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lunedì 15 marzo 2010

e in via Petroni si svegliano, preparano libri e caffè e io danzo con Snoopy e con Linus un tango argentino col casché!

La prima volta era la gita del terzo liceo classico.
Non ricordo molto, ricordo alcuni compagni. I miei preferiti e quelli che ancora non lo erano ma lo sarebbero diventati. Ricordo un tipo che piaceva a mia sorella e mi ricordo i portici. Grandi e antichi. Più grandi e più antichi di quelli che si vedevano nel film di Don Camillo, che era l'unica conoscenza che avevo dell'Emilia. Mi ricordo l'impressione che mi fece San Petronio, lì tutta scura nella sua pietra (che pensai grigia). Mi ricordo le scale per i cavalli nel palazzo dei Bianchi. E il castello nel mezzo della piazza. Mi ricordo che salimmo sulla torre degli Asinelli e forse era la prima volta che vedevo i tetti di una città.

La seconda volta ero innamorata. Avevo 19 anni appena, era l'inizio del mio secondo anno di università. Andavo con un lui che mi dava sicurezza e di cui mi fidavo ciecamente a casa di sua sorella maggiore sui colli tra Bologna e Firenze. Mi ricordo che bologna fu la nostra prima tappa. Partimmo in treno di sera tardi. Uno dei primi Eurostar che passava per la mia città. Avevamo zaini con i panini e posti a sedere su cui dormimmo. Arrivammo a bologna che l'alba stava per illuminarci. E ci illuminò mentre eravamo seduti sul ciglio del marcipiede davanti alla chiesa di Santo Stefano. Due ragazzoni dalle facce bambine ad aspettare per iniziare il giro delal città a cui potevamo dedicare un giorno soltanto. Fu amore un'altra volta. Camminare, camminare, camminare senza fermarsi mai.

Poi ce ne sono state altre tutte con quello che per anni e anni ho pensato fosse l'uomo della mia vita. E lui era la persona giusta per godersi quei portici. Camminava tanto quanto me, gli piaceva la storia che trasudava da quei muri e da quelle colonne e per lui come per me Bologna era quello che Guccini ci aveva raccontato nelle sue canzoni. L'esplorazione di Bologna fu un'esplorazione dei Loci gucciniani. Respiravamo quell'aria senza andarci in quelle osterie, senza sapere nulla di quell'epoca e della gente che popolava l'immaginario gucciniano. E rivivevamo tutto dentro di noi.

Ci andai con la mia migliore amica per fare un test d'ingresso a un master di non so cosa. Ricordo vago. Di ansia.

Poi poco dopo la fine dell'idillio ci andai con mia sorella e la sua amica americana vegana. Ma pensavo ad altro, non davvero a dov'ero e a cosa facevo. Ma solo a quello che Bologna aveva rappresentato per me.

La settimana scorsa, ci sono andata di nuovo. Con la mia famiglia. Bologna, sempre la stessa ma nuova per me. Pura ai miei occhi. I ricordi sono già ricordi fievoli. Ricordi di gioventù e nient'altro. E di Bologna ho respirato l'aria di neve, l'opulenza stanca, quasi antica e l'abitudine della gente per strada. Di Bologna ho gustato le pietanze, ho ammirato l'archiettura, ho guardato i colli.

E io non sono nata bolognese per errore.

domenica 12 luglio 2009

O Balcon do Atlantico


A La Coruña o A Coruña che dir si voglia:

  • I gabbiani sorvegliano la città, emettendo gridi da guerrieri.
  • Le sorelline hanno lo stesso vestitino e i fratellini lo stesso costumino, chè quasi ti meravigli del fatto che la madre non abbia comprato lo stesso costume anche al padre. Sará stato un problema di taglia.
  • Il vento soffia forte e il sole batte anche se non lo senti. Non ho mai avuto il visto tanto rosso.
  • Le donne indossano tailleur(ini) che anche se moderni suonano a demodè. Le bambini portano fiocchi di raso bianchi nei capelli.
  • Con 15 euri mangiano di tapas due persone. "Es mucha comida" ci ha detto il cameriere quando abbiamo ordinato.
  • Chiedi un'indicazione e a gente ti accompagna nel posto in cui devi andare. Non è un combinazione, è quasi la norma.
  • Si beve un albariño que te cagas.
  • Si sente l'odore del mare come uno schiaffo.

