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giovedì 11 settembre 2008

lo zibaldino* di Scogliera

ovvero pensieri sparsi.

è giovedì, apparentemente un giovedì qualunque se non fosse che è el dia de Catalunya.
Voci dicono che un ragazzino si sia arrampicato su una gru davanti alla cattedrale e che abbia infilzato una bandiera di Catalunya. E che poi non sia più sceso. E che non si faccua acchiappare dai pompieri (che in realtà vogliono solo aiutarlo). A quest'ora l'avranno preso, si spera.
Però io penso che queste cose siano frutto dell'atmosfera e dalla maniera in cui la "catalanità" viene inculcata alla gente qui.

Ho deciso che l'unico modo per disfarsi di questa febbre che mi ha già rovinato un weekend è prenderla di petto e fare lo stesso le cose che voglio fare ignorando i decimi, il raffreddore, il mal di gola e la debolezza. Ieri sera sono uscita e oggi sono andata a mare. E forse la mia salute non è migliorata, ma sono molto più felice. Stavo morendo tra le 4 mura.

A volte non me ne accorgo. Ma devo avere una personalità forte. Vedo l'influenza dei miei gusti e del mio modo di pensare sulla gente.

Internet e la privacy.
-Ho scoperto per puro caso che digitando nomi e cognomi delle persone in google esce fuori una pagina di facebook in cui si vede la foto della persona e le foto dei suoi contatti. What the fuck?!?!?
-La gente chiude i blog o li privatizza perché improvvisamente la sua pagina viene letta da gente nota. E' una cosa a cui ho pensato molte volte e che a volte mi ha fatto evitare di scrivere cose che avrei scritto. Il che è abbastanza triste se si pensa che io ho aperto il blog proprio per scrivere di cose che non volevo dire a chi avevo intorno.

La mia migliore amica viene a trovarmi.

Non voglio affrontare la giornata lavorativa di domani. Cosa che non mi capitava da anni. Sì, erano anni che il lavoro non mi stressava. Non che mi stressi in generale. Solo mi stressa la situazione particolare di domani. Vabbè, pacienza.
Sarà presto fine settimana.

Stasera ho mangiato di nuovo la bomba. Una delle cose più buone del mondo.


* Lo zibaldino.

domenica 3 agosto 2008

Scoprendo Barcelona

Tutta la gente che va a Barcellona ha una specie di ossessione.
Tutta la gente che va a Barcellona vuole vedere Gaudì.

Gaudì ha il suo fascino devo ammetterlo. Però ha un neo. Ci vanno tutti.

Io quando l'anno scorso sono andata in vacanza a Barcellona sono stata a Parc Güell a vedere il lucertolone maiolicato e altre meraviglie. Però non è stato cos¡ bello. Non ho nemmeno potuto fare una fotografia alla lucertola perché la scalinata pullulava di educati turisti, quasi tutti italiani, che facevano nu burdell e pazz, urlavano, strattonavano, spintonavano, mangiavano, bevevano, gridavano. Esperienza edificante.

E se Parc Güell per lo meno è gratis, a Casa Battliò oltre al danno anche la beffa: 17 euro più una fila lunga mezzo Passeig de Gracia.

La mia ospite è atterrata a Barcellona con un grande libro di Gaudì sotto il braccio.

- Queste sono le cose che voglio vedere di più, mi ha detto.

La mia ospite a Barcellona ha una specie di ossessione.
La mia ospite a Barcellona vuole vedere Gaudì.

sabato 2 agosto 2008

è qui

di notte, la finestra aperta per il troppo caldo.
Materasso a terra accanto al letto grande.
Giaccio. E sento il suo respiro accanto a me. Pesante e forte. Un respiro che conosco.
Un respiro che amo.

Un sorriso mi nasce sul viso. Anche se è notte, anche se non dormo.
Un sorriso e un senso di felicità di sottofondo. Di amore incodizionato, di conoscenza profonda. Di legame inseparabile.

