martedì 6 ottobre 2009

Riepilogando

  • da quando leggo, non scrivo piú. Ultimo libro letto che mi ha affascinato: Il cane di terracotta.
  • Saturno sta per la lasciare la mia casa dell'amicizia. Conseguenze: sono piú socievole.
  • quando ho deciso che alla prima occasione in cui avrei rivisto l'uomo del ballo gli avrei fatto capire qualcosa, ho saputo che è stato visto con una donna "agafada" (avvinghiata) a lui di venerdì notte.
  • due giorni prima di ció, per caso mi sono trovata mano nella mano con qualcuno appena conosciuto. Dolce, ubriaco, centroeuropeo, brutto, occhi azzurri luminosi. Segni particolari: piú basso di me.
  • ho una nuova quasi amica in ufficio. Simpatica, allegra e viva. Sta diventando amica del gilipollas que mi disse che la gente mi invitava a uscire perchè ho un big cleveage (vedi qualche post piú giú)
  • Il gilipollas di cui sopra, dopo avermi visto mano nella mano con mario-occhio-azzurro, ha preso il mio cinodolo a scorpione tra le mani, se lo è sttaccato alla faccia e ha detto "oh, a scorpio, my perfect match!!!" mah
  • Un amico domenica mi ha fatto una sopresa. Un gesto generoso e spontaneo che mi ha fatto felice.
  • Ho voglia d'amare.
  • Sabato vado in montagna. !Jolin¡ dopo quanto tempo.
  • viva la vita!!!

domenica 20 settembre 2009

Il primo comandamento.

piacersi è importante.
Sotto tutti i punti di vista. Piacersi quando si dice "piacere" a qualcuno appena conosciuto.
Piacersi, quando un uomo ti guarda negli occhi, con uno sguardo perplesso, che non si capisce. Ma ti guarda.
Piacersi, quando gli amici mettono in facebook foto del tuo faccione.
Piacersi, quando si risponde al capo in ufficio.
Piacersi, con il vestito nuovo.
Piacersi, quando si guardano i proprio occhi allo specchio.
Piacersi, anche quando non si ha il coraggio di andare a una festa per non fronteggiare lo stress di vedere le persone che ci vanno.
Piacersi come si è, senza smettere di cercare di migliorarsi (e di far diventare il faccione un po' piú faccino).

Piacersi.

martedì 8 settembre 2009

Voi ci siete stati?

Ci siete stati voi in quella città sul mar tirreno chiusa a nord da rocce verdeggianti a picco sula mare? Dove sorgono, bianchi, paesini di pescatori arrampicati sul fianco scosceso?
Avete mai rimirato il blu del mare con sprazzi di sole nel grande golfo leccando un cono di frutta mentre passeggiavate sul lungomare alberato di palme, dove, alacri, si arrampicano rapidi ratti?
Siete mai saliti pedibus calcantibus sui sentieri dove, anni fa, pregavano cammiando in processione come nere formiche, pretini fortunati che guardavano la città addormentata nel letto della valle?
Avete mai sentito voi l'odore di quel mare e lo schiaffo di quel vento?

domenica 23 agosto 2009

concerto in piazza e ballo

Trovarti abbracciata a qualcuno mentre balli descrivendo a gesti il testo sto della canzone. Ricambiare il suo abbraccio, perderti e poi ricominciare a ballare.

lunedì 17 agosto 2009

finestre

La casa antica con bosco a lato, le fontane con le ninfee, l'odore di alberi, non c'è piú. Il giardino giá da tempo non c'era piú, non si vedeva piú dalla strada che dava accesso alla viuzza su cui si affacciava la casa. Il giardino giá da tempo andavo a cercarlo con persone a cui volevo mostrarlo. Giá da tempo l'ho cercato per stradine di campagna con muretti di mattoncini marroni, percorrendo su massi ruscelli invernali, guardandone i fiori, passando sotto gallerie, cercando la strada per quel giardino che ormai dai anni è scomparso dai miei sogni, anche se io continuo a cercarlo come il paradiso perduto.
L'ultima volta che ho sognato di andare a cercare la casa e il giardino al posto della casa antica - e posta idealemente su una collina del salernitano non ben precisata e molto probabilmente inesistente - tutto il paesaggio attorno alla casa era brullo, come terra bruciata. La casa antica non c'era ma nella stessa esatta posizione c'era una casa grande come un palazzo, con i tetti come una casa di montagna, ma piú alta di una casa, piú grande. La casa era bianca e marroncino aranciato, all'inizio quasi mi piaceva, anche se ero delusa perché avrei voluto trovare la casa antica, e un po' nostalgica anche. Poi guardando piú attentamente la casa, noto un particolare strano. La casa ha il telaio delle finestre. E apparentemente ha finestre con minuscoli balconi. Ma guardando bene la finestra in realtá non c'è, è murata, con il muro che sporge all'infuori e dipinto dello stesso marroncino aranciato di altri dettagli del palazzo. Lo guardo così ammutolita. Chiedendomi il perchè di quella violenza al paesaggio, alla casa, al mio giardino, alla bellezza della vita. E mi sveglio.