* foto da http://blog.ulises.com

domenica 21 dicembre 2008

figlia di famiglia

il senso di pienezza, completezza, amore e comprensione totale che si impossessa di me quando torno a casa è qualcosa che mi sorprende.
mi sorprende il modo in cui, dopo un volo di un'ora e tre quarti e un'oretta di treno, l'aria di mare di una piazza il cui limite sono gli alberi di barche con vele ammainate nel molo mi restituisca la me stessa di sempre.
senza lotta alcuna, una porta chiusa di un ripostiglio dentro il mio corpo si apre e lo sgabuzzino di sentimenti ed emozioni si trasforma in un salone a cielo aperto di amore, cura degli altri, abitudini passate non più esistenti ma amate e conservate con cura che ritornano come il ciclico tic tac dell'orologio, implacabili e ben accolte.
mi sorprende il modo in cui una donna autoconsapevole si riappropria del suo essere di ragazza nonostante o grazie all'esperienza che rende il suo passo più sicuro, i suoi ricordi più forti, i suoi sentimenti espressi a voce più alta, il suo punto di vista più alto, il suo sguardo più curioso, il suo giudizio più benevolo.

mi sorprendo e gioisco della vita.

martedì 2 settembre 2008

rileggendo questo post, capisco perché quel mio amico l'altro giorno mi ha detto che sono poetica (magari anche un po' patetica)

Da quando ho scritto questo, continuo di tanto in tanto a pensare ai miei luoghi dell'anima.

Ci sono posti che hanno fatto parte della mia vita e delle mie esperienze. Ci sono posti che ho condiviso con persone. Magari con una sola persona della mia vita. Ma non con le altre. Ci sono posti conservati in un angolino della mia memoria che i più ignorano. Ci sono posti che per me equivalgono alla vita.
E descriverli è opera da poeta o da scrittore, non da blogger qualunque. Non da trentenne sfaccendata che digita sommessa in un ufficio pigro.

Molti di questi posti rappresentano o hanno rappresentato oltre alla scoperta della vita un rifugio, più o meno consapevole, dalla vita stessa. O dalla me stessa pensierosa, malinconica e timida.

Molti di questi posti sono spiagge. O calette tra le rocce.
Molti di questi posti sono odore di mare, sole ardente e brezza estiva.
Sono riflessi argentei su mare verde o azzurro, a volte cristallino. Altre volte no.
Sono impronte di gabbiani sulla sabbia lunare di Caporizzuto alla foce di un fiumiciattolo. E sorpresa, e paura del peccato.
Sono corpi abbronzati e pelli lisce e spalle non abbronzate di pelli olivastre, con un solo pelo nero doppio e riccio. Sono ombelichi ripieni di batuffoli di lana.
Sono un balcone che affaccia sul cimitero e un balcone sul grande golfo, con scogli artificialmente collocati per frenare la furia invernale del mare. E rumore di telefilm poliziesco e di passi cadenzati e sbilenchi di nonna. Odori del passato.
Sono sorrisi e amore che non esistono più il giorno 2 settembre 2008 ma esistono in un cuore che il 2 settembre 2008 ancora batte, e ancora ricorda.

"Ricordo" viene da una radice indoeuropea, qualcosa tipo *cord/*card, da cui viene anche la parola "cuore".

Esistono spiagge buie, con la luce della luna, il mare come una pozza di acqua stagnante e quattro gambe, due pelose e due no che solcano l'acqua camminando sulla riva. Per migliorare la circolazione. Ridendo. Baciandosi di tanto in tanto. E che il nome di quel posto significhi davvero "forza dell'erba", o sia solo una paretimologia, poco importa.

Gli occhi possono essere considerati un luogo?
No, perché io quegli occhi li ho rimirati per ore e ore, giorni, anni. Come si fa con un paesaggio chulo, spettacolare, con scogliere incantante e verdi praterie.

E ho annusato l'odore degli alberi in boschi vicino a conventi e ascoltato parole che parlavano di purezza.

Ho passeggiato per vicoli umidi e antichi, guardando curiosa artigianato etnico. Tra odore di pizza e conversazioni in dialetto. Sono entrata mille volte nella chiesa di Santa Chiara, e ho mangiato arancini di riso nearby. Mentre i sogni miei segreti si cullavano nel bus.

Sono palme su spiagge greche isolate del mondo. E chele di granchi morti tra le dita di chi amavo.

Fiumi in piena. Quasi straripanti e io seduta sull'argine. E il ragazzo a parlarmi della pequeñita.

L'odore di fiume è così diverso dall'odore del mare. Eppure il fiume porta con sé le stesse storie. Il fiume è più malinconico. Meno guerriero del mare. Non ha l'ampio respiro del mare. E non ha la placida immensità dell'oceano. i grandi gabbiani. Ma ha decine di cigni appollaiati.