È qui. E io sono felice.

mercoledì 9 luglio 2008

Capita:

  1. di andare a fare un'escursione con gente simpatica;
  2. che sia di sabato;
  3. che il sole batta forte giá a prima mattina;
  4. che la destinazione sia a due ore di auto da Barcelona;
  5. che trovare il sentiero sia difficile, e prenda piú tempo del previsto: salite, discese e tentativi;
  6. che mentre parla con un ragazzo simpatico Scogliera non si senta più le mani e cominci a muoverle per "risvegliarle";
  7. che mentre muove le mani Scogliera le guardi;
  8. che guardando le sue mani scogliera si accorga che sono diventate enormi. Manos inchadas;
  9. che ti dicano che è normale che le mani si gonfino quando fa molto molto molto caldo;
  10. di scoprire che basta buttarsi nell'acqua fresca del mar di Catalunya per far sgonfiare un paio di mani da donnone di 300 kg.



Capita di passare una bella lunga giornata con gente di tutto il mondo che cammina sei ore, mangia fideuà, si fa il bagno nell'acqua tersa del parco naturale, cammina altre due ore, raggiunge l'auto e torni a casa.

Capita di stare bene con poco.

Capita di non volere nient'altro che quello che si ha in quel momento.

Capita che qualcuno si fermi ad aspettarci se restiamo ultimi (o penultimi).
Capita che mentre ci aspetta il qualcuno ci faccia qualche bella foto.

Capita che camminando si parli un po' di tutto, che si assaporino gli odori, si studino i rumori, si colga il baluginare della luce su una pietra o su una goccia d'acqua.
Capita di prendersi in giro.

c a p i t a d i e s s e r e f e l i c i


lunedì 14 aprile 2008

Nuove parole

Last thursday word: "billable". Significa fatturabile, è una parola curiosa. Ha un suono cosi dolce, e significa una cosa così noiosa. Suona più o meno come lullaby...

La palabra del viernes pasado: huella. Il mio oroscopo diceva che avrei incontrato qualcuno che avrebbe lasciato una "huella" profonda. "Huella" significa appunto "traccia".

La palabra del sabado: "conejo". Ora direte voi: e vabbè che parola banale, lo sappiamo anche noi che vuol dire "coniglio". E qui casca il coniglio (o la farfalla che dir si voglia) :-)

Ambientazione: Scogliera in una taverna di montagna a mangiare delizioso cibo casero con il gruppo di trekking, che scogliera non conosce molto, Seduta al tavolo vicino a un gruppo di uomini, tutti amici tra loro. Qualcuno propone di ordinare ciascuno una cosa e poi dividere.
Scogliera dice: pero estais seguros que el conejo se puede compartir?
Qualcuno risponde: si que lo puedes compartir el conejo*.
E tutti scoppiano a ridere. Il tizio che aveva fatto la battuta non ha avuto il coraggio di spiegami il significato. Me l'ha spiegato il suo amico.
Un consiglio alle ragazze: se andate in Spagna non offrite mai di condividere il coniglio :-)


*un altro modo per chiamare il "coño"

mercoledì 13 febbraio 2008

Mio nonno

Nonno Rino era del 1910. Era del segno dei gemelli, ma io questo l'ho scoperto solo da grande.
Nonno Rino per me è un sorriso. E una carezza sulla testa di Wisky e una sulla mia.
Eravamo alti uguali io e Wisky, solo che Wisky si estendeva in lunghezza, con le sue 4 zampe e la coda pelosa. Anzi forse Wisky era un po' più alto di me. Anche se era più piccolo credo, ma non ci giurerei, non capisco molto di età dei cani. Eravamo grandi amici. Giocavamo a nascondino. Io mi nascondevo dietro la poltrona di pelle azzurra e lui infilava il muso dietro la spalliera per trovarmi.

