Nelle chiavi di ricerca del mio blog
c'è
"scrivere a Guccini"
se gli scrivi e ti risponde, dammi l'indirizzo che gli scrivo anch'io!!! :-)
In fede,
Scogliera a picco su Pavana
Dentro di me. Scogliere, mare in tempesta, alberi centenari, occhi scintillanti, a pint of my beer, lettere e emails, sorrisi di gente d'oltremare, pezzi di parole e la loro storia, biglietti d'auguri, animali selvatici, canzoni urlate a squarciagola... la vita che scorre "tra me e le mie parole e la mia anima".
L'ayuntamiento allestirà concerti e altre attività in giardini e piazze. La gente andrà a emborracharse sulla spiaggia, libera dal pensiero che il giorno dopo si lavora perché in realtà non si lavora. Appunto! :-)
Scogliera alla scrivania annusa l'aria d'estate che entra dalla finestra spalancata. Oltre la finestra, el ruìdo de los coches e il palazzo violetto, ottocentesco, caldo di sole. E fronde verdi. Oltre il palazzo, lo spigolo di un altro elegante edificio, la cui balconata è chiusa all'angolo da una grande palla decorativa di pietra bianca. Ancora più il là, un enorme palazzo degli anni '70/'80, beige con persiane grigie e tegole ardenti dietro le quali spunta, quasi attesa dietro quello lo squallore, una gru. Perché le gru in prossimità di palazzoni da periferia sono un mistero della fede nelle grandi città. Lo sai che prima o poi le incontrerai.
Scogliera alla scrivania ode tasti, guarda i colleghi vestiti d'estate. Infradito, pantaloncini, colori imperversano per dare il benvenuto a questa calura tanto attesa.
Scogliera pensa alla sua escursione in montagna domani e al suo corpo che si immergerà in acque hopefully cristalline domenica. Sa che tutti, intorno a lei, stanno favoleggiando allo stesso modo del weekend che li attende e fremono per vedere la fine di questa giornata lavorativa, per liberare i loro orecchi delle note tutte uguali delle tastiere di cattiva qualità.
Non s'ode voce, solo traffico, pochi clacson, un'ambulanza di tanto in quando.
Dietro il foglio di Word su cui Scogliera scrive s'intravede la foto della città più bella del mondo. Un pezzo di mare a largo del molo turistico in basso e un pezzo del colle roccioso in alto. Con palazzi antichi e meno antichi pigramente immobili a godersi l'ultimo scorcio di sole che li coglie da destra. Ma forse, più probabilmente, non è l'ultimo raggio, bensì il primo, perché il sole in quella città in genere tramonta dall'altro lato della montagna. Scogliera s'incuriosisce e guarda la foto più in dettaglio, cercando di capire se le persiane dei palazzi in primo piano sono aperte o no. Il palazzo della Provincia campeggia bianco con i suoi innumeri occhi marrone scuro, dietro i quali Scogliera immagina attempati impiegati calvobrizzolati fingersi in importanti faccende affaccendati mentre sorseggiano calmi un caffé, buttando l'occhio al mare… Se il cervello è già accesso a prima mattina, si chiederanno anche cosa sta succedendo in mare, dove pescherecci bianchi azzurri blu, sbandierano striscioni e fanno ammuina. Il traffichino della situazione saprà già tutto per aver parlato, presto la mattina, con il barista, conoscente da anni, e per avere con lui commentato le notizie riportate nel giornale locale. Il traffichino renderà i colleghi edotti sullo sciopero. Commenteranno che l'Europa favorisce la Spagna e i funzionari donna si chiederanno se la domenica potranno cucinare la past-e-vvongole come sempre.
Scogliera si accorge di aver guardato nelle sue tasche, perché, sì, lei quel posto lo conosce come le sue tasche o di più (nelle tasche di Scogliera si trovano sempre oggetti inaspettati, lasciati lì a poltrire per ore, giorni, mesi, anni in base al grado di attività/attrattiva del capo di abbigliamento in questione). Scogliera si accorge che tanto ravanare nelle tasche le porta nostalgia. Le porta la nostalgia del passato, della mamma e degli spaghettini coi maruzzielli, degli odori che solo in quella grande città sono così… così intensi, così… immutabili. Odori di tutta la vita.
Un impellente bisogno di cambiare l'acqua alle aulive riporta Scogliera al luogo in cui si trova. La calura aumenta ma, memore dei giorni di pioggia, Scogliera ne gioisce.
Pensa alla notte che verrà. Alla ragazza au pair che se ne tornerà in America e ai suoi drink di despedida stanotte. E sì, è proprio il caso di dire stanotte e non stasera. Perché qui si esce all'ora in cui nella placida città della foto Scogliera soleva ritirarsi.
18.02, la giornata è agli sgoccioli. Un caldo sole attende Scogliera all'uscita della prigione, ehm... dell'ufficio
Ci sono topi tutti in giro, topi tutti intorno, topi mattina e sera, topi mattina e giorno. Sudici topi lucidi, giocano a nascondino, fanno tana nel tronco degli alberi, dentro al nostro giardino.
Una canzone allucinata come questa giornata.
Un ufficio al secondo piano. Gente al PC. Ticchettìo di tasti di plastica premuti da dita frenetiche. Più digiti, più produci.