I golfi, tra i miei luoghi ci sono golfi. E monti bassi (che fossero di preti o no). E castelli su laghi.

venerdì 20 giugno 2008

La revetlla de Sant Joan

La città scalpita, i fortunati si preparano al ponte. I meno fortunati sentono comunque il clima vacanziero e cominciano a pregustare l'atmosfera – dicono speciale – della notte più corta dell'anno, la notte tra il 23 e il 24 di questo mese.

L'ayuntamiento allestirà concerti e altre attività in giardini e piazze. La gente andrà a emborracharse sulla spiaggia, libera dal pensiero che il giorno dopo si lavora perché in realtà non si lavora. Appunto! :-)

Scogliera alla scrivania annusa l'aria d'estate che entra dalla finestra spalancata. Oltre la finestra, el ruìdo de los coches e il palazzo violetto, ottocentesco, caldo di sole. E fronde verdi. Oltre il palazzo, lo spigolo di un altro elegante edificio, la cui balconata è chiusa all'angolo da una grande palla decorativa di pietra bianca. Ancora più il là, un enorme palazzo degli anni '70/'80, beige con persiane grigie e tegole ardenti dietro le quali spunta, quasi attesa dietro quello lo squallore, una gru. Perché le gru in prossimità di palazzoni da periferia sono un mistero della fede nelle grandi città. Lo sai che prima o poi le incontrerai.

Scogliera alla scrivania ode tasti, guarda i colleghi vestiti d'estate. Infradito, pantaloncini, colori imperversano per dare il benvenuto a questa calura tanto attesa.

Scogliera pensa alla sua escursione in montagna domani e al suo corpo che si immergerà in acque hopefully cristalline domenica. Sa che tutti, intorno a lei, stanno favoleggiando allo stesso modo del weekend che li attende e fremono per vedere la fine di questa giornata lavorativa, per liberare i loro orecchi delle note tutte uguali delle tastiere di cattiva qualità.

Non s'ode voce, solo traffico, pochi clacson, un'ambulanza di tanto in quando.

Dietro il foglio di Word su cui Scogliera scrive s'intravede la foto della città più bella del mondo. Un pezzo di mare a largo del molo turistico in basso e un pezzo del colle roccioso in alto. Con palazzi antichi e meno antichi pigramente immobili a godersi l'ultimo scorcio di sole che li coglie da destra. Ma forse, più probabilmente, non è l'ultimo raggio, bensì il primo, perché il sole in quella città in genere tramonta dall'altro lato della montagna. Scogliera s'incuriosisce e guarda la foto più in dettaglio, cercando di capire se le persiane dei palazzi in primo piano sono aperte o no. Il palazzo della Provincia campeggia bianco con i suoi innumeri occhi marrone scuro, dietro i quali Scogliera immagina attempati impiegati calvobrizzolati fingersi in importanti faccende affaccendati mentre sorseggiano calmi un caffé, buttando l'occhio al mare… Se il cervello è già accesso a prima mattina, si chiederanno anche cosa sta succedendo in mare, dove pescherecci bianchi azzurri blu, sbandierano striscioni e fanno ammuina. Il traffichino della situazione saprà già tutto per aver parlato, presto la mattina, con il barista, conoscente da anni, e per avere con lui commentato le notizie riportate nel giornale locale. Il traffichino renderà i colleghi edotti sullo sciopero. Commenteranno che l'Europa favorisce la Spagna e i funzionari donna si chiederanno se la domenica potranno cucinare la past-e-vvongole come sempre.

Scogliera si accorge di aver guardato nelle sue tasche, perché, sì, lei quel posto lo conosce come le sue tasche o di più (nelle tasche di Scogliera si trovano sempre oggetti inaspettati, lasciati lì a poltrire per ore, giorni, mesi, anni in base al grado di attività/attrattiva del capo di abbigliamento in questione). Scogliera si accorge che tanto ravanare nelle tasche le porta nostalgia. Le porta la nostalgia del passato, della mamma e degli spaghettini coi maruzzielli, degli odori che solo in quella grande città sono così… così intensi, così… immutabili. Odori di tutta la vita.

Un impellente bisogno di cambiare l'acqua alle aulive riporta Scogliera al luogo in cui si trova. La calura aumenta ma, memore dei giorni di pioggia, Scogliera ne gioisce.

Pensa alla notte che verrà. Alla ragazza au pair che se ne tornerà in America e ai suoi drink di despedida stanotte. E sì, è proprio il caso di dire stanotte e non stasera. Perché qui si esce all'ora in cui nella placida città della foto Scogliera soleva ritirarsi.