Nonno Rino era in pensione e aveva molti hobby. Allevare colombi bianchi nella colombaia sulla grande terrazza al settimo piano di Via LP. Coltivare pomodori e altri ortaggi in grandi vasi sulla medesima terrazza. Martellare chiodi nel misterioso sgabuzzino, pieno di viti e attrezzi, annesso alla grande terrazza. Collezionare le schede degli animali. Prendersi cura della sua prima nipotina.
Per quella nipotina la terrazza del nonno, Wisky, i colombi, la grande pianta di pomodori che si arrampicava sulla ringhiera e la coppola di tela bianca del nonno costituivano non solo l'attività principale dei lunghi pomeriggi estivi ma soprattutto un luogo incantato, in cui tutto era permesso e in cui l'amore era al centro di tutto.
A Scogliera bambina il nonno aveva insegnato a prendere i semini contenuti in quei contenitori che sembravano noci di cocco svuotate e a portarli ai colombi bianchi appollaiati nella loro gabbia gigantesca in cui potevano entrare anche le persone. E aveva insegnato a salire in modo da vedere le uova del colombo che stava più in alto. E a mettere la mano nella cassetta, e le aveva fatto sentire l'uovo caldo, cosi bianco. "Nonno, ma le uova dei colombi si mangiano come quelle delle galline?" "Nonno, perché i colombi bianchi sono nella colombaia e i colombi grigi sono liberi?"
Sì, mio nonno gettava il mangime su tutta la terrazza e i piccioni arrivavano dal cielo. Era sempre grigio il pavimento della terrazza. E io passavo il tempo a rimirarli. Anche quando andavamo ai giardinetti e il nonno portava il pane. Io guardavo il collo dei piccioni allargarsi e poi deglutire, osservavo la curva della gola, e l'occhio fisso sui lati, mentre il becco andava dritto alla meta. Il nonno con una mano teneva "il bastone del nonno" e con l'altra teneva la mia manina. Mentre scendevamo le scale del sottopassaggio che da Via LP portava ai giardinetti io gli guardavo le mani. Scure con pelle spessa e secca, e grandi macchie marroni.
"Mamma, perché il nonno ha le macchie marroni sulle mani, che cosa sono?"
"Sono macchie di vecchiaia."
L'ultimo Natale, a casa, mia madre aveva una macchia marrone sulle mani. E io ho pensato: la mano del Nonno Rino.

Oggetti del nonno Rino:
La sedia di legno marrone scuro, con i braccioli a forma di tarallo. Io e mia sorella, quando mio nonno non c'era o dopo la sua morte, facevamo a gara per sederci su quella sedia. Non ne ho mai più viste di simili, ma un tempo doveva essere un tipo si sedia molto comune. Quando mia nonna decise che era giunto il momento di buttarla, mi sembrò che un pezzo di vita se ne andasse. Ma ora scopro che quella sedia è qui con me.
Il cassetto del guardaroba/specchiera che stava nell'ingresso, contenente le palline di gomma che rimbalzavano, simili alle palline antistress di oggi, ma di una gomma meno lucida, meno moderna e molto scolorita. Gialla rossa blu.
Un tiradadi nero con coperchio giallo (un po' come un portarullino) e due dadini di plastica azzurri.
Il giradischi. Con la cassa esterna di plastica verde rigida, doveva aver visto la guerra. In quel giradischi metteva i dischi per me. Heidi, Mi scappa la pipi, I suonatori di Brema (con la copertina di carta azzurra e la scritta rosa "la banda dello zecchino"). E il magico disco con i versi degli uccelli, che ascoltavo seduta sulle sue ginocchia mentre mi sbucciava le fave.
Il calendario a dadini di legno. La filastrocca sui mesi: 30 giorni a novembre, con aprile, giugno e settembre...
La foto di Zio Tonino, figura mitologica che non ho mai avuto il piacere di conoscere. Il fratello maggiore di mio nonno. Ho conosciuto la moglie, lei sì che me la ricordo. Lei e le sue stranezze.
I televisori e relativi mobiletti.
Una volta morto mio nonno e gettati i televisori causa inutilizzabilità io e mia sorella, anche detta "a patanella ru nonn", li utilizzavamo come se fossero stati pattini da mettere sotto la pancia (in realtà noi dovevamo arrampicarci su quei mobiletti (i carrellini, li chiamava mia nonna) e ci giravamo per tutta casa di mia nonna, la quale ci urlava dietro perché aveva dato la cera. E ora che ci penso era in uno di questi strani "mobiletti" che erano riposte le palline e i dadi.
Beh, a pensarci, se volessi descrivere tutti gli oggetti e i ricordi ci vorrebbero anni.
Avevo solo 6 anni (e [6] anni sembran pochi quando poi ti volti a guardare e non ci sono p), ma è incredibile quanto quelle cose siano profonde dentro di me, riposte in un angolo del mio cuore. Indelebili.
E le caramelle mou e i trasferelli.