Alla mia destra finestre. Oltre la finestra, un palazzo violetto, antico, ottocentesco. E fronde d'alberi. Più in là, oltre il palazzo si intravede un pezzo di cielo: bianco di luce, grigio di pioggia.
Ero iscritta allora a uno di quei club dove paghi un tot al mese e scegli un CD. Una cosa tipo il club degli editori, ma per i dischi compatti (come diceva il mio nonno italianista). E scelsi questo CD con la copertina nera, di cui non sapevo nulla, a parte il fatto che fosse di De Gregori, quello de La donna cannone e de La storia siamo noi.
Si chimava Bootleg. Le canzoni che conoscevo erano arrangiate in una maniera diversa. E tra le canzoni 300000000 di topi, che ascoltai ma non capii.
Finché un giorno il mio amico P., che ancora non aveva il cellulare nuovo perché a quell'epoca il cellulare ce l'avevano in pochi, mentre parlavamo del più e del meno, nominò questa canzone. E io gli parlai del CD, e lui l'ascoltò. E mi disse che non mi era piaciuta perché era live. E mi fece ascoltare la versione acustica. E mi piacque.
E la esaminammo, sottoponendo parole, musica e silenzi ad un'attenta disamina. Lui mi diceva che avevo la vena della critica letteraria. Che avevo capacità interpretive insuperabili. Che a volte lo facevo troppo. Ma le mie teorie degregoriane lo affascinavano. E la cantavamo, e la citavamo. Questa e altre, con Guccini che cominciava a entrare di sguincio nella mia vita, tra il libeccio di una domanda e il picchiettìo di una scatola di te.
Con l'amore che cominciava a serpeggiare. E gelosie non dette. E la paura di "altri" che invadessero i nostri spazi. C'era la musica, la primavera che entrava nell'estate, c'erano i libri...di poesia, di grammatica inglese, di diritto privato ed economica politica. C'erano i sogni. Soldi quasi non ce n'erano. E c'era la promozione di MacDonald con gli hamburger a mille lire la sera. E passeggiate interminabili, tra Neruda e Garcìa Marquez, tra i bruchi delle epistole entomologiche e i carciofi guerrieri delle odi elementari. E c'erano sterminate distese di topi, refrattarie ad ogni sterminio, sorridevano dalle finestre tutte d'oro e d'alluminio. Quei topi tra il sogno e la realtà. Topi come tarli. E c'erano sempre meno amici. E sempre più dizionari. E sempre più sogni.
Poi ci furono le lauree, le scelte. E ci furono la valigia dell'attore, prendere e lasciare, stagioni, ci furono le pubblicità tamarre e i sicchi e nafta, ci furono partenze e ritorni. Ci furono morti. Ma la vita continuò. E ci furono concerti, a Faenza, a Cesena, dov'era la nostra vita allora. E ci furono liti per hotdog con senape, per cyclette non utilizzate, per amici non visti. E ci fu noia. Ci fu sesso. Ci furono sorrisi e mani. Ancora speranze. Ancora noia. E ci fu paura. Promesse non mantenute.
Ed io ti ho veduto salire sopra un altare
e dire una messa da topi e per i topi pregare
E le dita continuano a ticchettare (che non sono passi e non è buon umore). E il cielo è ancora color inverno.
La ragazza con le unghia lunghe arriva con una tazza di te e si siede alla scrivania.
Tra una riga e l'altra di questo foglio di pixel, Berlusconi annulla leggi e ne fa di nuove, gente mai vista scrive post su blog, voci tedesche mormorano alla mia sinistra, voci spagnole a voce alta discettano alla mia destra.
Coinquilina mayor - che già più non condivide l'appartamento - sarà a casa, un occhio a leggere, un orecchio alla TV. I telefoni al suo fianco sul tavolino di vimini. Hermanita starà combattendo fra carte e scartoffie in attesa che il buio le regali l'atteso abbraccio e le carezze. L'uomo col cellulare, che il martedì ha giornata lunga, sarà alla macchinetta del caffè con la sua nuova compagna, mentre E. da dietro a una colonna li guarda e fa gestacci.
Perché la vita va. Vita era ieri. E vita sarà domani. E non spieghino a me come si usa l'articolo in italiano.
Belli i belli occhi strani della bellezza ancora d'un fiore che disfiora e non avrà domani.
Ci sono a volte parole che catturano la nostra attenzione per qualche motivo: per la sonorità, perché ci ricordano qualcosa, perché le abbiamo sentite o lette per la prima volta in una occasione particolare.
Come si evince dal titolo del blog, Scogliera ama le parole. E di tanto in tanto le piace condividere la sua passione parolica con los de más.
Diciamo che, nel giorno della mia prima visita a Tarragona, inauguro una rubrica - senza periodicità alcuna - dedicata alla mia amica cosmopolita di Tarragona che mandava, a me e ad altri, mail con questo titolo quando lavoravamo insieme. Perché far parte dei destinatari di quelle mail mi riempì di gioia e mi fece imparare molto.
(Acort. del vasco guiristino, cristino).
1. m. coloq. Ál. tojo (‖ planta papilionácea).
2. com. Nombre con que, durante las guerras civiles del siglo XIX, designaban los carlistas a los partidarios de la reina Cristina, y después a todos los liberales, y en especial a los soldados del gobierno.
3. com. coloq. Turista extranjero. La costa está llena de guiris.