martedì 11 agosto 2009

sogni e corpo

Molte volte mi sono chiesta nella mia vita come il ciclo mestruale influenzi i sogni.
Per molti anni all'inizio delle regoleho sognato di correre inseguita, in situazioni piú o meno ansiogene, in genere in presenza di qualcuno che conoscevo. Ultimamente sogno bagni sporchi di sangue e altro, e spesso si sogni sangue, qando stanno per venirmi le regole, sangue in condizioni e situazioni diverse.
Stanotte ho sognato un morto, grasso, inpacchettato in una plastica nera, appoggiato sul davanzale senza finestre di una casa diroccata, che per qualche motivo penso che non fosse diroccata all'inizio del sogno. Nel sogno era come se sapessi chi era morto. Ma da sveglia no non lo sapevo. A un punto del sogno, prima della morte del morto doveva esserci mia madre. Quando il morto è giá moto, mia nonna viene a vedere la situazione. Nel sogno mia nonna è vecchia come non è mai stata, ha bisogno di qualcuno a cui appggiarsi, come mai nella sua vita reale, è piú magradi com'era e abbastanza incartapecorita. Peró lei veglia sulla situazione nel sogno, comanda cosa fare. E' come se sapesse chi è morto. Poi arriva anche sua sorella. Che guarda il cortile e l'albero prima frondoso e altro è rinsecchito e rimpicciolito, ma ha una sua bellezza, orientale direi. Mi dicono: lo puoi lasciare qui per adornare, lo metti in aria in modo che pensa e voli, sai che carino. E dicono a mia sorella di chiudere dall'esterno le finestrelle dell'altra casa (che si è materializzata all'istante) per evitare che succeda quello che è successo alla casa vecchia. Mia sorella nel sogno non ha piú di 15 anni e quando mi sveglio sono convita che sia la rappresentazione di me.

Poi svegliandomi da questo sogno che essenzialmente parla di me e di finestre che qualcuno chiude mi sono ricordata di un altro sogno di qualche giorno da... ma questo merita un post a parte...

lunedì 3 agosto 2009

canzoni d'autore

La rabbia un tempo la scandiva
soltanto la locomotiva
gettata a sasso sulla strada;
adesso è giorno di mercato
spuntano a grappoli i poeti
tutte le isole han trovato.

dal donegal alle isole aran
e da dublino fino al connemara
dal donegal alle isole aran
che da dublino
fino al connemara

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

Tutti cercano qualcosa,
magari per vie infinite,
magari per vie difficili e misteriose.
A volte con arroganza e a volte senza pudore,
a volte senza speranza e ormai nemmeno piú dolore.
Soltanto per un po' di tempo o per la vita intera,
nel sole di mezzogiorno o nella polvere di questa lunga sera.
Tutti cercano qualcosa che non sanno piú ma io di più.

Prese un poco di argilla rossa, fece la carne, fece le ossa,
ci sputò sopra, ci fu un gran tuono ed è in quel modo che è nato l'uomo...

E adesso dimmi quando finirá la guerra,
e adesso dimmi quando finirá la guerra,
e adesso per favore dimmi quando finirá la guerra,
sono stufo di stare nella mia trincea di lusso.
E a questo punto i tre quarti del pubblico
cominciarono a fischiare, a gridare:
"Ogni cosa a suo posto, quest'uomo è nel posto sbagliato!".

E allora accendo tutte le mie luce per sentrmi un po' meno solo [...]
E strappo i fogli di un calendario non aggiornato da mesi tre
scrivo una pagina del mio diario, è ancora notte e io penso a te
Le vespe han fatto di nuovo il nido nella cassetta della posta
a ogni tua lettera mi pungo il dito anche se so che non lo fai apposta
ora mi dicono che il veleno d'api qualche volta faanche bene
ma farmi pungere da una vespa son sicuro che non mi conviene
E strappo i fogli di un calendario non aggiornato da mesi tre
(Le vespe)

giovedì 30 luglio 2009

Caro diario,

Caro diario,

oggi sono andata al Caixa Forum, c'era un film italiano. L'Italia, sai, la lingua di terra in cui sono nata e in cui in qualche posto e in qualche modo sono pure cresciuta. Davano un film del 1993.

Il millenovecentonovantatrè è l'anno in cui mi sono iscritta all'universitá. Nel cinema (sì lo so solo a Napoli le lezioni universitarie si fanno nei cinema) in cui si facevano le lezioni della mia materia preferita (il mio primo esame, il mio primo trenta) campeggiava un manifesto di un uomo magro di spalle in groppa a una vespa, con una casco bianco ed un mantello. E sopra c'era scritto in lettere fintocorsive bianche il titolo del film. Quel poster mi ha sempre dato curiosità, ma fino ad oggi non l'avevo mai visto. Il millenovecentonovantatrè era 16 anni fa. E io ero una ragazzina.

Caro diario,


oggi come tutti giorni sono andata a prendere il caffè nell'unico posto dove il caffè è buono in questa cittá, con il collega (e ultimamente amico) con cui vado tutti i giorni. Il mio collega era un po' distratto oggi. Quando siamo arrivati nell'atrio al piano terr
a dell'edificio in cui lavoriamo l'ascensore era al piano ed un uomo in vestito da ufficio, formale ma light, era giá dentro ma - uditi passi - educatamente ha premuto il pulsante che impedisce alle porte di chiudersi. Io sono entrada grata, apprezzando l'educazione, e sorridente ho detto Hola gracias. Lui ha sorriso apertamente. Dietro di me si è infilato il mio collega e a seguire due "ragazzini" dotati di pacchetto di patatine e cuffie pendule di iPod. Ovviamente hanno premuto il numero uno, e sono scesi al primo piano, il piano dell'uffio dei ragazzini che non si sa che fanno e delle ragazzine benvestite. Boh.
Io ho guardato il tizio e ho sorriso, avrei detto che ero curiosa di sapere cosa fanno quei ragazzini, ma o lo dicevo al mio collega - ovvero in italiano - o lo dicevo in spagnolo in modo che il tipo capisse, perchè poi era a lui che volevo dirlo ma mi sono intimidita. Insomma mentre io così pensavo l'ascensore è arrivato al secondo, il nostro. Ho sorriso al tipo che saliva al sesto dicendo chao e lui ha detto Arrivederci, ehm hasta luego. Al suo Arrivederci io ero giá fuori dall'ascensore e gli ho detto entusista Arrivederci? sei italiano! e lui: anche tu? Sì, noi siamo italiani. E la sliding door si è chiusa rapidamente.


Caro diario,
spero di reincontrarlo in ascensore.
Ah! E Caro diario, Moretti mi è sembrato così italiano.




martedì 28 luglio 2009

Il profilo con cui ho aperto questo blog nel luglio 2007

Da quando ero bambina la gente si ferma a guardare i miei grandi occhi neri. Nelle fotografie in bianco e nero che mi faceva lo zio acquisito, quegli occhi non mi sembrano così grandi, ma in essi risplende una luce insolita. Quando mi guardo allo specchio oggi, attorno ai miei occhi vedo minuscole rughe quasi impercettebili. "Il ragazzo" il giorno di Pasqua, mentre eravamo sull'orlo di una scogliera a picco sull'oceano atlantico, mi ha detto: "You have a beautiful glance". Così dicendo scattava foto ai miei occhi soltanto. Quando guardo quelle foto, inorridisco. I miei occhi di un colore nocciola chiaro con pagliuzze verdi cangianti sono circondati da una pelle oltremodo porosa, punteggiata di rosso e su cui spuntano, quasi timidi, improvvidi peletti ispidi attorno a sopracciglia mal depilate. È il ritratto di me. Grande bellezza e talenti non comuni in mani incapaci all'organizzazione e alla gestione, ribelli alla normalità. Tutto questo in uno sguardo, lo stesso da trentun'anni.

giovedì 23 luglio 2009

Io tutte le mattine mi mangio un cruasán de chocolate, che poi in realtá è con la nutella, l'unico cruasán con la nutella che si trova a Barcellona...

sottotitolo: e io l'ho trovato

Invece un anno fa un libro ha trovato me. Me l'ha regalato la mia amica Pinta, muy muy linda, la quale trovatasi a passare per Barcelona pensò bene di comparmi questo libro. Lo que pasa es que io finora questo libro non l'avevo letto. Voglio dire, un libro in spagnolo, in spagnolo rapido e gergale... in un periodo in cui leggevo poco e facevo sport. Caso vuole che ora faccio meno deporte e leggo di piú e che mi sia ricordata, hace dìas, que avevo ancora questo libro che mi aveva regalato Pinta. Fatto sta che io leggo sobretodo in metro, perché poi si sa se in metro non si vuole diventare scemi guardando i piedi della gente, o i peli della gente (che è peggio) o bambini moccolosi o 50 ventenni vestite a festa o 30 barbuti un poco luridi, si sa, la cosa migliore è leggere. Anche perché altro tempo per leggere non è che lo avrei.
E allora io ho preso il libro e me lo sono messo nella borsa del pranzo. E lo so che state pensando, ma no non si è unto di pollo al vino né di riso con spinaci e lomo. Peró sì che ci stava bene nella borsa del pranzo in cui c'era anche un cruasán, non quello con la nutella, no, perché in questi giorni voglio scendere la pancia o panza che dir si voglia e allora il cruasán lo prendo normál.
E insomma sì, il libro parla di cruasán. Perché lo mejor que le puede pasar a un cruasán es que lo unten con mantequilla, che poi a me il burro non mi piace nemmeno. Pero non è questo che conta, quel che conta è che io en el metro mi diverto un montón, leyendo a Pablo Tussot.