Fino alla nascita di mio cugino. Il primo nipote maschio. Deve essere stato il primo attacco di gelosia della mia vita. Per la prima volta mio nonno, mio indiscusso ammiratore, aveva comprato una gallinella in latta colorata, di quelle a cui si dava la corda per farle camminare, al bimbo che per volontà di mio nonno non si chiamava come lui. Ricordo mio cugino con meno di un anno scorrazzare nel girello per tutta la casa... che già non era più quella con la grande terrazza, in cui già più non c'era il cane...
I miei nonni erano stati sfrattati, proprio nel periodo in cui mio nonno aveva scoperto di avere un tumore al polmoni.
Poi morì. E io risi per due giorni quando me lo dissero.
Pare che io arrivai alla porta della stanza di mio nonno morente proprio nel momento in cui lui stava esalando l'ultimo respiro. Una porta di vetro chiusa. Erano le sette del mattino.
Non più capelli bianchi rasati a zero da accarezzare. Non più Kojac nel letto con lui né le fette biscottate con la marmellata. Né la tosse. Né mia nonna che si lamentava perché il nonno era dimagrito e che parlava del "dottorino" che lo veniva a visitare.
Uno scheletro in realtà era diventato. Ma gli occhi, per quanto sofferenti, sempre profondi e con un guizzo d'intelligenza e d'amore che balenava a tratti.

[suscettibile di modifiche]

25 anni fa

Ieri, mentre ero in ufficio mi sono accorta che era il 12 febbraio 2008. Ovvero 25 anni dalla morte di mio nonno. Mi sono detta, vabbè stasera scrivo un post su Nonno Rino (incredibile chiamo qualcuno con il suo nome vero), ma non l'ho fatto...



... Poi, poco fa ho letto il post di Viola e ho pensato "mio nonno non era marinaio", mio nonno coltivava i pomodori sul terrazzo, e mi faceva sentire i dischi con il canto degli uccellini, e mi leggeva le schede degli animali.

Sì perché in fondo io ero troppo piccola per capire che mio nonno era in pensione, e per capire che lavoro avesse fatto prima.


[segue]

lunedì 11 febbraio 2008

Pezzi di sorrisi, pezzi di canzoni


C'è qualcosa di più accogliente e vivificante della sensazione di infilarsi sotto il "nordico" con la "funda" pulita pulita, tutta azzurra, subito dopo essersi fatti una doccia calda ed essersi asciugati i capelli, con l'odore d'arancia del bagnoschiuma sulla pelle e l'odore della crema all'aloe vera che evaporano tra le lenzuola?

Ci sono le passeggiate in montagna con il sole caldo, anche se è febbraio, e chiacchiere e risa. E quaranta persone felici, anche se si conoscono poco. Che camminano su sentieri accidentati per raggiungere un castello cataro. E c'è il buffone del gruppo che trova modo di scandalizzare le donne, e ci sono i calÇots da mangiare in piedi, con il bavaglione attorno al collo bevendo dal porron, ridendo e parlando e insozzandosi tutti.

Ci sono i sabati mattina in piscina, all'aperto. Strana sensazione di libertà quella di nuotare in piscina con il costume olimpionico, occhialini e cuffia, ma all'aperto, su una terrazza enorme due metri più in alto della spaggia, con il mare che fa capolino da dietro alla ringhiera. E la gente stesa sui lettini, tutt'attorno alla piscina, a leggere, ascoltare musica, chiacchierare, con pareo e panini, proprio come se fosse in spiaggia in una domenica estiva. Ma non c'è la calura. C'è una brezza leggera, e il sole ancora deve riscaldarsi, si sta solo allenando. Ancora deve dare il meglio di sé. E ci sono le mie bracciate sull'acqua chiara, non troppo spessa, e c'è la ragazza che mi chiede "nadamos en ronda?"

E ci sono le amiche, quelle che si ricordano di te anche se sei lontana. Quelle che ti chiamano se pensano che tu stia male e quelle che hanno bisogno di te quando perdono il lavoro, quando il loro ammiratore degli ultimi mesi si trasforma in depresso cronico, quando un vecchio amore tornato alla mente impedisce loro di vivere il quotidiano.

E ci sono i ricordi. E c'è il futuro da qualche parte. Anche se non lo vediamo e non ne sentiamo l'odore, ha appena girato dietro il costone di roccia, e ora vola alto sul mare. Presto sarà qui, con il suo odore di oceano e di capelli scuri neri bagnati. O con un sorriso svedese.

E accompagnarti per certi angoli del presente che fortunatamente diventeranno curve nella memoria quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria!

domenica 23 dicembre 2007

Casa dolce casa

La mia casa è calda e accogliente. Mia madre ha messo lucine di natale, presepi e renne in ogni angolo. Le candele diffondono aromi soavi.
La mia stanza ha subito una metamoforsi, dovuta all'attesa degli ospiti che arriveranno stasera o domani. Sotto l'armadio a ponte vive ora il lettino dell'hermanita. La stanza dell'hermanita verrà abitata dagli zii. La mia valigia aperta troneggia sul tappeto, è già stata svuotata,, dato che era piena fino all'osso di dolciumi e regali. Ora nella valigia troneggia la mia coperta blu di Titti, il sacco a pelo e varia altra roba che mi è mancata nella ridente Barcellona. C'è anche una macchinetta del caffè da due tazze, finalmente! :-) Prima di chiuderla infilerò un altro paio di maglioni e i regali che riceverò.
Già ho ricevuto qualcosa. Il kit per la sopravvivenza della mia meravigliosa amica Pinta. Ultimamente Pinta è un caposaldo della mia vita, come prima lo era l'uomo col cellulare. Ci pensavo venerdì notte. Quando sono arrivata a Roma con l'aereo oltre al messaggio a mia madre l'altra persona da avvisare era Pinta, la quale non avendo ricevuto il messaggio all'ora prevista dell'arrivo mi ha telefonato e mi ha passato gli amici che erano con lei. Calda accoglienza.

Gli amici da un po' ormai sono il punto saldo della mia esistenza. L'àncora. Le fondamenta. E che lo siano per sempre. Che ci siano sempre.

Ecco ora sono tutti lì sul messenger :-)

A prestissimo, amici bloggers (come mi siete mancati!)

martedì 16 ottobre 2007

piccole gioie

  • Finire un test per un lavoro
  • Ricevere una mail da una ragazza conosciuta in vacanza
  • Scoprire di essere stata l'anello di ricongiunzione tra due amiche che non si vedono da anni
  • Ricevere finalmente il cellulare avuto coi punti vodafoneone :-)

domenica 2 settembre 2007

varie

Mia madre è tornata...

La cosa mi ha messo addosso gioia.

Cui si assommano:
nostalgia dell'uomo col cellulare
ansia da viaggio imminente

La noia mi ha portato, che era già notte, a immettere in google un indirizzo email... quello di una persona speciale... mi sono imbattuta in un sito di incontri col suo profilo e da lì sono arrivata al suo blog. 5 post in tutto forse sei...
Erano tutti belli, ma uno di più. Si parlava della mia amichetta... un'altro era datato 12 marzo 2007. Non riesco a smettere di chiedermi dove fossi io quella sera...

mi è venuto un attacco di nostalgia da isola incantata, da sorriso del ragazzo, da parole non dette.
c'era un altro post in cui parlava della voglia di avere una compagna di vita. e della sua compagna precedente.

beh lui dice solo la metà delle cose che pensa. e la metà delle cose che dice sono false e lui lo sa.

che ha questo ragazzo perché io lo veda così speciale?

un altro dubbio amletico. a questo non c'è risposta né mai ci sarà...

mi sa che devo dirmi da sola "muchisimos animos" e poi me ne vado a letto...

non voglio andare in Spagna con questo feeling... passerà vero? ma sì passerà... devono venirmi le fottutissime regole...

come direbbe lui "bueno", vado a letto.