13.03, tra un po' si mangerà. Scogliera, placida, attende.

18.02, la giornata è agli sgoccioli. Un caldo sole attende Scogliera all'uscita della prigione, ehm... dell'ufficio

domenica 9 marzo 2008

A spasso per Barcelona

L'intrepida Scogliera oggi è stata in un incantevole posto, denominato Monastir de Pedralbes o Monasterio de Pedralbes o Monastero di Pedralbes.

Fondato dalla reina Elisenda de Montcada nel 1326, il monastero rappresenta una delle migliori espressioni del gotico catalano.

Purtroppo Scogliera si è dimenticata la "camara" a casa!

domenica 17 febbraio 2008

Avventure finesettimanali

Location: Valencia
Data: Sabato sera
Obiettivo: Cena, preferibilmente Paella
Procedura: individuazione ristorante sulla guida prima di uscire dall'albergo. Arrivare al ristorante con mezzi vari.

Narrazione.
Scogliera e Smilza tutte soddisfatte vanno in centro. Arrivano al ristorante:
Una mesa para dos por favor
Habeis reservado?
No
Todo reservado

Smilza e Scogleira si guardano in faccia e camminano mezz'ora per tutto il centro entrando in tutti i ristoranti. Ogni volta la solita cosa.
Fino a un ristorante sfigato. Che dico "sfigato"? Una pizzeria per l'esattezza, che non faceva nemmeno finta di essere italiana.

Scogliera, nata nel paese della pizza, si è fatta furba e si è pigliata una margherita, che per quanto guarnita con l'imbottitura dei sofficini, era passabile
Smilza, non ancora smaliziata, non ha seguito i suggerimenti di Scogliera e si è presa una Pizza barbacoa. Ma voi ve la immaginate la salsa barbecue su una pizza? Assieme a cipolle e beicon? alla modica cifra di 12.50 euri?
Poverina, voleva vomitare.
- "From now on, I'll always follow your advise, Scogliera!" :-)

So' soddisfazioni :-)

Vabbé il resto ve lo racconto domani.

Buonanotte a tutti i miei 25 lettori (Come sono ottimista stasera!) :-)

lunedì 11 febbraio 2008

Pezzi di sorrisi, pezzi di canzoni


C'è qualcosa di più accogliente e vivificante della sensazione di infilarsi sotto il "nordico" con la "funda" pulita pulita, tutta azzurra, subito dopo essersi fatti una doccia calda ed essersi asciugati i capelli, con l'odore d'arancia del bagnoschiuma sulla pelle e l'odore della crema all'aloe vera che evaporano tra le lenzuola?

Ci sono le passeggiate in montagna con il sole caldo, anche se è febbraio, e chiacchiere e risa. E quaranta persone felici, anche se si conoscono poco. Che camminano su sentieri accidentati per raggiungere un castello cataro. E c'è il buffone del gruppo che trova modo di scandalizzare le donne, e ci sono i calÇots da mangiare in piedi, con il bavaglione attorno al collo bevendo dal porron, ridendo e parlando e insozzandosi tutti.

Ci sono i sabati mattina in piscina, all'aperto. Strana sensazione di libertà quella di nuotare in piscina con il costume olimpionico, occhialini e cuffia, ma all'aperto, su una terrazza enorme due metri più in alto della spaggia, con il mare che fa capolino da dietro alla ringhiera. E la gente stesa sui lettini, tutt'attorno alla piscina, a leggere, ascoltare musica, chiacchierare, con pareo e panini, proprio come se fosse in spiaggia in una domenica estiva. Ma non c'è la calura. C'è una brezza leggera, e il sole ancora deve riscaldarsi, si sta solo allenando. Ancora deve dare il meglio di sé. E ci sono le mie bracciate sull'acqua chiara, non troppo spessa, e c'è la ragazza che mi chiede "nadamos en ronda?"

E ci sono le amiche, quelle che si ricordano di te anche se sei lontana. Quelle che ti chiamano se pensano che tu stia male e quelle che hanno bisogno di te quando perdono il lavoro, quando il loro ammiratore degli ultimi mesi si trasforma in depresso cronico, quando un vecchio amore tornato alla mente impedisce loro di vivere il quotidiano.

E ci sono i ricordi. E c'è il futuro da qualche parte. Anche se non lo vediamo e non ne sentiamo l'odore, ha appena girato dietro il costone di roccia, e ora vola alto sul mare. Presto sarà qui, con il suo odore di oceano e di capelli scuri neri bagnati. O con un sorriso svedese.

E accompagnarti per certi angoli del presente che fortunatamente diventeranno curve nella memoria quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria!