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domenica 3 maggio 2009

il segreto è...

... uscire da se stessi, per dare agli altri la possibilità di entrare.

commento

secondo me se Veronica Lario vuole divorziare sono cazzi dei suoi. A me non mi importa un fico secco e non capisco perchè Repubblica online debba darla come seconda notizia. Mi sembra addirittura piú interessante la terza notizia, ovvero quella su Milan-Juve. Ad ogni modo secondo me entrambe starebbero meglio su Gente o riviste affini.

mercoledì 29 aprile 2009

tra la vita che vuoi e la vita che invece avrai

la mia vita è la mia vita

è quel tempo durante il quale io nasco, cresco, mi sviluppo, metto le tette, cambio la voce, cambio il corpo, studio, mi innamoro,mi laureo, inizio a lavorare, lascio il fidanzato, resto sola, espatrio, incontro nuovi amici, torno, espatrio di nuovo, sono ancora sola, incontro altra gente, vedo gli amici di prima, faccio sesso con uno sconosciuto, perdo la mia migliore amica, pago le conseguenza delle mie scelte, vivo sola, amo mia madre e mia sorella e me ne prendo cura, ricordo.

Ho ancora la forza?

Ho ancora la forza di starvi a raccontare
le mie storie di sempre, di come posso amare,
di tutti quegli sbagli che per un
motivo o l'altro so rifare...
 
E ho ancora la forza di chiedere anche scusa
o di incazzarmi ancora con la coscienza offesa,
di dirvi che comunque la mia parte
ve la posso garantire...
 
Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è
nel mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo...
 
Ho ancora la forza di non tirarmi indietro,
di scegliermi la vita masticando ogni metro,
di far la conta degli amici andati e dire:
"Ci vediam più tardi ..."
 
E ho ancora la forza di scegliere parole
per gioco, per il gusto di potermi sfogare
perché, che piaccia o no, è capitato
che sia quello che so fare...


[Ligabue/Guccini]

mercoledì 22 aprile 2009

mercoledì 1 aprile 2009

tutto mi sembrava andasse bene, e tutto mi sembrava andasse bene, tra me e le mie parole, tra me e le mie parole e la mia anima

tra i pensieri che facciamo alcuni sono dovuti a uno stimolo particolare. Voglio dire, la speculazione criticolinguisticoletteraria di solito la facciamo quando siamo a contatto con l'oggetto della speculazione stessa. Ovvero, se leggiamo, le parole sulla carta colpiscono alcuni tasti nel nostro cervello, che innescano ricordi, conoscenze, desideri e ci fanno elaborare pensieri, piú o meno complessi o per lo meno colpiscono i nostri neuroni.

Io credo che se mia madre 6 mesi fa, quando le dissi "mamma dammi tre libri in italiano ben scritti, ché ho bisogno di tenere viva la mia lingua materna" non mi avesse dato insieme a Guccini e Carofiglio il libro che sto leggendo ora il mio cervello avrebbe ricevuto migliaia di stimoli in meno.

Non tutti i libri stimolano allo stesso modo.
Ad esempio io ho sempre considerato Guccini, cantante e scrittore, un grosso stimolo per me. La sua capacitá di mescolare lingua antica, lingua letteraria, echi poetici e veemenza sono stati per anni il motore del mio pensiero criticolinguistico.

Da quando ho cominciato a leggere questo libro del millenovecentosessantaqualcosa con la copertina azzurro shock, i numeri di pagina in caratteri similgotici e con le virgolette chiuse al posto di quelle aperte, mi sono accorta che senza questo libro il mio cervello sarebbe morto schiacciato dal rumore e della gente nel metro già giorni fa.
In quindici giorni ho letto 60 pagine. Il ché è veramente poco per un libro che alla terza pagina è saltato in testa a tutti i miei libri favoriti, ha surclassato non solo Guccini, ma tutti i guareschi i pirandello i pratolini i bulgakov e persino i checov e i tolstoj che ho amato nella mia vita.

Ora, io sono in un internet point, uno di quei posti tristi che qui chiamano Locutorios dove gente che ha le famiglie lontano va a telefonare, e dove usano il pc ceffi dalla pelle scura e dal capello spesso. Pertanto non ho con me il prezioso libro che oltre a spalancarmi un mondo sul dialetto veneto (Vicenza è in Veneto, ¿verdad?) ha rimesso in moto gli ingranaggi del mio pensiero filologico- storico-linguistico.
Parlare di questo libro senza citare le frasi è invero come parlare alla maniera dei discorsoni pomposi e vacui del nostro presidente del consiglio.

La storia di un bambino raccontata dal bambino diventato grande che nella sua immensa cultura rivive da adulto colto le emozioni delle parole scoperte da bambino, in un parallelismo continuo e naturale, non forzato, tra dialetto e italiano.

Il dialetto, quello del libro, è - come avevo giá avuto modo di sperimentare ascoltando i commenti di un amico noneso (della Val di Non) che a sua volta ascoltava incredulo le conversazioni in catalano tra amicaPR e amichetta di Spagna - incredibilmente simile alla lingua del posto in cui vivo ora. Un lingua che non conosce doppie quasi, che conserva una purezza di italiano antico che palatalizza suoni gutturali e gutturalizza suoni palatali.

Quel bambino, con il suo approccio puro aperto e intelligente alla vita, ogni mattina mi presenta un pezzo dell'Italia di ottant'anni fa, l'Italia in cui è stata bambina mia nonna, un'italia senza tv, un'italia con la violenza non ancora esplosa, ma in nuce già, di distorsioni del pensiero e della verità.

sabato 7 marzo 2009

un altro venerdì o para mojar el pan

Stamattina come tutti i giorni ho preso l'ascensore per scendere di casa.
L'ascensore al piano terra è fatto in modo che quando esci dopo tipo un metro c'è una specie di gradino, quindi se quando qualcuno entra nel portone si ferma prima del gradino, visto dall'ascensore questo qualcuno sembra altissimo.


Io oggi, come quasi tutti i venerdì, ero una walking toilet ovverossia un cesso ambulante. Capelli legati (che di solito me li lego per mettermi il fondotinta e me li sciolgo in ascensore, però oggi mi sono dimenticata), niente trucco a parte il fondotinta, vestita male e faccia di sonno perché ho dormito male…
Insomma, le sliding doors dell'ascensore si aprono e io con gli occhi semichiusi guardo davanti a me per uscire ma il cammino è ostruito. Si erge altissimo un uomo.
In realtà non era altissimo, solo che stava sul grandino e sembrava altissimo, cosìcché non l'ho messo a fuoco subito. Ho solo pensato: azz chi è sto figo? e per mettere a fuoco ho fatto il tipico gesto che fanno gli uomini con le donne in minigonna. Ho guardato la punta dei iedi sul gradino fino alla testa. Finalmente arrivata alla testa mi sono accorta che quell'agglomerato di vestiti blu era effettivamente V., il mio affascinante vicino. Che mi guardava con un sorriso ebete mentre io lo squadravo. Ma non è tutto, perché dopo lo sguardo da camionista arrapato, trovandomi in un orario del giorno in cui ancora non sono padrona di me stessa, non mi sono limitata a sorridere o a pronunciare una forma di saluto, bensì dalla bocca mi è uscito unmolto spontaneo e colloquiale (italiano):
"uà"

lui ha sorriso di più mentre mi diceva: que cara de sueño tienes.

all'anm ra figur' e mmerd


domenica 1 marzo 2009

Passato, presente e letteratura. Per un futuro che potrebbe non arrivare

- quando ero bambina sì sognavo di essere come paperon de paperoni
- ora no?
- no, ora ho altri sogni
- come?
- scrivere
- cosa scrivi?
- pensieri. Cretinaggini, meglio sciare (indicando i suoi sci).
-sì, a me piace sciare.

L'avvocato Guerrieri incontra un amico dell'università. Quello che era il suo migliore amico. E gli chiede della moglie. E' morta. Nell'arco di tre mesi. L'amico racconta:
"*Sai, Guido, allora pensi a un sacco di cose. E soprattutto pensi al tempo sprecato. Pensi alle passeggiate che non hai fatto, alle volte che non hai fatto l'amore, a quando hai mentito. A quando hai fatto il ragioniere con la moneta degli affetti. Lo so che è banale ma pensi che vorresti tornare indietro e dirle quanto la ami, tutte le volte che non lo hai fatto ma avresti dovuto.*"
Alla fine della conversazione con l'amico, l'avvocato Guerrieri chiama Margherita e le dice - più o meno - che la ama.

Ora io ero nel mio letto arancione, dopo una giornata persa a far nulla, con nel cervello la tortura del dover preparare le scatole. Senza prepararle. Fino all'ora in cui ho chiamato la smilza per sapere come stava. Ma lei non ha preso la chiamata ed è comprasa su skype. Abbiamo cominciato una delle nostre conversazioni surreali, in cui a un punto io le raccontavo di una delusione amorosa, aggiungendo poi che mi era già passata. Lei ribatteva che lei ci impiega almeno due anni a dimenticarsi di qualcuno. E io le ho detto: io dopo 3 anni e mezzo ancora penso a P. Lei ha detto: siete stati insieme tanto tempo. E io: non lo so se è questo. E' che penso di aver sbagliato.

E ho pensato, nel letto, che non sopportavo cose che fanno parte della vita, che sono inezie e che anzi in passato erano state il bello del rapporto. E per quelle cose ho distrutto il buono, l'ho triturato, l'ho segato. Fino a che non fosse più stato possibile ricostruirlo.

L'avvocato Guerrierie il suo amico Emilio hanno fatto venir fuori lacrime e pensieri.
Un rigurgito. Innescato probabilmente anche dalla delusione/presa di coscienza di oggi.

E la moto si allontanava rapida, dopo che lui aveva chiesto un bacio a lei. Una lei vestita di verde. E le aveva detto "Adeu".

* da A occhi chiusi, si G. Carofiglio

venerdì 27 febbraio 2009

na nananananana na nanana*

Stanotte mentre almanaccavo cercando soluzione al pangramma di cui parlava Bartezzaghi sulla Repubblica di ieri, mi sono chiesta se sarei mai diventata quella che sono se da bambina non mi avessero fatto vedere/leggere "gratta un Pepito ed esce un Peppone".

Quando sei piccolo che delle parole possano nasconderne altre è un assunto affascinante. Che parole incomprensibili ai tuoi orecchi possano nascondere un senso per un altro viene subito dopo.
Senza Don Camillo e Peppone, avrei studiato latino, greco, inglese, russo, basco, linguistica storica, fatto il lavoro che faccio, vissuto in Iralnda e Spagna, mi sarei mai innamorata di De Gregori e Guccini e dell'uomo che ho amato così a lungo?

Piccoli dubbi notturni.



*il titolo è un link, nel caso vogliate sapere che canzone è
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