N o q u i s i e r a y o m o r i r m e s i n t e n e r a l g o c o n t i g o

giovedì 9 agosto 2007

Il ritorno di Scogliera


In un caldo ma nuvoloso giovedì di agosto, Scogliera è al suo PC.

Sul pavimento della sua spaziosa stanza giace uno zaino arancione, grigio e nero, semivuooto, con le cerniere aperte. Accanto una tracolla di finta pelle nera e un portafogli aperto sul tappeto azzurro proveniente da un'isola greca...

Scogliera ha appena messo a lavare i pochi vestiti che aveva portato con sé nel ridente villaggio dove è stata da sabato a mercoledì.

Scogliera digita rapidamente sulla tastiera e sorride. È contenta. Ha visto i suoi familiari e una delle sue amiche più care dell'isola incantata. Scogliera e l'amichetta di Spagna sono andate a mare insieme (vedi foto, non mia, presa dal Web) per ben tre giorni consecutivi. :-) Non hanno smesso di parlare un secondo nel loro miscuglio di lingue, sotto gli occhi basiti dei parenti di Scogliera e relativi amici.


Tornando a casa Scogliera ha trovato ad attenderla il lavoro, un progetto le cui date di consegna combaciano perfettamente con il suo piano di fuga verso la Spagna. Olè! :-)

Ha trovato ad attenderla mail di amici con relative foto, la sua stanza pulita e ordinata, un sacco di verdure cotte e un bel sorriso caldo.

mercoledì 25 luglio 2007

il titolo lo metto alla fine

Uno quando scrive potrebbe scrivere un macello di cose. A volte quello che si vuole è solo avere qualcuno che ci ascolti. Il miglior ascoltatore spesso o a volte è un foglio di carta. Se scrivi su un blog, di ascoltatori ne hai tanti, ma quasi non sai di averli. Cioè chiunque nel mondo parli la lingua in cui il testo è scritto è un potenziale ascoltatore. Questa cosa un po' spaventa, no?
Uno dei motivi per cui ho cominciato a scrivere qui, è che volevo parlare ma che a nessuna delle persone che conosco sentivo di dire tutto. Ogni volta omettevo una parte. Non so bene perché, solo xché non mi andava, perché non tutti possono capire tutto. Molti comunque non possono capire niente.
Ho pensato che scrivendo qui ero coperta dall'anonimato. Poi ho cominciato a pensarci. Ad esempio se un giorno l'uomo col cellulare nuovo mettesse in Internet le parole di una delle mie canzoni preferite troverebbe il mio blog in un battibaleno. E se si fermasse a leggerlo, quanto ci impiegherebbe a capire che è il mio? Mezzo secondo? Beh magari un secondo, perché lui legge con lentezza, e legge tutte le frasi due volte... (una cosa affascinante, no?)

Cmq sì avrete ben capito che cerco una scusa per parlare di lui. Ma non lo faccio, perché poi lo scoprirebbe... beh sono ben altre le cose che lo farebbero "riscoattare" se leggesse :-P quello che vorrei scrivere adesso cmq sn solo cose belle :-) già...

A volte vedi una persona come una persona speciale, no? e poi ti accorgi che è una persona come gli altri o peggio degli altri. O semplicemente un individuo ordinario. O non il tuo tipo di individuo. Ciò avviene per vari motivi, uno dei quali è che non gli interessa più di tanto se tu sei viva o sei morta, ma finge a volte che gli interessi. Siccome tu sai bene che non gli interessa... o se non lo sai magari te ne accorgi in certi frangenti... insomma non so spiegarlo... solo mi accorgo che non vale la pena. Un persona ti piace per dei mesi, ebbè, lì deve rimanere... in quei mesi... Non parlo dell'uomo col cellulare no. Lui va negli speciali. Lui è il mio guinness dei primati....

Oggi l'uomo col cellulare mi ha capito. Ha capito una mia esigenza, non ha avuto niente da contestare. Non solo: mi ha chiesto se in qualche modo lui mi avesse forzato a qualcosa che non mi andava. Ragazzi, mi ha capita. E ha capito il mio desiderio, e il mio senso di colpa e tutto. Ragazzi mi ha squadrata. Ci sn voluti 10 anni ma ce l'ha fatta. Gli sarei saltata al collo. Peccato che siamo a 700 km di distanza...

