che "l'uomo col telefonino nuovo" è online. Ora mi pingherà e mi chiederà come mai sono ancora online. Mi ha pingato. Mi ha detto: "Sei ancora online?"
Torno al discorso dello scrivere... voglio dire, se penso a qualsiasi evento della mia vita, potrei parlare di quello. In fondo scrivere serve anche a conoscersi meglio. E se sei in vena di scrivere, di lasciare spazio alla tua mente e alle tue mani, perché no? Puoi descrivere in modo avvincente la tua colazione. O parlare dei tuoi amici, o della storia d'amore della tua vita, o dell'agente immbiliare che ti ha fatto vedere una casa in costruzione ieri, con la sua aria saccente da uomo vissuto. Tutto ciò specialmente, se come me adesso, sei in una fase introspettiva della tua vita. Dopo mesi di vita vissuta a contatto con gli altri a fare nuove esperienze, torni a casa e in qualche modo ti rinchiudi a prenderti cura della tua anima, sperando che ciò ti aiuti a capire cosa veramente vuoi. Ma forse, forse non ti aiuterà.
Ecco, vedi! ho già scritto tante righe, illuminando poco a poco una parte della mia vita. Lasciando intendere quello che non dico. O forse è solo un'illusione?
L'uomo con il cellulare nuovo vuole andare in vacanza con me...
Devo dire che l'altro ieri sera, mentre passaggiavamo nel parco, è stato bello parlare con lui. Sembrava quasi che mi capisse. Interessato ai miei pensieri, a ciò che mi succede. Non ha fatto nemmeno una domanda per cercare di stabilire cosa avrebbe significato per lui ciò che veniva configurandosi nella mia mente. Nella mia mente bacata, aggiungerei. Sembrava un po' com'era quando ero innamorata di lui. Quando ero innamorata di lui? A volte quando parli ti accorgi di sapere cose che non sapevi di sapere. O quando scrivi. Quando ero innamorata di lui....
Il senso del blog
Mi manca scrivere. È un po' che non lo faccio.
Una volta avevo grandi quaderni su cui annotavo quello che mi passava per la mente. A volte scrivevo sulla terza di copertina dei libri dell'università o sulle pagine bianche. Scrivevo a caratteri cubitali con i colori a spirito. Verde arancione blu e piccoli ghirigori ovunque su quei libri. La vita che scorreva, sensazioni e desideri. L'intrepida attesa del futuro.
Poi ho cominciato a scrivere sempre più di rado, su fogli sparsi. Alcuni sono raccolti in una vecchia scatola, assieme a cartoline e ricordi vari. Altri si sono persi nel nulla cosmico.
L'ultima volta che ho provato a scrivere è stato un mese fa.
Scrivevo in inglese, perché era come se volessi che qualcuno in particolare potesse leggere.
Comunque scrivere in italiano mi risulta difficile tuttora. Questo è uno dei motivi per cui ricomincio ora a scrivere, su questo blog. Non voglio mica diventare come quelli che confondono le regole della propria lingua con quelle della lingua del paese in cui vivono?
Una volta avevo grandi quaderni su cui annotavo quello che mi passava per la mente. A volte scrivevo sulla terza di copertina dei libri dell'università o sulle pagine bianche. Scrivevo a caratteri cubitali con i colori a spirito. Verde arancione blu e piccoli ghirigori ovunque su quei libri. La vita che scorreva, sensazioni e desideri. L'intrepida attesa del futuro.
Poi ho cominciato a scrivere sempre più di rado, su fogli sparsi. Alcuni sono raccolti in una vecchia scatola, assieme a cartoline e ricordi vari. Altri si sono persi nel nulla cosmico.
L'ultima volta che ho provato a scrivere è stato un mese fa.
Scrivevo in inglese, perché era come se volessi che qualcuno in particolare potesse leggere.
Comunque scrivere in italiano mi risulta difficile tuttora. Questo è uno dei motivi per cui ricomincio ora a scrivere, su questo blog. Non voglio mica diventare come quelli che confondono le regole della propria lingua con quelle della lingua del paese in cui vivono?
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