Comunque finalmente ho fatto il mio biglietto per le vacanze. Ho trovato il coraggio, la forza, la voglia di provarci, insomma quello che mancava. Ora volete sapere dove vado eh? Beh lo scoprirete man mano che deciderò l'itinerario. Lo vedrete qui :-) hopefully!

Lo sapete che vi dico? La vita è bella! No Benigni no. Dico io, Benigni, come altri, ha monopolizzato una frase che prima era di tutti. Una frase semplice che chiunque potrebbe utilizzare normalmente. Un po' come il nano con forza Italia. Ora ai mondiali abbiamo paura di pronunciare l'immonda frase.
Beh se Benigni si vedesse accomunato al Berlusca, ahah! sai che ridere :-)

E cmq la sapete una cosa?
Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte, con l'anima in riserva e il cuore che non parte.
E facciamo partire questo cuore, su, su!

Il tutto è lasciato alla libera interpretazione del singolo. Come la frase di Giorgio Joyce che gridava "iga!iga" guardando "quelle pigre puttane dei preti" (questa è di James Joyce...)

Besos a todo el mundo

lunedì 23 luglio 2007

A spasso con mia madre

Una delle cose che mi mancava quando vivevo sull'isola incantata era andare in giro con mia madre il sabato mattina, per mercati, negozi, supermercati, bar, essenzialmente a rovistare, chiacchierare, sperimentare, cercare.

Una delle cose che non avevo ancora fatto da quando ne ho l'opportunità era rovistare, chiacchierare, sperimentare, cercare con mia madre. Stamattina l'ho fatto. Sì senza dubbio fa un po' troppo caldo per camminare per le strade umide, calde, "azzeccose", appiccicose, trafficate, rumorose, ma in fondo con la scusa del caldo sono rimasta rintanata in casa da troppi giorni!

Beh siamo andate :-) non abbiamo fatto grandi spese, ma dopo mi sentivo felice. Come avessi ritrovato una parte di me. Le mie radici.

Ovviamente, a parte il mercato - dove ho fatto incetta di slip da bambina di 3 anni (lo so non seducerò mai un uomo con la mia biancheria) - ho portato mia madre nel mio negozio preferito, dove ovviamente conoscono già entrambe. Vendono vestiti "etnici", diciamo hippie, ovvero la roba (e qui intendo sia lo spagnolo "ropa" che oggetti*) che viene dai paesi in via di sviluppo. E diversamente da quanto accade in genere con questo tipo di negozi, i prezzi sono buoni. Non ho comprato niente, in compenso ho comprato una t-shirt da xxx (per non fare pubblicità occulta) :-) al 50%. Meglio di niente! Non sono in periodo da shopping, ma una maglietta a metà prezzo fa sempre comodo.

* Era un po' che mi chiedevo se ci fosse una connessione etimologica tra l'italiano "roba" il cui significato è chiaro e palese per tutti voi e lo spagnolo "ropa" che significa essenzialmente "capi di vestiario", "clothes". Spinta da quanto andavo scrivendo, ho pertanto compiuto il sovrumano sforzo di digitare nel mio browser l'unico indirizzo di dizionario etimologico dell'italiano disponibile online (che in realtà non è generalmente davvero attendibile) per trovare questo. Vi invito, qualora lo desideriate, a fare clic sul link. Purtroppo siccome il summenzionato dizionario è stato scannerizato, non è copincollabile, quindi non posso riportarvi il lemma nel mio blog.

venerdì 20 luglio 2007

Ma la sai una cosa?

Mi sento felice... ho detto tutto quello che mi tenevo dentro alla persona a cui volevo dirlo. E non ci sono stati drammi. E mi sono pure mangiata la mia pizza preferita.

Poi domani vi parlerò dell'uomo col cellulare nuovo e della pizza più buona del mondo. Ora vado a nanna... anche perché tanto questo blog non lo legge nessuno. Il che poi tanto male non è... posso scriverci tutto :-)